Intervista a Michele Nigro, a cura di Roberto Guerra

Ho avuto il piacere di rispondere alle domande di Roberto Guerra per un’intervista pubblicata su NeofuturismoAsino Rosso Ferrara. Segue uno stralcio…

intervista asino rosso

[…] Più in generale, come vedi oggi la poetica/cultura contemporanea? 

È meno audace, più uniformata a standard che, forse per ragioni generazionali, non comprendo e con cui non sono assolutamente in sintonia: dalla musica all’editoria, tranne rari casi, vige la regola per cui se esci da una scuola omologante o sei un autore affermato che ha già portato introiti, anche se in seguito scrivi boiate continui a usufruire di un certo “pompaggio” del marketing. In sintesi, viene portato avanti il personaggio che vende e non l’opera o, appunto, la poetica di un autore. Quindi, anche se lo scenario non è del tutto disastrato e irrecuperabile come potrebbe sembrare da questa mia risposta, in un sistema del genere di quale poetica si può mai parlare?

La cultura è una “cultura di piazzamento” e bisognerebbe parlare di “ranking poetico”. La colpa non è solo delle case editrici o  ̶  per dirla alla Battiato  ̶  degli “addetti alla cultura”, ma soprattutto di un abbattimento della qualità della domanda da parte di un pubblico impreparato e che ama volare in superficie, a pelo d’acqua, per mancanza di tempo e di un autentico interesse: a una poetica di ricerca, non subitanea e quindi poco accattivante, si preferisce il guitto che fa cantare il suo pubblico durante i reading, che va in tv tre volte a settimana, che riempie le sale credendo così di diffondere la poesia, che litiga sui social, che innesca polemiche politiche e alza polveroni mediatici per vendere meglio e di più… Parlerei di una “poetica mediatica” che è l’unica, oggi, a contare.

La cultura è la risposta che la parte pensante di una società dà ai problemi del tempo attraverso le sue opere: se la risposta è quella attualmente in circolazione nel mainstream, è evidente che sono mutate le esigenze culturali e, arrivo a dire, spirituali del pubblico che alla fine acquista una tipologia di prodotti. Non c’è soluzione, deve andare così. È la caratteristica dell’epoca. L’importante è essere coerenti con sé stessi e con la propria poetica. […]

Per leggere l’intervista completa:

Neofuturismo

Asino Rosso Ferrara

Roby Guerra Futurista

Per leggere la “versione small”:

CorrierePL.it

versione integrale pdf: Intervista a Michele Nigro, a cura di Roberto Guerra

intervista neofuturismo

Stelle di terra

notte stellata

Nel firmamento di invendute nullità
brilla fulgido e sconosciuto
l’astro del “lei non sa chi sono io!”,

cosa imparammo dalla natura
dal suo anonimo silenzio?,
sui portoni del tempo
non leggo che etichette arrugginite
e senza gloria.

“Logiche autunnali”, su Pangea.news

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Il mio articolo “Logiche autunnali” (già pubblicato su “Nigricante”qui, e in seguito ripreso anche su questo blog, qui) è stato riproposto su Pangearivista avventuriera di cultura e idee, “una delle migliori rassegne culturali in Italia”, curata dal giornalista, poeta, scrittore e critico letterario Davide Brullo e che da sempre pubblica articoli interessanti e culturalmente stimolanti.

Per leggere l’articolo: QUI!

Fede e Poesia

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Da lontano, minuscoli e pietosi
nell’immobile aria della sera
i pesanti atti di future sfide
appaiono finalmente
ridicoli gli affanni umani
e le questioni pendenti

le parole ignoranti diventano
scherzi d’autunno.
Darete nomi antenati
agli inattesi frutti dei lombi
per sopravvivere al tempo disperato
all’estinzione forse meritata del cognome,

fino a quando dureranno
le scorte di fede racimolata
dall’ultimo banco dell’assemblea
e di poesia serale
a mitigare dolori ancestrali
rimpianti nuovi di zecca
e quella voglia d’oblio prima di cena.

Carla Malerba su “Pomeriggi perduti”

Ricevo e con piacere pubblico una nota della poetessa aretina Carla Malerba, che ringrazio, alla mia raccolta “Pomeriggi perduti”

POMERIGGI PERDUTI

di Michele Nigro (Kolibris edizioni)

Lettura di Carla Malerba

Mai titolo potrebbe parere più incline ad una poesia di sentimento come Pomeriggi Perduti di Michele Nigro, ma fin dalle prime pagine l’autore ci conduce ad una lirica fortemente introspettiva la cui progettualità è introdotta da alcuni versi di Whitman indicativi per l’approccio ai temi centrali della raccolta.

