Non è un paese per monotoni

Alla fine ci si arrende. Convinti che in fin dei conti è bello accettare la sfida lanciata dall’insicurezza: rimanere legati a certe logiche non ripaga; che è eccitante cambiare, evolvere, sciogliersi in soluzioni estemporanee, svendersi… Avanzare fiduciosi, rimanendo fermi nella novità effimera del presente. Seppellire il passato solido per non fare confronti scomodi con un futuro precario. Il senso d’appartenenza rinforza l’anima ma al tempo stesso l’appesantisce con un patrimonio genetico superato.

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Esegesi de “La monotonia”

Alcuni pensano di poter separare la poesia dalla cronaca, il mondo noumenico dei versi da quello immanente dei fatti quotidiani. Quali analogie intercorrono tra la difficile decisione di mettere in vendita, ad esempio, una vecchia casa di campagna appartenente a una famiglia da più generazioni, frequentata con una riverente abitudine, e l’elogio della flessibilità di Mario Monti? Apparentemente nessuna. Come accade durante un telegiornale senza audio, supportato da musiche casuali che evocano notizie alternative: “Interrompere le connessioni associative” – scrivevo qualche post fa!

La monotonia sembra essere diventata un problema nazionale, oltre che personale. Sentiamo l’esigenza di abbandonare antichi schemi familiari in vista di orizzonti esistenziali flessibili: il ricordo, la tradizione, i luoghi e gli oggetti pregni di significato, rappresentano al tempo stesso un peso fastidioso da cui liberarsi e i simboli necessari, archetipici direi, che nutrono la nostra individualità. Da una parte sentiamo di non…

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WIKIPOESIA AL SUO PRIMO CONGRESSO

… i miei saluti, letti e verbalizzati durante il Primo Congresso di WikiPoesia:

“Battipaglia (Sa), 21/12/2019

Gentili Poetesse, Cari Poeti, Volontari di WikiPoesia.
Viviamo, spesso senza rendercene pienamente conto, in un’epoca meravigliosa. Una stagione della storia umana ricca di possibilità comunicative e di scambi informativi che non potevano non coinvolgere anche il mondo della Cultura e quindi della ricerca poetica.
Auguro all’Enciclopedia Poetica “WikiPoesia” un 2020 in crescita quali-quantitativa per quanto riguarda i suoi contenuti e a tutti Voi che siete intervenuti di persona al primo congresso di Domodossola, buon lavoro!

Cordiali saluti.

Michele Nigro”

A proposito del Mind Uploading…

L’obiettivo postumano di una mente uploadata in grado di comunicare con l’esterno rappresenta il senso di uno sforzo transumanista che non è solo fantascienza: non servirebbe a niente fare il backup della propria mente senza fornirle l’opportunità di continuare a interagire con le persone, i luoghi, gli oggetti, le emozioni che hanno contribuito nel corso di una vita alla costruzione dell’io.

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Che cos’è il Mind Uploading? In poche parole è il trasferimento della mente di un individuo dal cervello a un supporto non biologico. Direte voi: “ma è fantascienza!” In parte è così – per ora – ma la ‘discussione’ intorno alla realizzazione del M. U., almeno dal punto di vista filosofico e teorico, è più vecchia di quanto si possa immaginare. Siamo giunti a un punto, però, in cui il progresso tecnologico e le conoscenze riguardanti la struttura anatomica e la fisiologia del cervello, avvicinano gradualmente il sogno fantascientifico alla realtà. Che significa ‘trasferire’ una mente? Per cogliere il significato del trasferimento mentale bisogna partire dal presupposto che il pensiero è un prodotto meccanicistico: un meraviglioso e stupefacente prodotto, ma pur sempre il risultato di un’evoluzione anatomica ed elettrochimica… Certo, è stato più facile ricostruire la fisiologia dello stomaco che quella del cervello, ma il fatto che ci sia…

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Fenomenologia “battiatesca”

