“Opere sparse nel tempo”, da Pomeriggi perduti (Ed. Kolibris)

copertina fronte

Opere sparse nel tempo

Sentire il riverbero
di trascorse energie
tocco di antichi
entusiasmi sulle cose
il loro effetto fuori moda.

Le mani stanche di madre
che curavano i lembi
di famiglie ormai disperse
non lavorano più d’ago
per un domani incerto.

Nuove cuciture
su stoffe consunte
come passaggi d’epoca
segnati da assenze.

In silenzio, da padre a figlio
mirando l’infinito di oggi
da laiche trappe
si eredita il da farsi.

(tratta da “Pomeriggi perduti”, Edizioni Kolibris – 2019)

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“Pomeriggi perduti” e le Edizioni Kolibris

Gentile Michele,

ho letto subito i suoi Pomeriggi perduti, per poi rileggerli a freddo a distanza di un po’ di tempo. L’ho trovato un libro molto solido e coeso, pervaso da un ritmo uniforme, senza cedimenti, dalla prima all’ultima poesia. Non una raccolta, ma un viaggio di cui ogni poesia è una tappa. (Trovo che chi scrive anche romanzi e racconti abbia spesso una marcia in più anche nella strutturazione di un libro di poesia, in cui personalmente cerco sempre una storia, un leitmotiv, una coerenza narrativa, la resistenza del maratoneta della parola). 

Anche la lingua mi ha molto convinta, per la sua cifra personale, che la rende distinguibile tra molti (cosa ormai rara). Il verso è teso, asciutto, efficace, senza autocompiacimento o sentimentalismi, anche nel dolore o nella solitudine, e senza artifici e sfoggi di letterarietà eccessiva.

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