Breve intervista a Francesco Innella

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Breve intervista a Francesco Innella

a cura di Michele Nigro

 

Come è nata l’idea di “Poetici Ritrovamenti”?  

Volevo pubblicare una raccolta dei miei scritti poetici più importanti da inserire in un unico volume. E iniziando a rileggere le mie raccolte, fui colpito da Questi miei versi, la prima in assoluto, pubblicata nel 1982 e da Aenigmata del 1991. Queste due raccolte in effetti rappresentano entrambe la mia iniziazione al poetare. Ciò che mi ha spinto alla poesia è stata essenzialmente la solitudine che io ho inteso sempre come rifugio interiore, ma anche la sofferta ricerca della mia identità interiore. I miei versi trasmettono il senso di estraniazione e di alienazione dell’uomo contemporaneo e testimoniano la mia sofferta distanza dal mondo contemporaneo, dove la poesia è divenuta sempre più marginale nel contesto culturale italiano.

Quant’è importante secondo te ritrovarsi, recuperarsi, rileggersi, a volte rinnegare ciò che si è scritto e autocensurarsi? 

Attività fondamentale del poeta è la rilettura dei propri testi. Avere l’umiltà di riconoscere di aver fatto un buon lavoro poetico, o di non aver raggiunto dei buoni risultati. Dobbiamo piacere a noi stessi prima di pubblicare. Ritengo che una riflessione, una sorta di autocritica, sia fondamentale per il poeta e la sua poesia.

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Nota a “Kolektivne Nseae” di Ivan Pozzoni

Nel primo dei due dotti piccoli saggi che “preparano” il lettore e introducono la raccolta poetica intitolata “Kolektivne Nseae” (Ed. Divinafollia, 2024), l’autore Ivan Pozzoni ci mette in guardia nei confronti di una “malattia letteraria” (forse anche sociale?) che egli definisce – tirando in ballo persino Dante e Cartesio, e in seguito Bene e Fo – “ipertrofia egopatica dell’io lirico dell’autore” che ha annullato nel corso dei secoli qualsiasi possibilità di diluizione dell’io del poeta in una poesia del noi, intrisa di una quotidianità riguardante tutti – quella che i più audaci chiamano “poesia universale” – e conseguente sublimazione/riduzione dell’esperienza personale… L’io del poeta prevale, invece, in ogni angolo del testo, fregandosene del pubblico che di fatto “muore” (ci si legge, sostanzialmente, solo tra poeti!) e di preservare l’universalità del linguaggio. Muore il pubblico ma muore anche la critica che si è arresa dinanzi all’ipertrofia denunciata dal Nostro.

Premesso che non esiste testo, né poetico né narrativo, senza un “io” (gli utopisti della “poesia impersonale” hanno prodotto solo robetta insipida!) che anche indirettamente dia forza al e informi il messaggio contenuto nel testo stesso, Pozzoni – “menestrello combattente” che sfida i “barbari balbuzienti rintanati in tv” – propone come terapia d’assalto una propria, personalissima, “ipertrofia” poetica che aspirerebbe a essere universale e non egotico-narcisistica, come quella oggi in circolazione che ha di fatto annichilito il “noi lirico empatico”. E in non pochi punti della raccolta Pozzoni riesce nell’intento utilizzando un linguaggio apparentemente, e solo a una primissima lettura, occupato dell’io autoriale, ma che a ben vedere è intriso di mondo, dei fatti del e dal mondo.

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Nota a “Poetici ritrovamenti” di Francesco Innella

In Poetici ritrovamenti, Innella ritorna sui propri passi fatti di versi, perché il camminamento dell’esistenza è accompagnato da una poetica che ne vorrebbe fissare la cronistoria e il ritmo, le rilevazioni filosofiche e le angosce, le umane bassezze e le verità nascoste alla maggioranza delle persone incontrate… Unendo in “matrimonio editoriale” due sue passate raccolte – Questi miei versi (1982) e Aenigmata (1991) – l’autore lucano, di origini materane ma residente a Battipaglia, si ripercorre in cerca di se stesso, delle impressioni avute in questa vita (per dirla alla Battiato) e racchiuse in “conchiglie sparse sulla riva del mare”.

Nei versi di Innella, poeta che “conosce la solitudine del verso”, alberga un conflitto esistente tra lo stupore dell’esserci, per quegli elementi naturali che accompagnano l’osservatore nel suo vagare terreno, e la ciclica angoscia che ogni essere vivente riceve in eredità al momento di venire al mondo (“l’ostilità del mondo che viene”).

