Acque

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Attenderò il ritiro delle acque
nella mia seconda casa, sull’altura
rifugio per generazioni a venire.
Organizzeranno visite guidate
con batiscafi di memoria
presso città sommerse
e monumenti senza più piccioni
ma pesci e meduse
a ricordare guerre di terra
di passati mondi asciutti.

– video correlato –

“Acque”, Francesco Guccini

84 Charing Cross Road

… in una società dove imperano l’immagine e la presenza costante e non richiesta di certi individui discutibili, la ricostruzione di una mappa interiore dell’altro tramite le parole sembra quasi una sfida anacronistica.

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Elenco (forse incompleto) dei libri citati in un film del 1987 intitolato “84 Charing Cross Road”, diretto dal regista David Hugh Jones, e tratto dall’omonima raccolta epistolare di Helene Hanff. Un bel film che tutti i bibliofili dovrebbero vedere. A colpire di questa pellicola è l’intenso rapporto a distanza che si viene a instaurare nel corso degli anni tra una esigente lettrice-scrittrice statunitense (Anne Bancroft) e un libraio inglese (Anthony Hopkins). Protagonisti muti di questa mediazione sono ovviamente i libri: la capacità tipica dei libri di connettere mondi e tempi separati, viene utilizzata nella realtà da un’amicizia tenera ed epistolare che supera l’oceano e le epoche. Un’amicizia che in alcuni punti sembra sfiorare l’amore platonico.

Non è importante il “conoscersi” di persona (la scrittrice e il libraio non s’incontreranno mai);  ciò che conta è l’intesa mediata dalle parole, dalle lettere. Non importa se conosciamo l’autore di un libro (cosa significa…

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Buonanotte

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Ci siamo piantati sulla terra
e abbiamo dimenticato il cielo,
il nero notturno trapunto di luci
che era presagio a partenze
– alcune già spente da tempo –
ha lasciato il posto
a stanchi sonni distratti
ripetuti senza clamore
calando ogni sera
sul mondo sveglio altrove
palpebre di finestra
e vaghi saluti augurali.

* i primi due versi sono tratti da
“Walden o Vita nei boschi” di H. D. Thoreau

25 anni di “Fantascienza Umanistica”: intervista ad Antonio Scacco

È venuto a mancare Antonio Scacco, direttore della rivista Future Shock, che ho intervistato anni fa… quando mi occupavo di “cose” sci-fi… Ciao Scacco, che la terra ti sia lieve!

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In occasione del venticinquesimo anniversario della nascita di Future Shock, rivista ideata e curata da Antonio Scacco, ho pensato di realizzare un’intervista per cercare di fissare i punti salienti di una concezione particolare della fantascienza che non poche polemiche ha suscitato in passato e continua a suscitare tra gli operatori del settore (editori, scrittori) e all’interno del fandom.

Si tratta di un’intervista che ha affrontato una gravidanza piuttosto lunga (come lunga è la stessa intervista: ben 20 domande!) a causa della afosa pausa estiva e di altri impedimenti personali… Ma alla fine il traguardo è stato raggiunto e, mi permetto di aggiungere, anche in maniera soddisfacente: ho voluto realizzare un’intervista “chirurgica” e non il solito superficiale botta e risposta agile nella lettura ma del tutto inutile da un punto di vista conoscitivo. Le risposte di Scacco sono esaustive e ricalcano fedelmente le idee coltivate in questi venticinque anni…

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Roghi

Dedicato ai ragazzi della libreria Pecora Elettrica di Centocelle, Roma…
(tratto da “La bistecca di Matrix”, ed. nugae 2.0)

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<<A questa frase (“Vedi un uomo senza passato”, n.d.b.) potrebbe essere contrapposto l’incipit di un fondamentale libro di fantascienza, “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury, nel quale l’autore ricostruisce magistralmente un sentimento antitetico a quello espresso da Huxley e appartenente a una futura società videodipendente, molto simile alla nostra, talmente disinteressata all’insegnamento derivante dai libri, da bandirli per legge e incendiarli sistematicamente: “Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. […] …mentre i libri, sbatacchiando le ali di piccione, morivano sulla veranda e nel giardinetto della casa, salivano in vortici sfavillanti e svolazzavano via portati da un vento fatto nero dall’incendio.”

