Rinascere è un lavoro da incoscienti…

“Rinascere / è un lavoro da incoscienti…!”

“Rinascere

è un lavoro da incoscienti.”

da “Nessuno nasce pulito”

“Robert Frost: due modi di tradurlo…” su Navuss.it

Il mio articolo “Robert Frost: due modi di tradurlo…”, già apparso su questo blog (QUI), è stato ripubblicato su “Navuss”, periodico di attualità e di informazione diretto da Serena Suriani; la pagina culturale di Navuss è invece curata dal poeta, scrittore e traduttore teramano Massimo Ridolfi.

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“Il bardo che attraversa il Bardo”, postfazione alla silloge “Ossa” di Francesco Innella

versione pdf: “Il bardo che attraversa il Bardo” – Postfazione a “Ossa” di Francesco Innella

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Il bardo che attraversa il Bardo

Mi ha sempre incuriosito il duplice significato del termine “bardo”, almeno nella lingua italiana: se da una parte viene definito bardo il poeta che per mezzo dei suoi versi canta antiche imprese epiche, secondo la dottrina buddista il Bardo è uno stadio intermedio, di transizione, tra la morte e la rinascita, perfettamente descritto nel Libro tibetano dei morti (Bardo Thodol). Mi piacerebbe leggere, in questa convivenza forzata tra etimologie, una comune chiave esegetica: la poesia, che per sua natura esplora l’indicibile, tentando di percepire quell’insondabile che sfiora l’umana vita terrena, è l’unico strumento che l’essere pensante ha a sua disposizione per lambire l’invisibile, avvicinarsi all’inspiegabile, all’inconoscibilità tipica della morte. Solo la poesia può riempire i buchi conoscitivi della scienza; solo la parola  –  e non i dati – può colmare, se pure limitatamente, la distanza tra noi e il mistero della vita oltre la vita.

Dopo aver letto la breve silloge intitolata “Ossa” del poeta Francesco Innella, ho voluto rivedere, in preparazione a questa mia nota in postfazione, il documentario Attraversando il bardo” (Sguardi sull’aldilà), del cantautore e in questo caso regista siciliano Franco Battiato, nel quale viene descritto da diversi punti di vista il fenomeno della morte che un certo materialismo edonistico di stampo prevalentemente occidentale ci ha insegnato a temere e a cancellare dalla nostra vita in quanto argomento scomodo, intristente, malaugurante. Un tema da evitare anziché accogliere, abbracciare, fare proprio.

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ANARCHIA E FUTURO NEL METAVERSO, INTERVISTA A MICHELE NIGRO a cura di Roberto Guerra

intervista anarcometaverso

“… Noi tutti siamo legati ai piaceri che il corpo ci dona in questa vita, oltre alle inevitabili sofferenze che fanno parte del “pacchetto” esistenziale. Nel mio racconto non mi riferisco indirettamente a una liberazione attraverso improbabili vie ascetiche, ma auspicherei almeno a una presa di coscienza della nostra condizione di consumatori: “abbandonare” ogni tanto il corpo per tornare a intercettare altre priorità “superiori”. Forse oggi essere “anarchici” significa acquisire questa consapevolezza? E l’”eversione” è tutto ciò che ci distrae dal progetto che un certo capitalismo ha pensato su di noi? Chissà… E l’”immersione nel virtuale” è la metafora laica di una sempre più urgente riscoperta spirituale da parte di un’umanità allo sbando?…”

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versione pdf: “Anarcometaverso”, intervista a Michele Nigro a cura di Roberto Guerra

vedi anche:

“Anarcometaverso”, videointervista a Michele Nigro, a cura di Franco Innella