Petricore

Sopravvivono arterie di pensiero
e qualche povera cellula spersa
qua e là, da farne insperate alleanze
contro avversi pronostici.

Disegno mappe per terre di mezzo
interiori lande e diurne convalide
alle forze, cerco radicalità estinte
sul finire d’un’estate,
quella parte di me salita nel camino
di quand’eravamo semplici all’arrivo
del petricore d’agosto, atteso preludio
a un’invalidante afa morente.

Respirano ancora le pelli solinghe
al tornante venticello serale,
diverrà qualcos’altro, come un muto dolore?
Spulcia invaghito tra carte interiori
alla ricerca di nuovi motivi
devastando prati di legittima speranza,
dovremmo dargli qualcosa da fare
ordine e ragion d’essere
mentre bruca sereno alla luce di lumini solari
erbette di memoria a sprazzi
nelle praterie dell’altr’ieri,

il resto della casa, intanto
non proferisce parola,
attende il risolto su taccuini di viaggio
intorno alla mia stanza.