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Nota a “Un tempo minimo” di Selene Pascasi

Sembrerebbe che Selene Pascasi nell’ultima silloge “Un tempo minimo” (Eretica edizioni, 2024) sia riuscita ad asciugare ulteriormente i suoi versi per ottenere, o confermare, una poesia che “rasenta schiva le idee”, che si consegna al mistero della vita e quindi all’indicibile, per abbracciare la sintesi urgente di chi ha conosciuto il dolore della perdita, la morte, l’assenza costante che lacera e non dà tregua… Il ritmo ormai è quello sentenziale e in alcuni tratti lapidario dei salmi biblici; l’essenzialità del verso si rivolge a verità alte con passaggi che non ricordano più dinamiche terrene, pur prendendo spunto proprio da vicende umane, familiari, private; e andando a smentire l’allarme lanciato da alcuni critici per quanto riguarda la perdita di universalità da parte di una consistente porzione di poesia moderna troppo concentrata sull’ombelico dell’Io. Un'”asciugatura” del verso come se ci fosse il timore di perdere l’aggancio con l’infinito a causa di divagazioni non più richieste; il primo verso della raccolta è “Canto la cenere…”: ormai certi dolori, seppur presenti, hanno assunto la forma “incenerita”, compatta, mai rassegnata o spenta, di un caos calmo che solo il tempo e le fisiologiche metamorfosi interiori possono creare in chi scrive. I ricordi hanno finalmente conquistato un loro ordine nella piramide esistenziale: forse l’amore per la vita che continua può ancora mettere le cose al loro posto nonostante la memoria assillante e quotidiana di chi non c’è più; la speranza può sicuramente avere qualcosa da dirci e darci perché “Andare non è perdersi” ma è solo “nascondersi nel tempo”, e perché “l’amore è fatto di attimi / che vivono migliaia di anni”; forse si può alla fine fare pace con Dio, con se stessi… lasciandosi curare “con garze di eufonia”: la poesia – anche se spesso “inciampa / nelle vene del tempo” perché in fin dei conti è prodotto umano legato alla finitezza del tempo -, come la preghiera, è l’unica via per tornare all’indelebile che c’è in ogni esistenza. Solo così si può avere ragione sulla morte, e assolverla.

Michele Nigro

UN TEMPO MINIMO

Sarà un tempo minimo
sfuggito all’universo
a dichiarare carità.
– mi credi?
Estranei di pelle
sapevamo amarci
come lettere inattese.
– ricordi?
Non rendermi ciò
che conservi di me.
Cedilo al respiro.

In disordine sparso…

In disordine sparso…:

“Poesie minori. Pensieri minimi” vol.1
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“Elegia del confino”
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“Esperimenti”
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“Nessuno nasce pulito”
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“Anarcometaverso”
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“Pomeriggi perduti”
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“Carte nel buio”
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Su “Elegia del confino” di Michele Nigro, intervista a cura di Davide Morelli

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Su “Elegia del confino” di Michele Nigro, intervista a cura di Davide Morelli

  • In cinese crisi significa sia problema che opportunità. A mio avviso tu hai scritto questo ottimo libro in pandemia, pur riconoscendo la tragicità del periodo ma cogliendo pienamente l’opportunità per poter meditare e creare. Che ne pensi?

Come ho specificato nella nota d’autore posta alla fine del volume, questo libro non è nato durante o in conseguenza della pandemia: è solo per una fortuita coincidenza cronologica se la stesura è cominciata a gennaio del 2021, subito dopo l’annus horribilis, ma il suo concepimento risale a tempi non sospetti, prima del distanziamento imposto da esigenze epidemiologiche. Pur rispettando chi in quel tragico periodo ha perso la vita, devo dire che il termine ‘opportunità’ è quello che meglio riassume lo spirito di questa mia pubblicazione: cogliere l’opportunità, in qualsiasi momento della nostra esistenza – anche ora che non siamo più in lockdown -, per meditare su alcuni aspetti dimenticati del vivere… Ma per farlo bisogna riconquistare la capacità di realizzare un certo “distanziamento naturale” da non confondere con la misantropia.  

  • Come è nata l’esigenza interiore di scrivere un prosimetro? 

Il prosimetro dal punto di vista formale ha reso possibile un’alternanza di voci e quindi di ritmi e di atmosfere che non avrei ottenuto se avessi scelto la sola prosa o pubblicando semplicemente una raccolta di poesie. Avevo a disposizione su dei taccuini alcuni anni di scritti diaristici in prosa (da “tradurre” in una forma pubblica partendo da considerazioni private tipiche di un diario) e una sostanziosa quantità di poesie ispirate al tema del libro che avevo in mente e al territorio in cui è stato concepito. Direi che il prosimetro non era tra le mie primissime intenzioni ma in seguito è stato quasi naturale scegliere quel genere letterario.

  • In letteratura sono scritti tanti prosimetri. Potresti spiegare in cosa il tuo prosimetro è simile ad altri e in cosa è differente? 

È vero, in letteratura il prosimetro, pur essendo un genere piuttosto raro, è abbastanza presente con esempi autorevoli, partendo dall’antichità fino ad autori relativamente recenti (penso a Campana, Tolkien…), ma non oso andare alla ricerca di differenze o analogie con i grandi del passato sia per pudore sia perché ne uscirei malconcio. Dico solo che l’amalgama tra narrazione e parte poetica è un fattore imprescindibile in qualsiasi periodo storico: sono figlio di quest’epoca, la mia prosa e i miei componimenti poetici sono frutto del linguaggio di questi tempi, ma nel passaggio formale tra prosa e poesia non si dovrebbe mai avvertire la presenza di un “gradino” che faccia inciampare il lettore; come hanno rilevato alcuni beta lettori prima della pubblicazione di “Elegia del confino”, nel mio prosimetro non c’è soluzione di continuità tra prosa e poesia. E questa valutazione, come è facile intuire, mi ha incoraggiato nel continuare la stesura del libro. Tuttavia, devo ammetterlo, non mi dispiacerebbe la definizione di “prosimetro postmoderno”, sia dal punto di vista stilistico che “filosofico”: riutilizzare un genere antico per parlare ai contemporanei.     

