“Crimes of the Future”: tra nuovi vizi e nuove carni

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Crimes of the Future

Ritmo lento, film a tratti soporifero, trama non articolata e scene ridotte all’osso, azione quasi inesistente… Ma si tratta del nuovo, atteso capolavoro del maestro del genere body horror David Cronenberg e quindi un suo perché il film “Crimes of the Future” ce l’ha, deve avercelo, ed è forte nel suo essere semplice e contorto allo stesso tempo. La specie umana sta evolvendo, in cosa precisamente è difficile da stabilire, se non attraverso gli strumenti immaginifici della fantascienza: nuove funzionalità, nuovi organi non previsti – quasi sempre tumori solidi – crescono nel corpo di alcuni esseri umani – come accade al protagonista Saul Tenser (Viggo Mortensen) -, forse indotti a formarsi da un subconscio che materializza istinti repressi e desideri o più probabilmente a causa di inquinamento e scelte ecologiche scellerate compiute da un’umanità segnata, ridotta di numero e impoverita.

L’asportazione di questi “ospiti” organici diventa pubblica performance artistica ad opera della bella Caprice (Léa Seydoux), ex chirurgo prestato all’arte concettuale; l’autopsia in vitam, un ricercato gesto artistico eseguibile da pochi per la soddisfazione collettiva; l’autolesionismo è erotico e le ferite di un bisturi sono come pennellate d’artista: l’uomo ha imparato a giocare col proprio organismo, le proprie malattie e di conseguenza con le proprie emozioni. Come chiaramente si afferma nel film: “la chirurgia è il nuovo sesso!”. Avendo azzerato nel corso degli anni ogni forma di dolore (la sovraesposizione informativa e il consumo di massa di arte e cultura ci renderanno insensibili?), l’umanità così anestetizzata deve ora cercare nuove soglie di piacere da condividere in un amplesso sociale, esplorare nuovi confini corporali da oltrepassare, assaporare nuove sfide evolutive delimitate da un labile confine legislativo… Ma non tutti sono disposti ad accettare queste mutazioni: all’inizio del film una madre uccide, soffocandolo con un cuscino, il proprio figlio ghiotto di plastica perché non riesce ad accettare questa sua “mostruosità alimentare”. Forse un riferimento alla nostra convivenza forzata con plastica e microplastiche che stanno di fatto inquinando terra e oceani, e a un nostro possibile futuro da plasticofagi? Già oggi un certo mercato alimentare propone raccapriccianti “alternative proteiche”!

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