Quella di Nigro è una scrittura che affascina anche per l’ironia con cui si guarda intorno e con cui affronta i temi esistenziali instaurando un forte legame tra la presa di coscienza della negatività e la fiducia nella poesia.

Si aggiungono nel corso della lettura poetica limpide immagini: “una preghiera involontaria/ diventa strada tra pietre/ antiche”, c’è l’amore che è stato e che riverbera con i richiami agli sguardi e ai ricordi, senza toni elegiaci, ma con ferma consapevolezza dei mutamenti che il tempo prepara.

Ci sono delle straordinarie fotografie liriche dove i minareti sono

 illuminati come razzi/ a Cape Canaveral

I toni sono contenuti, ma alti: si maledice l’estate perché è stata quella dell’assenza. Per questo è necessario arricchirsi con tutto ciò che è vita come colori e vento, strade deserte mentre risuona la voce di una lei assente:

… faccio scorta/ di immagini e di vento/ di stelle sorgenti/ di colori e di ronzii/ nel silenzio dell’angolo, …

La raccolta va oltre, spazia e cita nei versi le affinità con gli autori amati, rievoca i luoghi di viaggi e di vita come nell’intensa lirica Caffè Albania. Versi che più si leggono e più colpiscono, allacciano il cuore a percorsi sconosciuti, raccontati con una lingua curata, ma mai artificiosa.

Percorrenze, immagini, amori, consapevolezze: al grande trambusto estivo che distorna talvolta i pensieri del poeta si sostituisce il desiderio del gelo che tutto acquieta/ che zittisce/… / i dolori infreddoliti del mondo.

La ricerca di Michele è ancorata anche ad uno sguardo pensoso sul dopo e i suoi versi riecheggiano nelle orecchie del lettore:

Esisteranno, un giorno che non chiameremo
più giorno
anche per noi
un tempo e uno spazio
(non più tempo, non più spazio)
in cui diluire la vita incompresa, la non riuscita
e quella non digerita, in cui disperdere
le questioni di principio e gli affanni
i quotidiani attriti dell’inutile fare […]

Continua a leggere “Carla Malerba su “Pomeriggi perduti””

Nota a “Lo scarto della retina” di Daniele Zanghi

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Dietro la poeticità bella a leggersi e la sicurezza dell’eloquio rappresentate nelle 12 poesie della silloge di Daniele Zanghi, intitolata “Lo scarto della retina”, si nascondono un milione di domande irrisolte e ataviche. C’è una domanda incombente sull’origine delle cose quotidiane apparentemente scontata e dei ricordi, sulla natura del presente visibile; una domanda — “Ma le linee dove furono stabilite?” — che non può non interessare il confine tra sogno e realtà, da sempre esplorato e mai del tutto (per fortuna!) definito. I conflitti umani nascono dall’ignoranza e da una visione limitata della realtà, ma il dolore reale non fa domande, è sincero: semplicemente è. L’umanità in generale — il poeta in particolare — vede oscillare gli eventi storici tra l’entusiasmo scientista per un impietoso progresso di fine ‘800 e un più ingannevole e micidiale benessere moderno ed estetizzante in cui, soddisfatti e acritici, siamo tutti immersi. Nessuno escluso. A salvarci, forse, è uno scarto della retina: quel non visto o visto appositamente male (offerto dalla poesia?) che ci assicura sopravvivenze tra terre inesistenti e vuoti su cui dover passare nonostante tutto. Quella di Zanghi è una poesia che s’interroga continuamente: sul perché dell’esserci (“Perché mi trovo a questo tavolo?”), sul mistero delle scelte umane (“è mai esistito qualcuno / che volesse qualcosa?”), sulla fatalità del trovarsi in un dato posto. L’abc di domande filosofiche formulate millenni fa, qui diluite in versi non facili ma impegnativi per il lettore nel tentativo di disinnescare un gioco ben riuscito tra gesto concreto e surrealismo. A volte una necessaria lontananza (“Sono così lontano da tutto”) offre le risposte più giuste; ci predispone a un salvifico distacco del pensiero dall’ovvietà del vivere quotidiano, per riscoprire il bambino che ritarda dietro il gruppo e che, per questo motivo, è ancora capace di difendere i propri sogni in evoluzione.