  • Come ti poni nei confronti del genere della poesia in prosa?

È un tipo di ibridazione che non mi ha mai convinto del tutto. Nel senso che a mio avviso quello della poesia in prosa è un campo minato, per attraversarlo occorrono strumenti sensibilissimi perché il margine in quel caso è sottile: ci sono prose che contengono più poesia di un componimento poetico, così come ho letto poesie che forse avrebbero dovuto avere fin dall’inizio la forma della narrazione. Nel caso di “Elegia del confino” avrei potuto scegliere una di queste forme ibride e invece ho voluto ribadire la separazione tra i due generi. Per la parte in prosa ho utilizzato una voce narrante impersonale (ho voluto annichilire l’io, come direbbero i poeti di ricerca), quasi come se lo sguardo che si è posato sui miei diari appartenesse a un’entità terza; invece le poesie sono quasi tutte in prima persona o comunque con una voce più intima: in quel caso sono proprio io a “parlare”, a intervenire. E mi è piaciuto realizzare questa alternanza.   

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Nota a “Padre Nostro” di Massimo Ridolfi

Raccomanda Rainer Maria Rilke in Per scrivere poesia (da I quaderni di Malte Laurids Brigge): “… Ma anche accanto ai moribondi bisogna esser stati, bisogna essere rimasti vicino ai morti nella stanza con la finestra aperta e i rumori a folate.” Se per alcuni potrebbe risultare inappropriato fissare su carta la cronistoria sotto forma di poesia di un’agonia e dell’assenza imminente di un proprio caro, per un poeta è atto naturale, è sperimentazione sulla propria pelle di quel che un poeta normalmente fa nel quotidiano: prima assorbe e in seguito traduce in versi la realtà, tutta, non solo quella riguardante gli altri  – comodamente a distanza – ma partendo dal proprio dolore, dalle perdite più intime, dagli abissi che la vita ci mostra in casa, dai deserti che avanzano intorno a noi.

In Padre Nostro (ed. Letterature Indipendenti, collana “In questa Semi Eternità”, 2020), il poeta teramano Massimo Ridolfi, soprattutto nelle sezioni Lettere a mia madre, Lettere per un ascolto e Lettere agli amici, fornisce un esempio vivo di cosa significa distillare un dolore privato in versi pubblici, tradurre in una poesia diretta e comprensibilissima una perdita che colpisce l’intimità e la storia personale di chi scrive: perché la poesia del dolore non è sfogo casalingo ma si collega alla politica, alla storia del mondo, all’attualità, alla società e alla critica sociale; i canali sensoriali spalancati dalla tragedia riescono a vedere sfumature inedite, e a denunciarle, tra le pieghe dell’ovvio, di ciò che in altri momenti è considerato scontato.

No, il poeta non si isola nel suo dolore ma sfrutta il dolore per darsi al mondo, per risorgere a vita pubblica, come dichiara nel sottotitolo della raccolta, pur partendo da una condizione di naturale solitudine: nessuno può aiutarci a portare e a sopportare una perdita; ci si indigna e si leva un grido di protesta per una società ingiusta e prigioniera della burocrazia, si riesce persino a ironizzare sulle cosiddette istituzioni e su uno stato assente, ma alla fine ogni uomo sa – il poeta in modo particolare – che deve salvarsi da solo e lottare – rifiutando ogni compromesso – contro nuove dittature e vecchi meccanismi incancreniti. Contro il potere ipocrita e che nasconde verità, il poeta contrappone le sue verità, quelle genuine e quotidiane, che nascono da sentimenti su cui è impossibile barare, ma “se volete sentir parlare / di verzure e di viole / dovete rivolgervi altrove”. Certo, la poesia è preghiera, anche quando potrebbe sembrare bestemmia o ribellione verso un dio che non aiuta; alla fine ci si aggrappa alle cose concrete, alle persone che ci sono, agli affetti che puoi vedere e toccare. La poesia come dichiarazione di un’antimetafisica urgente e necessaria; solo la parola può cristallizzare e forse nel tempo calmierare le crude verità di un dolore che sovrasta: prendere appunti mentre muore una madre non è dissacrazione della morte, anzi è sacralizzazione di quel fenomeno (riaprire e rileggere quelle pagine di diario estremo sarà ulteriore atto di coraggio necessario alla resurrezione); per chi ama la carnalità dell’esistenza, la morte, e ciò che la precede, è un insulto alla dignità della persona: la poesia ristabilisce l’ordine, fissa la tragicità del momento in versi che non osano abbellire l’attimo ma semplicemente sublimarlo, ricordarlo per onorarlo in eterno. Diventare cronisti di chi non può più esprimersi. La morte di un proprio caro risveglia da certi sopori; non può esserci primavera e quindi rinascita senza una morte aggiuntiva, la propria, quella dell’anima del poeta che assiste: il dolore smuove energie insospettate, dà il via a processi inimmaginabili e drammaticamente meravigliosi; il segreto è lasciar fare, vivere la trasformazione senza opporsi, ridarsi alla vita quando esistenza e dolore trovano un compromesso, un equilibrio.