Impossibile non cogliere il riferimento alla famigerata “Notte dei cristalli” nella Germania nazista del 1938: durante il pogrom della notte tra il 9 e il 10 Novembre di quell’anno, oltre alle decine di ebrei uccisi e alle migliaia…

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Ricordi atomici

Tratta dalla raccolta “Nessuno nasce pulito” (ed. nugae 2.0 – 2016)…

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Sono un invito al viaggio

i commenti negativi

di chi non lascia a casa l’io,

particelle prestate alla storia

e sopraffatte dal logos.

Se ritroverete la memoria persa

non riconsegnatela a questo corpo.

I nostri atomi riciclati

hanno già visitato in passato

luoghi che definiamo sconosciuti.

Frammenti ereditati per caso entrano

in vibrazione dinanzi a tracce familiari.

Lacerati dall’irrilevante,

è difficile rassegnarsi al fatto

di essere appartenuti al mondo.

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Walden

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Il camposantiere

Durante le soleggiate giornate di primavera lo si poteva facilmente incontrare al cimitero, sotto un cipresso o seduto su una vecchia lapide, mentre leggeva i suoi libri… Non era un becchino e né tanto meno un fantasma.

Sembrava, tutt’al più, una spensierata coccola caduta per caso tra il silenzio dei morti e il profumo dei fiori. Lieto di abbandonare il clamore dei vivi, s’immergeva nella forzata indifferenza dei defunti con i quali condivideva rancori e speranze.

Macabro “Walden” di un Thoreau di città.

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La Guerra dei Mondi

Accadde il 30 ottobre 1938…

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“La guerra dei mondi”

di Orson Welles

Per alcuni rappresenta un episodio “classico” nella storia dei media; per gli “scienziati dell’anima” è stato uno degli esperimenti più riusciti, su larga scala e mai eseguito prima, sulle nevrosi collettive; per gli amanti del teatro, una performance dal realismo sconvolgente. Ed infine, per il mondo dell’informazione, un chiaro esempio di possibile manipolazione della notizia.

Fatto sta che quando la trasmissione andò in onda, descrivendo un immaginario sbarco dei marziani nel New Jersey, si verificò un fenomeno straordinario di schizofrenia collettiva a livello nazionale e quella che doveva essere un’interpretazione teatrale trasmessa via radio divenne il notiziario più equivocato della storia!

“La guerra dei mondi” di Orson Welles (libero adattamento radiofonico dal racconto War of the Worlds di H. G. Wells) non è un libro, se con questo termine intendiamo andare al di là del foglio stampato, ma uno strumento cartaceo

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Wall

A trent’anni dalla caduta del Muro…!

[tratta dalla raccolta “Nessuno nasce pulito” (ed. nugae 2.0 – 2016)]

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Copia di Foto2053

Muro di capricci politici e divisioni studiate

di famiglie separate nella notte, cemento di stato

padre a est, madre a ovest, speranza senza bussola

una mano tra il filo spinato saluta lontano

non lascia tracce sulla sabbia rastrellata,

muro di fredde guerre

da riscaldare al sole mortale dell’atomo.

Muro contro muro

abbattuti da fallimenti ideologici

e da colori ragazzi

mescolati dai fari assassini

di sentinelle devote,

da traballanti economie

e lunghe file per l’aria.

Un tricolore francese

 su vecchie mura nemiche

e un leitmotiv marsigliese

segnano nuovi giorni

di dolore e sangue,

e nuovi mattoni

per moderne paure

a oriente del progresso.

Pensieri ribelli dipinti

e lasciati fiorire sul Muro del potere,

da luogo bizzarro della storia

a meta turistica.

Un filo d’umana follia

unisce le diverse forme

dell’assurdo

tra un selfie e un currywurst.