V *

Ad uno scarto della retina
affido la mia sopravvivenza,
il mio essere,
l’ho detto,
si schianta come un carro in piena corsa
dal quale mi butto.
O meglio, scivolo giù discretamente,
sapendo perfettamente la non-esistenza
della terra
e l’orrore più grande
di un’automatica passerella nel vuoto.

* (da “Lo scarto della retina”, silloge di Daniele Zanghi; Fallone Editore – 2019. Collana “Il leone alato”, diretta da Andrea Leone)

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Recensisco

Scambiamoci i libri!

Dodecalogo del recensore (di poesia)

Anime foglie

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Non cadono per noia
del giallo in autunno
le foglie dagli alberi
smossi dai venti del ritorno,

non restano spente, deserte
per diletto le case a taverna
un tempo occupate da masse d’uomo
agitate da feste e teglie di risa
oggi svuotate di morti
– portati via nelle terre sante di collina –
uno ad uno
come in lenti appelli senz’alfabeto
dagli elenchi dell’eterno.

Ora la vedova di colori vestita
per mancanza di dolore
uguale a un ramo spoglio ma vivo
con la cera funebre sulle dita
ancora fresca chiude l’uscio la sera
dando libere mandate da signora assoluta
al resto del dì,

ninna nanne di voci care e perdute
l’accolgono al sonno notturno dell’ancora bambina
quando se ne sale al catodico richiamo
nelle stanze senza più famiglia.

(ph M.Nigro©2021)

Emilio Paolo Taormina su “Pomeriggi perduti”

Ricevo e con piacere pubblico una nota del poeta palermitano Emilio Paolo Taormina, che ringrazio, alla mia raccolta “Pomeriggi perduti”

Nota di lettura a
“Pomeriggi perduti” di Michele Nigro

La poesia di Michele Nigro è una poesia incisiva e colta, a partire dall’epigrafe tratta da una celebre lirica di Walt Whitman, alla dedica a Byron nella prima poesia.
Michele Nigro è un uomo che alle doti naturali, alla passione e curiosità, ha aggiunto il sudore dei gomiti. Possiede una poetica chiara e leggibile. Come un ulivo le sue radici si nutrono della vita, di tradizioni, della memoria, di sentimenti, amori e stupori di viaggiatore tra Istanbul, Palermo, Mondello; si rannicchia come un seme nella terra del presente per catturare la memoria degli attimi fuggenti, come un olio che trattiene le essenze del vissuto: il presente che già diventa memoria.
C’è uno scorrere nell’anima dei luoghi delle origini come un tatuaggio inciso sulla pelle che ti porti dentro, sono il fumo dei sigari fumati in balconi aperti al paesaggio collinoso, i baci come pennellate di acquerelli. I personaggi e i luoghi sono sbozzati nel marmo della memoria come apparenze di un sogno.

Continua a leggere “Emilio Paolo Taormina su “Pomeriggi perduti””

Dottor Alzheimer

John Atkinson Grimshaw, November Moonlight, 1886

Sono arrivato in ritardo
al capezzale del Dottor Alzheimer
ma abbiamo evocato insieme
gli antenati e gli antieroi
dei suoi diari di vecchio medico immemore,

le poesie da tinello sapevano di lascito
i ricordi sparsi sul pavimento dello studio
l’ultimo saluto agli estinti intravisti in me
su dediche di lacrime e inchiostro
non lasciava spazio ad altre richieste
dai prigionieri del presente

bussando alla sua porta con ingenua fiducia
ho rotto il ghiaccio che gelava
le articolazioni della ricerca, e la speranza
di non negarsi alla tribolazione del reale.

Ritroverò come teatri di carta i libri stabili
da leggere solo qui,
e l’ombra di un uomo austero
col viso da mastino a guardia del potere
che da piccolo sembrava
una montagna inaccessibile.

(immagine: John Atkinson Grimshaw, November Moonlight, 1886)

otto settembre

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Ho firmato un armistizio
con il mondo che mi guarda
solo
quando si riapre l’urna non dei morti.
La chiamano resa incondizionata
questa fuga verso la quiete
dalle genti che sfiorano senza
sapermi

ma la pace e il vento all’imbrunire
il sentirsi tra la folla nel silenzio di foglie
non sanno di resa settembrina,
una dolce rivalsa è la sera
che la città non conosce
sugli autunni trascurati
sulle more non colte
su tutte le ferite
che ancora versano sangue di primavera.