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Come ricevere una copia di “Elegia del confino”…

Due sono i modi per ottenere una copia di “Elegia del confino” di Michele Nigro (ed. Letterature Indipendenti, collana “Corale di voci altre” – 2024):

  • ordinandola su Amazon: cliccando QUI!
  • richiedendola via e-mail direttamente all’Autore con dedica personalizzata e a prezzo calmierato (sconto del 15% sul prezzo di copertina riportato in Amazon; spese di spedizione INCLUSE): scrivendo a mikevelox@alice.it

Buona lettura

“Elegia del confino” su Certastampa.it

Ripropongo anche qui la nota di stampa preparata dal mio editore Massimo Ridolfi (Letterature Indipendenti) per Certastampa.it in occasione dell’uscita di “Elegia del confino”…

PER LEGGERE “ELEGIA DEL CONFINO”: qui!

EDITORIA: LETTERATURE INDIPENDENTI – CORALE DI VOCI ALTRE – MICHELE NIGRO – ELEGIA DEL CONFINO

Letterature Indipendenti, il progetto editoriale dello studioso teramano Massimo Ridolfi, apre ad altri autori e, facendo tesoro della sua personale ricerca sulla poesia italiana contemporanea titolata “Testo e Voce – Esperimenti di lettura poetica: dire poesia” (confluito su questa testata nella rubrica “CORALE: SETTIMANALE DI RICERCA SULLA POESIA ITALIANA CONTEMPORANEA”, sempre a cura di Massimo Ridolfi, Archivio: https://certastampa.it/191-rubriche/corale), iniziata il 29 ottobre 2019 e che troverà termine il 31 dicembre 2025, ricerca nata con l’intento di riportare la poesia alla musica di cui ogni parola che la compone è custode, inaugura la Collana “Corale di voci altre” – Collezione Poesia Italiana Contemporanea.

Massimo Ridolfi, ideatore e curatore della collana, dichiara:

«Nel gennaio scorso Michele Nigro, poeta campano ma di origini lucane, mi chiese se il mio progetto editoriale, Letterature Indipendenti, fosse aperto ad accogliere altri autori, essendo stato ideato esclusivamente per la pubblicazione, diffusione e promozione dei miei lavori. Invero, in passato altri autori prima di lui mi hanno posto lo stesso quesito.

Di primo acchito risposi appunto di no, che Letterature Indipendenti è solo il mio modo di liberarmi dalle grandi e piccole pastoie dell’editoria tradizionale, con la quale non ho proprio nulla da spartire in quanto il sottoscritto si occupa di Letterature Indipendenti dal mercato dal prodotto dal Capitale, in poche parole di ciò che non è facilmente vendibile – ma resta, soprattutto, sostanziale e strutturale esempio di una azione politica che invita tutti gli scrittori di valore a fare altrettanto con il fine di fare Letteratura e non più intrattenimento di massa o, peggio ancora, prestarsi al ruolo di burattino e marionetta in presuntuosi teatrini letterari tenuti da imbarazzanti personaggi nelle vesti di Mangiafuoco.

Poi, nel tempo di un secondo, mi si accese una lampadina: Ma, in realtà, mi sono sempre occupato principalmente del lavoro di altri autori, come critico, mi sono detto – tutto chiuso dentro lo spazio di una mente folle ma sempre desiderosa (la mia), con Testo e Voce, per esempio, studio che raccoglierò in volume nel 2026, al termine dei programmati cinque anni di ricerca.

E allora è a questo punto del mio sragionamento che ho deciso di dedicare una collana solo alla poesia italiana contemporanea: “Corale di voci altre”.

La collana prevede la pubblicazione di un solo volume l’anno perché, seriamente, non è possibile per nessun editore pubblicare più di un libro l’anno di poesia; vale a dire che non è possibile entrare e vivere nell’opera di un poeta per più di una volta l’anno, a meno che non ci si voglia ridurre a stampatori di libri invece che restare editori, soprattutto se si vuole proporre non semplicemente dei testi da leggere ma degli strumenti di studio, prerogativa principale di tutte le pubblicazioni liberate da Letterature Indipendenti sotto la mia severa e vincolante direzione; e gli autori che selezionerò saranno invitati da me personalmente a inviarmi la loro silloge, ai quali proporrò una bozza di contratto, che poi è quello che offro agli autori stranieri che scelgo di tradurre.

Ovviamente, sarò io a investire tempo studio e risorse sulle pubblicazioni nelle qualità di ideatore, curatore e titolare unico della collana “Corale di voci altre” e di Letterature Indipendenti, quindi non saranno richiesti agli autori, in alcuna forma, contributi di carattere economico.

L’unico obbligo cui dovranno rispondere gli autori che selezionerò, sarà quello di inviarmi un libro nel quale credono davvero.

E ritorno sempre alla poesia perché, delle arti, è la prima che salverei e porterei con me oltre la fine inevitabile di questo mondo: quando ci si avvicina alla poesia, che è una amante assai volubile perché richiede una assidua frequentazione, si ha come la sensazione che oltre non ci sia più nulla, che non ci sia nulla di più alto e misterioso di una poesia.»