(immagine: Muro di Berlino – East Side Gallery,

novembre 2015 – foto by M. Nigro)

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“La speranza ai tempi del colera”, da Pomeriggi perduti

a Gabriel García Márquez

tratta dalla raccolta “Pomeriggi perduti” di Michele Nigro (edizioni Kolibris, 2019); prefazione di Stefano Serri

“La pace che regna”, di Cesare Pavese

“La pace che regna” (1935), di Cesare Pavese: poesia tratta dalla raccolta “Poesie del disamore” (Einaudi, 1968) – capitolo: “Altre poesie degli anni 1931 – 1940”

Lettore: Michele Nigro

Passages

Washing and drying day by Jeffrey T. Larson

Riconosciute tra volti adulti
le bambine con cui giocavo
oggi sono mogli e madri,
non ricordiamo più i nomi
e gli acerbi giochi di vita,
le osservo da lontano
mentre raccolgono, annusando memorie
sparse nell’aria estiva
i panni asciugati
dal sole del tempo che passa.

I loro figli, quasi sullo stesso punto ereditato
si trastullano nel vento caldo con nuovi compagni,
rinnovata carne da cannone
per altre guerre esistenziali.
Un giorno, forse
dimenticheranno gli uni
i nomi degli altri,

sulle nostre povere storie
vola in alto indifferente
una lenta coppia di nibbi reali.

(immagine: Washing and drying day,

Jeffrey T. Larson)

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Guido Davico Bonino e “La letteratura fantastica italiana”

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Si è rivelato interessante e piacevole fin dalle prime battute l’excursus proposto il giorno 27 ottobre 2011 all’Università di Salerno dal prof. Guido Davico Bonino sulla letteratura fantastica italiana: una tematica che è stata curata in maniera sistematica dagli italianisti del nostro Paese solo a partire dagli anni ’20 e ’30 dello scorso secolo.

La “cicalata” sul fantastico italiano – come ha ribattezzato lo stesso Davico Bonino la sua dotta relazione – è partita da quelli che potremmo definire gli albori e non si è limitata a un’analisi ‘locale’ del genere letterario ma ha preso forza dall’inevitabile considerazione delle esperienze europee e mondiali che di seguito hanno influenzato positivamente gli autori italiani.

Sin dal ‘500 singolari scrittori hanno espresso la loro capacità creativa nell’ambito del fantastico.

Il primo nome illustre a cadere nella ‘rete’ del relatore è stato quello di Giovan Francesco Straparola (1480-1557?) che con la sua raccolta…

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Le parole sono importanti!

Ci si accorge che una frase per noi lineare e semplice da comprendere, assume nella mente del prossimo una conformazione a cui non avevamo pensato, un significato complesso o addirittura diametralmente opposto al pensiero che l’ha generata. Ma allora il linguaggio e la letteratura che deriva dal tentativo plurisecolare di ordinare il linguaggio sotto forma di segni, non sono nient’altro (si fa per dire) che il risultato di un incontrollabile equivoco interpretativo?

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A volte l’interpretazione soggettiva di una frase o di una singola parola può creare equivoci o deduzioni personali senza fine. Qualcuno di voi potrebbe obiettare che in realtà non esiste un’interpretazione oggettiva ma solo quella soggettiva ha un futuro nell’economia delle relazioni umane. No, amici miei, la mia non è filosofia: è vita pratica. Partire dal presupposto che le parole siano fisicamente limitate e confinate solo quando sono stampate è già di per sé un atto di ingenua presunzione: anche il testo scritto è fluido, libero, ribelle, incontenibile, riciclabile, reinterpretabile, modellabile, adattabile… Soggettivamente adattabile. Chi legge lo sa e lo sa anche lo scrittore intelligente che non si chiude nel suo castello fatto di personaggi apparentemente inattaccabili. Figuriamoci poi la parola parlata, sonorizzata, quella che usiamo tutti i giorni non per relazionare dinanzi a un’assemblea di filologi e glottologi, ma la parola quotidiana che adoperiamo quando andiamo a fare la…

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Il confine prescelto

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Costruzioni semplici, pietra e metallo
refrattarie alla fama di storici moti
di terra che ammazza
con ferri esposti, fratture lente
fuori dalla carne di calce,
arrugginite dal tempo
tra malta e mattoni rotti
offrono riparo a esserini piumati
da brevi voli di speranza campestre,
ritocchi alla buona, pensati con fede
senza scalfire le amate decadenze,
sotto tetti aperti al creato
un favo pulsa d’ali
minaccioso come un fortilizio
alla vigilia di battaglie
nel deserto di volute quietudini.

