versione pdf: Franco Battiato – Il lungo viaggio

“… noi siamo sempre soli ma’,
pure quando siamo in compagnia!”
Interpretare non significa imitare ma fare proprio un ruolo, introiettare certe caratteristiche e offrirle “filtrate” nuovamente al pubblico; sceneggiare una biografia non significa ricapitolare i fatti di una vita ma scegliere uno o più dettagli su cui soffermarsi e su questi tentare di costruire il racconto di un’esistenza. Nel caso specifico del primo biopic dedicato al cantautore siciliano Franco Battiato questi due intenti sono stati in parte rispettati in maniera originale, realizzati brillantemente, in parte disattesi, rimanendo incompleti, forse volutamente abbozzati nella consapevolezza di non poter sintetizzare una vita, personale e artistica, straordinaria come quella di Battiato.
Un biopic sufficientemente onesto, commuovente, a tratti onirico (purtroppo solo a tratti), che servirà in futuro a chi non ha mai conosciuto, o conosciuto poco, Battiato per improntare un primo approccio, e che avrà fatto versare qualche lacrima nostalgica a chi invece lo ha conosciuto bene, seguito nei concerti, amato come essere umano, studiato dal punto di vista filosofico, poetico, musicale, riascoltato più volte nei momenti bui della vita o nelle pause di riflessione durante ricerche interiori personali. Uno sguardo ovviamente narrativizzato (se non addirittura romanzato al limite dell’invenzione!), a uso e consumo di un vasto pubblico, che non si discosta da una biografia che è più che conosciuta dagli estimatori e non si addentra troppo in terreni misteriosi che avrebbero potuto allontanare lo spettatore medio.

Esagerata, a mio avviso, la costante presenza di Fleur Jaeggy in qualità di musa ispiratrice: figura sicuramente importante sia sul piano personale che artistico ma che nel film surclassa ben altri “incontri con uomini straordinari”. E con donne – una tra tutte l’assente Milva -, salvando la madre Grazia, Giuni Russo, Alice intravista in originale televisivo, e qualche fidanzatina sparsa qua e là. Donne che hanno l’importante funzione di fare da sfondo a una scelta solitaria dell’artista che non esclude l’amore, quello autentico, ma salvaguarda da pulsioni deleterie una libertà fisica e spirituale senza la quale quel lungo viaggio non si sarebbe mai potuto realizzare. Una scelta che, per nostra fortuna, non si trasformò in una radicalità claustrale come nel caso dell’amico fraterno Juri Camisasca: Battiato scelse il successo – come ribadito più volte nel film – ma non le conseguenze del successo, preservando la purezza di un suo angolo, geografico e spirituale, pur continuando a stare nel mondo quotidiano, a contatto con i suoi shock che se ben sfruttati prevengono la meccanicità di un’esistenza animale.




