La collana “Corale di voci altre”, che prevede appunto una sola pubblicazione l’anno, si inaugura quindi con “Elegia del confino – un diario in prosimetro” di Michele Nigro, già disponibile in esclusiva sulla piattaforma Amazon (link: https://amzn.eu/d/gy9lVl6).

Per la collana “Corale di voci altre”, seguiranno le seguenti pubblicazioni:
2025 “L’amuri nun avi tituli” di Gaetano Capuano;
2026 “I giardini di Cordova” di Dino Villatico.

In anteprima si pubblica di seguito la nota dell’autore contenuta in “Elegia del confino – un diario in prosimetro” di Michele Nigro, Letterature Indipendenti, Teramo, 2024, pp. 203-204.

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Fernanda Ferraresso su “Carte nel buio”

Grazie a Fernanda Ferraresso e a “Sentieri di Cartesensibili” per questa bella nota alla mia raccolta “Carte nel buio“… 🙏

Su “Became”, racconto ‘in fieri’ di Sandro Battisti: una nota pioniera di Barbara Anderson

Quella di seguito riportata è una recensione in anticipo sui tempi. Ne sono venuto in possesso attraverso vie collaterali e riguarda il nuovo lavoro di Sandro Battisti, ambientato nell’Impero Connettivo, che lo stesso autore sta ancora editando; la recensione alla prima stesura è a cura di Barbara Anderson, che redige recensioni sul conosciuto blog Les fleurs du mal, ed è una testimonianza in embrione di ciò che normalmente è precluso ai lettori: le bozze di lavoro. La particolarità di questa novelette è che inserisce nella saga dell’Impero Connettivo il concetto del sesso quantico, ovvero dell’estensione sessuale che si muove attraverso una quantità trascendentale di dimensioni postumane.
Lo scritto, Became, sarà pubblicato presumibilmente nell’inverno prossimo dalla casa editrice Delos Digital, nell’ambito della collana L’Orlo dell’Impero che racconta gli eventi dell’Impero post Premio Urania, riconoscimento che l’autore ha vinto nell’edizione 2014; a ognuno quindi il suo giudizio e, soprattutto, non vedo l’ora che la novelette venga pubblicata, così da leggerla. Immergetevi nei dettagli della Anderson, estremamente attenta e precisa nel descrivere le sensazioni, e buon hype
PS – Silvio Sosio, quante recensioni hai letto finora di bozze ancora da sistemare?
Barbara Anderson, farai anche una recensione al libro ufficiale, così da tracciarne le differenze?
Became, Sandro Battisti. A cura di Barbara Anderson
Quanto è complicato recensire un romanzo e una storia che ci è piaciuta molto?
Tantissimo perché ci sarebbero tante cose da dire, da spiegare, da raccontare e quando le emozioni implodono dentro diventa complicato sezionare, scindere e dividere le sensazioni e le emozioni categorizzando in comparti stagni in modo da poter fare un’analisi accurata del tutto.
E io non posso scindere quello che per me è bello nella sua integrità.
Premetto che adoro la scrittura di Battisti, che trovo pura arte comunicativa dell’anima e dell’immenso.
Ho scoperto il suo impero connettivo, luogo dal quale non riesco a staccarmi mai, perché è l’unico posto letterario in cui mi riconosco e mi riscopro immersa in un’immensità di energia in espansione verso l’esplorazione di nuovi universi partendo da quelli interiori seppur ormai gli abitanti di Nefolm sono postumani e io sono una forma quasi Neanderthal dell’essere umano.
Ho avuto il privilegio e l’onore di leggere questa storia quando ancora era allo stato grezzo, ancora intoccata, non modificata, pura nella sua vera essenza; così come era trasudata dalla mente del suo autore.
Entrare nell’intimo di un prodotto artistico è qualcosa di assolutamente magico e speciale, un onore di cui faccio immenso tesoro poiché mi permette di capire il modo in cui l’autore lavora, sviluppa le idee, di come una storia nella mente di un uomo diventa (became) un prodotto finale; una storia avvincente ed emozionante. La sua trasformazione.
Con Battisti di questo si tratta, di trasformazione, di comunicazione, di visione, di espansione.
Le connessioni dell’impero connettivo avvengono attraverso la comunicazione, gli scambi di dati non solo tra individui ma anche tra oggetti, luoghi e cose. Tutto è collegato, tutto comincia e prosegue con tutto.
La percezione fisica e psichica è qualcosa che supera il concetto di materia e di tempo ed è negli spazi che restano aperti gli accessi ad altre possibilità, ad altri universi paralleli, vicini e lontani.
Nello spazio ma anche all’interno della nostra anima, dei nostri sogni, degli anfratti inesplorati della nostra mente.
Il messaggio di Battisti arriva attraverso un linguaggio forte, intenso, profondo, complesso magari per un lettore inesperto non abituato a un lessico così ricercato e particolarmente bello.
Dal primo romanzo che lessi di questo autore rimasi subito incantata proprio da quella forma di linguaggio che diventava la pura essenza del messaggio linguistico verbale, iconico, visivo, mimico, gestuale ma possono delle parole racchiudere anche la fisicità? Oh sì che possono soprattutto se le parole vengono utilizzate con peso e leggerezza, come vettori che trasportano informazioni di aggiornamento a un software ormai datato che ha bisogno continuo rinnovamento e io sono un software che non sono mai riuscita a caricare in questa realtà in cui vivo.
Le storie di Battisti non sono solo caleidoscopiche fantasie, non sono solo fantascienza, non sono solo il frutto di una personalità weird.