Puntuale il fumo sereno di una locanda
sfida le nubi regine d’autunno,
macchie di corvi
a gruppi dispettosi
disturbano le inutili antenne
dell’uomo televisivo.

La sera accoglie l’innocenza cercata
i colori desiderati prima del buio,

è troppo facile, ogni volta
chiedersi cosa ci facciamo
su questo confine anonimo
tra le regioni dell’esistere
di noi pendoli amorali.

Perché non bisognerebbe partecipare a concorsi letterari a pagamento, o a nessuno di essi.

Rileggo, riconfermo fortemente e rilancio…

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“… non si può partecipare
subito a un concorso di poesia
che idea
intitolarla ‘apnea’
vale un primo posto…”

(“Il pescatore di asterischi” – Samuele Bersani)

 

Chi si appresta a scrivere il seguente post, in passato, ha partecipato a numerosissimi concorsi letterari comprendenti la cosiddetta “quota di partecipazione” o “tassa di lettura”, preferendo di gran lunga la prima definizione, anche se l’effetto è lo stesso, dal momento che viviamo in un paese i cui abitanti sono già abbondantemente tassati da chi governa e non c’è bisogno di esserlo anche in ambito culturale e creativo. Sempre lo scrivente gestisce un “servizio di recensione a pagamento” (ATTENZIONE: servizio non più attivo dal 19/08/2017, n.d.a) e quindi, prima che qualche detrattore di professione metta in evidenza questa sua presunta contraddizione, ci terrebbe a distinguere i due momenti “pagati”: mentre una recensione è caratterizzata da un rapporto privato tra recensore e…

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Di che morte sorridere

Dedicata postuma a un “amico” e alla sua sposa, che davano lezioni sull’amore e sulla vita di coppia, oggi divorziati!
Perché io so aspettare…
(tratta dalla raccolta “Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0 – 2016)

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Gli arroganti sberleffi esperti

di amorose coppie dal passato

s’infrangono in ritardo sui vetri spessi e veri

di un nuovo sentire.

Umile e forte è la luce

emanata dal fortuito incontro

di anime incomplete,

assetate di comprensione.

In silenzio, senza clamori

nutro questa creatura complessa

concepita da lente coscienze libere

e bisognosa di cure clandestine,

mentre un oceano di parole elettriche

accoglie i dolci vagiti dello stupore.

E ora ditemi pure di che morte morirò!

Sono pronto a sorridere e perdonare.

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Macchie

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Ho raschiato, ammorbidendole col sudore
le gocce di vernice verde
cadute per sbaglio durante il lavoro,
ora il pavimento è quasi tutto lindo
come se fossimo tornati indietro
agli anni settanta dell’innocenza.
Si alternano zone pulite
ad altre rimaste sporche,
presto le prime, insolite
saranno di nuovo sudice.

Il tempo, il sole, la polvere nel vento
come le risposte attese da Dylan
gli insetti morti, la pioggia che lava l’aria
le cattive notizie dal mondo
il mio passeggiare aspettando l’acqua
simile a un pittore in cattività,
e il bianco tornerà ad essere grigio
perché questa è la condizione ideale
per scrivere della nostra decadenza.

(immagine: Saul Steinberg)

Torneremo ancora? Purtroppo sì…!

Volevano farlo passare come il “brano dell’addio” (ma addio da cosa? da chi? dalle scene? dalla vita? ‘quale’ vita? dai “fan”? addio dagli asparagi che danno un certo odore all’urina? addio dai “clamori nel mondo moribondo”? Magari!) e in effetti lo è – un addio – anche se già aveva fatto “Testamento” ma eravamo troppo presi dal saltellare sotto il palco per accorgercene (e accettarlo); anche se il Maestro (odia sentirselo dire, ma tant’è!) Franco Battiato respira ancora e addirittura in alcuni video casalinghi si muove addirittura (con stratagemmi simili a quelli del film “Weekend con il morto”?) e sembrerebbe parlicchiare col vicino (forse sussurrandogli “Lei non ha finezza, non sa sopportare l’ebbrezza…”?). Cosa dica (o meglio ‘pensi’; ma pensa ancora?, qualcuno s’è chiesto. Ma cos’è il pensiero? È organizzarsi per la spesa e i tour da fare o assestarsi su differenti livelli di “presenza” per noi incomprensibili?. Non lo sapremo mai perché “questo” non fiata, non ci guida più, non ci dice come dobbiamo vivere! Non si fa così, Franco!) non ci è dato saperlo da un certo periodo oscuro a questa parte, nonostante i flash mob sotto casa sua per stanarlo tipo “Catch the fox” di Den Harrow.