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Addio a Lucio Zinna!

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Addio a Lucio Zinna che in più occasioni mi ha ospitato sulla sua bella rivista “Arenaria”… r.i.p.

“Carte nel buio”, prefazione di Carla Malerba

versione pdf: “Carte nel buio”, prefazione di Carla Malerba

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Nell’ultima raccolta di Michele Nigro si definisce un percorso poetico sempre coerente alle sue precedenti scritture. Già in Pomeriggi perduti il lirismo dell’autore mi era apparso fortemente introspettivo, con richiami provenienti da conoscenze approfondite di grandi autori italiani e stranieri, ma soprattutto avevo scorto la pacata ironia che gli consentiva di prendere coscienza del senso dell’esistere senza tuttavia mai abbandonare la fiducia nella poesia.

Nigro si può definire un poeta appartato e schivo, immerso nel suo mondo poetico, lontano dall’urgenza dell’apparire, soprattutto motivato da quella del dire, in versi, una realtà del quotidiano che tocca temi universali, ma senza alcuna retorica. Il suo linguaggio è colloquiale, ma colto; severo, ma ricco di citazioni che si affacciano fin dalla prima sezione dell’opera, nell’esergo in cui inserisce alcuni versi di Dylan Thomas: “Non andartene docile in quella buona notte,… / Infuria, infuria, contro il morire della luce”.

Fin dai primi versi affiora un forte senso vitale, l’aspirazione a voler essere altro, a sperimentare altre vite mentre ammira il geco nelle sue evoluzioni con i compagni sull’alto campanile, e quell’inerpicarsi che è espressione di perfezione lo colpisce, lo spinge a scrivere: “Essere uno di loro, un equilibrio di code / agile, avventato e con ventose infallibili”.

In questa ammirazione verso le creature trapela il senso del tutto che appartiene al quotidiano dove gli odori, le storie, le urgenze del mondo, l’apparente acquiescenza a un inutile esserci, diventano poi belle metafore come, per esempio, quella degli elettroni lenti, se periferici, ma improvvisamente veloci quando agognano la luce. Una poesia dunque non edulcorata, ma contraddistinta sempre dalla riflessione e straordinariamente ricca di comparazioni è quella che si offre al lettore di Carte nel buio.

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“Carte nel buio” (poesie / 2019-2024)

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“Carte nel buio” (poesie / 2019-2024), ed. nugae 2.0 – 1a edizione: maggio 2024; prefazione di Carla Malerba, postfazione di Emma Pretti.

Disponibile al seguente link:

https://www.amazon.it/dp/B0D37RYDT1

“Ma è soprattutto la profondità simbolica che caratterizza l’intera raccolta. Nell’autore poesia è bellezza, è amore, è musica, è silenzio, invocazione laica e sobria pazzia; e mentre si dissolvono nella memoria le note di Brassens, evocatrici di un dolce tempo che non torna, i versi di Carte nel buio ci accompagnano pervasi da una sottile malinconia per tutto ciò che vita dà e non restituisce, se non nel ricordo.” (dalla prefazione di Carla Malerba)

“La poesia di Michele Nigro, caratterizzata da componimenti di discreta ampiezza raccolti in sezioni – quasi una scansione in capitoli – non è una poesia narrativa ma è la poesia di un narratore, e non potrebbe essere altrimenti dal momento che Nigro nella sua produzione è anche narratore in prosa dai temi più diversi…” (dalla postfazione di Emma Pretti)

“Carte nel buio, come un’ingenua speranza poetica che avvolta dalle tenebre dell’epoca procede fiduciosa in direzione di luci lontane: che siano stelle o luci artificiali di città future non è dato saperlo; la speranza, tranne quella cristiana, non si basa su certezze di fede. Perché è solo stando al buio che si può intravedere l’uscita sperata, il varco luminoso sulle seconde vite…” (dalla Premessa dell’Autore)

Dieci inediti per “Frequenze Poetiche” n.39

Bel modo di cominciare Maggio!
Alcune mie poesie inedite sul n.39 della prestigiosa rivista “Frequenze Poetiche” curata dall’instancabile Giorgio Moio che sentitamente ringrazio!
Per ora, attendendo il cartaceo, in versione digitalmente sfogliabile: QUI!
FP 39
Sommario:
POETI – ARTISTI – PERSONAGGI DA RICORDARE
– Carmen Moscariello, Il profetico senso della vita nella poesia
di Amelia Rosselli; John Suiter, Last post/L’ultimo comunicato (tradotto dall’inglese da Alberto Rizzi).
FRESCHI DI STAMPA
– Marco Palladini, Creando Chaos.
POESIA ITALIANA CONTEMPORANEA
– Michele Nigro, Dieci poesie inedite.
POESIA STRANIERA
– Du Fu, Canto cinquecento caratteri e altre poesie (tradotto dal cinese da Giancarlo Locarno).
CRESTOMAZIA
-Testi verbovisuali di: Carlo Bugli, Valentina Casadei, Alfonsina Caterino, Maria Benedetta Cerro, Fernanda Fedi, Aleq Garrigóz, Anna Maria Giancarli, Gino Gini, Lucia Longo, Giorgio Moio, Alberto Rizzi, Gian Paolo Roffi, Pete Spence, Alberto Vitacchio.
POESIA VISUALE – SCRITTURE ASEMANTICHE – ARTI VISIVE
– Aa. Vv., “Risvolti”: 20 anni di linguaggi in movimento (con introduzione di Stefano Taccone e poesie visive esposte nella mostra curata da Carlo Bugli e Giorgio Moio nel mese di febbraio al “Movimento Aperto”, Napoli, di Ilia Tufano).
PROSA – AFORISMI – HAIKU
– Laura D’Angelo, Stagioni. Luciana Gravina, Elegia per Colonia; Giuliano Romano, Il fumatore scostumato.
DISCUSSIONI – INTERVISTE
– Aa. Vv., La poesia, nonostante una società avversa, è dispo-
sta a sperimentare forme sempre nuove di espressioni? Se sì,
come e perché? Se no, perché?
LETTURE – RILETTURE
– Carlo Bugli, Appunto interlocutorio per “L’@nticamera del
cervello di Antonio Vitolo; Maria Pina Ciancio, Leonardo Sinisgalli sulla poesia. La poesia non è un uovo o una perla e i poeti non sono figli del Sole; Mario M. Gabriele, “Finzioni. Interviste fantasma” di Giorgio Moio; Luciana Gravina, “La strategia del terrone” di Gianfranco Martuscelli.

“Un maestro sul fronte albanese”, di Francesco Innella

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In quarta di copertina:

“Un lavoro minuzioso, interessante e ben documentato da leggere tutto d’un fiato, che riporta alla mente di noi lettori i sacrifici e l’abnegazione dei nostri Padri, i quali con il loro esempio ci hanno trasmesso in eredità il patrimonio più prezioso che potessimo ricevere e che abbiamo il dovere di non trascurare, tramandandolo ai posteri: i Valori.”

(dalla premessa di Fabio Paolucci)

Intervistatore: Michele Nigro

Autore: Francesco Innella

“Anarcometaverso”, per “Delle Eloquenti Distopie” vol.2

Latitante da molti, troppi anni dal genere fantascientifico sia in qualità di lettore che di scrivente, alcuni mesi prima dell’estate 2023 sono stato invitato dallo scrittore romano Sandro Battisti (già co-fondatore del movimento artistico-letterario denominato Connettivismo) a partecipare con un mio racconto inedito a un’antologia per la collana da lui curata per la Delos Digital. Inizialmente scettico sulla riuscita di un mio ritorno nel genere, ho accettato con riserva: quindi ho cercato dentro di me, ma anche un po’ fuori, nella vita quotidiana e nella cronaca, un’idea sufficientemente originale per fornire alla mia partecipazione un minimo di qualità stilistica e contenutistica; non è facile tornare a scrivere di argomenti che hai involontariamente snobbato per anni, perché catturato da altri interessi “letterari” che ti hanno di fatto portato lontano mille miglia da una materia che richiede “fedeltà” nel tempo e una certa attenzione nei confronti degli autori di un genere (o sottogenere) letterario e delle loro pubblicazioni. Proiettato in un mondo ormai non più mio, man mano che l’idea scelta per un probabile canovaccio si concretizzava sul monitor, però, ho capito che forse non avevo del tutto disimparato a “sospendere la mia incredulità”: d’altronde anche in poesia il poeta utilizzando un linguaggio decisamente non quotidiano tenta di trasportare il lettore verso mondi inverosimili, interiori, nel regno dell’indicibile, per descrivere a volte ciò che viviamo nella nostra realtà senza accorgercene. È nato così il mio racconto — che oso autodefinire postcyberpunk (in attesa di eventuali smentite da parte degli esperti del settore) — intitolato “Anarcometaverso” e incluso nel secondo volume dell’antologia “Delle Eloquenti Distopie” per la collana curata da Battisti “non-aligned objects” (edizioni Delos Digital). Buona lettura!

Ecco come il curatore Sandro Battisti annuncia sui social l’uscita dell’ebook, citando a sua volta l’editore Silvio Sosio che mi sento di ringraziare per questa bella opportunità:

Continua a leggere ““Anarcometaverso”, per “Delle Eloquenti Distopie” vol.2″

“Anime con vista”, intervista #2 a Michele Nigro

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Un’intervista rilasciata per l’uscita dell’antologia “Anime con vista”…!
Per leggerla: QUI!
Segue uno stralcio da una mia risposta:
“… Nella poesia che ho presentato per “Anime con vista” — Si sfaldano le genti passate — descrivo l’osservazione da parte del poeta non solo di ciò che vede passare nel suo tempo presente, ma soprattutto di un’umanità che è già passata, è scomparsa da tempo o sta scomparendo. A che serve vivere, dunque, se tutte le nostre gesta si polverizzano nel tempo? Solo la poesia (e l’anima del poeta al balcone che registra i movimenti interiori, gli unici che contano veramente alla fine di un percorso) è in grado di cristallizzare un’esistenza, di fissarne il valore anche se lo fa in maniera anonima, generalizzata. Forse è “felice” solo chi non pensa a tutto questo e lascia che la storia passi così come passa per gli altri appartenenti al mondo animale ma non dotati di coscienza di sé, del tempo, della morte. La resa è solo apparente perché l’uomo, che è un essere senziente e autocosciente, non può non cantare il suo stesso estinguersi, la dispersione delle memorie, il rischio dell’oblio. Tutti siamo destinati a sfaldarci, a disgregarci: è nella natura delle cose. Solo la poesia può a volte elevarci al di sopra di questo destino naturale. Alla fine si resta soli perché, per quanto ci si impegni in attività socializzanti, “mancano le densità sperate”, le presenze che abbiamo pregustato in epoche giovanili e speranzose. Invece al termine dell’esistenza si va quasi sempre in perdita, in passivo. Ma chi osserva “il mondo con occhi penetranti” possiede un’arma in più: non avverte la solitudine nella storia perché vive in tutti i tempi e in tutte le epoche senza muoversi dal suo spazio limitato…”