No tranquilli, non starò qui a stonarvi ulteriormente blaterando di sciacallaggio commerciale, di infime amicizie striscianti, di calzature col rialzo, di angolazioni fotografiche per coprire l’indicibile, di silenzi telefonici (dopo i vergognosi – e inutili come la sua arte – silenzi televisivi di Celentano, vogliamo scandalizzarci per gli autorevolissimi silenzi di Battiato? Suvvia!) o di omissis familiari al limite del sequestro di persona.

Le groupies più accaldate volevano coinvolgere persino la Sciarelli di “Chi l’ha visto”, la quale si è vista costretta a replicare, dopo varie insistenze, dichiarando: “trattiamo solo casi di persone effettivamente scomparse e che non compaiono in video recenti in cui discutono con tecnici del suono o armeggiano con le bozze della copertina dell’album che sono stati ‘costretti’ a pubblicare!”.

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Vorrei solo rovinare un pochino l’atmosfera romantica e giustamente commovente che si è venuta a creare intorno all’inedito “Torneremo ancora”. Come chiese Maurizio Costanzo al mitico Califfo quando uscì l’album “Non escludo il ritorno”: <<… è una minaccia?>>. E sì perché quel “torneremo ancora” non ha – ahimè – il sapore di una speranza discografica o tournistica, di una promessa fatta agli estimatori, ai “fan” con i palloncini a forma di cuore che lo attendevano facendo le fusa a fine concerto, no. Quel “torneremo ancora” è la constatazione definitiva di una “prassi spirituale”, la dichiarazione finale (per chi non l’avesse ancora capito nonostante gli anni passati a seguirlo in ogni dove) intorno a una condanna: la nostra; è la descrizione della misera condizione umana, dell’anima dell’uomo – in quanto specie senziente – costretta a reincarnarsi di corpo in corpo, a saltellare da un corpo a un altro (se vi va bene) simile, oppure in un tubero concimato con la cacca o in una pietra su cui vanno a pisciare i cani! A trasmigrare chissà per quanto tempo “fino a completa guarigione”, canterebbe il Nostro, ovvero fino alla liberazione da una materialità che ci tiene legati a questa – diciamocelo! – stancante ciclicità.

Continua a leggere “Torneremo ancora? Purtroppo sì…!”

Attraversando il bardo, sguardi sull’aldilà

… la consapevolezza di possedere una mente che “non ha inizio” (e che di conseguenza non ha un termine), che siamo in interazione col tutto, che la morte non è la fine ma un’opportunità straordinaria di conoscenza ed è una festa per l’anima, sono verità che la nostra cultura materialistica da sempre mantiene a una certa distanza, e che al contrario potrebbero donarci già in vita un’autentica pace interiore.

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Questo libricino di Franco Battiato rappresenta la raccolta di tutti i testi ascoltati nell’omonimo documentario in dvd: rileggere con i propri occhi quello che è stato ‘detto’, però, ha un altro effetto. Pur essendo un libro semplice, essenziale e strutturato in maniera elementare, “Attraversando il bardo” (sottotitolo: “Sguardi sull’aldilà”) sorvola un argomento potentissimo e che riguarda ogni essere vivente, e in particolar modo l’essere vivente cosciente: la morte. Al di là delle credenze religiose, degli approcci filosofici, della predisposizione all’esoterismo, del proprio essere atei, agnostici o credenti, quello che colpisce di questo libro/documentario è il coraggio dimostrato nell’accostare, sul versante escatologico, due mondi tenuti separati troppo a lungo: quello della spiritualità e quello della scienza. Un certo tipo di ricerca ‘trasversale’ esiste da tempo: da decenni un manipolo di “fisici hippie” (per dirla alla Kaiser David) e di uomini in cerca di Dio, tentano di percorrere un cammino comune…

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