“Anime con vista” di AA.VV.

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L’antologia di poesie, ANIME CON VISTA, si presenta come un viaggio introspettivo, un’odissea nella quale i poeti esplorano il proprio mondo interiore con occhi attenti, scrutando e catturando emozioni, pensieri e ricordi profondi. Il titolo stesso, “Anime con Vista”, evoca l’immagine suggestiva di un’anima al balcone, una figura simbolica che si erge al di là della superficie della vita quotidiana per osservare il mondo con occhi penetranti. Questa immagine incarna il desiderio di andare oltre l’apparenza e di connettersi con l’essenza più profonda di sé stessi. È un invito a un viaggio interiore, a esplorare il proprio universo con curiosità e apertura. (il curatore)

CONTRIBUTI:
Diego Cocco, Stefania Giammillaro, Anna Martinenghi, Chiara Rantini, Jonathan Rizzo, Michele Nigro, Antonio Spagnuolo, Francesco Vitale, Nunzio Di Sarno, Francesco Randazzo, Stefano Tarquini, Nicola Galli, Matteo Piergigli, Ramona Paraiala, Ilaria Giovinazzo, Anna Rampini, Loredana Manciati, Alberto Barina, Maura Termite, Giuseppe Settanni, Alessandra Carnovale, Michele Piramide, Luca Ariano, Roberto Casati, Francesco Giovanni Bresciani, Cristiano Sormani Valli, Johanna Finocchiaro, Gennaro De Falco, Paola Puggioni, Gabriella Paci, Alessandro Barbato, Davide Uria, Laura Boscardin, Gianluca Ceccato, Andrea Ravazzini, Alberto Rizzi, Mariano Porru, Carolina Montuori, Mariangela Maio, Stefano Prandini, Manuela Cecchetti, Michele De Lucia, Sheila Moscatelli, Maria Teresa Zanca, Davide Cortese, Fabrizio Sani, Elisa Giusto, Claudia Olivero, Patrizia Masi, Ramona Oliviero, Giuseppe Carlo Airaghi, Valentina Pusceddu, Monica Fornelli, Gloria Frigerio, Antonietta Cianci, Michela Zanarella, Tiziana Aliffi, Alessandro Monticelli, Francesca Giustini, Simone Gastaldi, David Scarano, Lidia Novello, Francesco Farina.

PER ACQUISTARLA: QUI!

“Variatio. Letture e riletture” a cura di Giorgio Moio

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È in uscita un nuovo volume collettaneo di “Frequenze Poetiche” intitolato Variatio. Letture e riletture (pp. 236), a cura di Giorgio Moio. All’interno tre scritti che mi riguardano sia come recensore che come recensito:

Eufrasia Gentileschi, La suprema azione della poesia sul caos (pag. 22): recensione di Eufrasia Gentileschi alla mia prima raccolta poetica intitolata “Nessuno nasce pulito” del 2016…

Michele Nigro, A proposito di “Poesie sparse 1989-2008” di Giorgio Moio (pag. 69): una mia recensione a una raccolta di Giorgio Moio…

Davide Morelli, “Poesie minori. Pensieri minimi” di Michele Nigro (pag. 94): recensione di Davide Morelli alla prima silloge (2018) della trilogia “Poesie minori. Pensieri minimi”

Dalla nota del curatore: “Quando si parla di libri, al di là dei propri gusti di lettura, delle proprie scelte di lettura, che siano libri di poesie, di narrativa o di saggistica, lo si deve fare sempre in modo non superficiale, essendo un libro una summa di intelletto e sacrifici, strumenti indispensabili per la crescita dell’umanità. In questo volume si parla proprio di libri, una raccolta di recensioni a volumi (in particolare di poesia) recenti o un po’ datati, pubblicati su «Frequenze Poetiche» dal n. 1 (settembre 2017) al n. 36 (dicembre 2022). Lo scopo di raccoglierle in un unico volume – come per i precedenti – è quello di permettere, a chi fosse interessato, di avere un quadro esaustivo di questa ulteriore attività svolta dalla rivista in un unico volume; ma è soprattutto un modo per tenere viva la memoria, per rendere meno dispersivo l’impegno e il lavoro eseguito in questi anni, nonostante la rivista sia acquistabile sulla maggior parte degli store on line.”

PER ORDINARLO, contattare il curatore Giorgio Moio:

g.moio.piccola.biblioteca@gmail.com