L’autore c’invita, in fin dei conti, a non concentrare le nostre energie mentali solo ed esclusivamente nell’esegesi esasperata dei testi di Battiato (“cosa avrà voluto dirci il Maestro in questo brano?”), ma ad analizzare il ‘fenomeno Battiato’, la sua storia musicale e umana, con la freddezza degli scienziati, tentando di scrivere, a distanza di quarant’anni dall’inizio del suo cammino esperienziale, una ‘postfazione’ veritiera e scanzonata

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Per ‘fenomenologia’ s’intende la descrizione pura e semplice di un complesso di fenomeni, come si manifestano nello spazio e nel tempo. Per Husserl in particolare la fenomenologia ha il delicato compito di indagare sulle ‘essenze’, cioè sugli elementi fissi che si presentano nell’esperienza vissuta e sono colti dall’intuizione nelle esperienze più diverse… Dopo una simile premessa appare pleonastico sottolineare che chiunque si appresti a leggere questo libro di Enzo Di Mauro intitolato “Fenomenologia di Battiato” (ed. Auditorium) pensando di trovarsi dinanzi a un testo ossequioso, acritico e colmo di buonismo, finalizzato alla semplice descrizione (promozione) dei singoli album del cantautore siciliano, è destinato a incassare una solenne delusione. Si tratta, volendo trovare una definizione adatta, di un’analisi concisa, intuitiva (quindi onesta) e in alcuni punti ‘spietata’ riguardante il fenomeno creativo di uno degli artisti più interessanti e controversi del panorama musicale italiano degli ultimi quarant’anni.

Molti tra quelli che oggi si…

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Il fattoide

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Viviamo coltivando l’illusione di essere gli unici artefici della nostra immagine diffusa nel mondo, ma non siamo nient’altro che vittime più o meno consapevoli di una serie di fattoidi. È affascinante il meccanismo del fattoide, anche se riuscire a ridere dei fattoidi che ti sono capitati in sorte per colpa di qualche idiota, richiede una certa dose di autoironia, di forza di volontà e una capacità sovrumana di comprensione del prossimo: strumenti che derivano in primo luogo dalla cultura che ‘impregna’ il nostro essere e che fa sublimare il ridicolo persistente nell’umanità. Volare alto, oltre i fattoidi, non è semplice ma nemmeno impossibile. Gestire un fattoide è un’arte che si affina col tempo; saper giocare con il suo creatore è una scienza. Capire la sua trasmissibilità, un’esigenza scientifica.

Non c’è bisogno di utilizzare telegiornali e carta stampata per diffonderli: i fattoidi, anche se il termine ‘fattoide‘ è relativamente…

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2 poesie su “Arcipelago itaca” blo-mag n.30

Due poesie tratte dalla silloge “Dopo i pomeriggi perduti”, finalista alla 5ª edizione del Premio Nazionale editoriale di Poesia “Arcipelago Itaca” (2019), sono state pubblicate sulla 30ª apparizione di “Arcipelago itaca” blo-mag, nella sezione “Piccola Antologia” (pag. 120).

Un sentito grazie alla Redazione del blo-mag e alle Edizioni “Arcipelago itaca”…

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Il carpe diem di “Highlander” e la qualità del tempo

“La maggior parte delle persone ha a disposizione tutta una vita e la guarda scivolare via lentamente senza fare nulla di speciale. Ma se invece riesci a concentrarla in un solo momento, in un solo posto, allora puoi compiere qualcosa di glorioso…”

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E’ possibile vivere cento giorni da pecora e alla fine riuscire a vivere anche il tanto agognato giorno da leone?

Sentenzia l’immortale Juan Sánchez Villa-Lobos Ramírez nel film Highlander II – Il ritorno: <<La maggior parte delle persone ha a disposizione tutta una vita e la guarda scivolare via lentamente senza fare nulla di speciale. Ma se invece riesci a concentrarla in un solo momento, in un solo posto, allora puoi compiere qualcosa di glorioso…>> Ho sempre amato questa frase detta dal carismatico Ramírez, interpretato dal bravo attore scozzese Sean Connery.

Un immortale per definizione possiede tutto il tempo che desidera e in teoria potrebbe anche sprecarlo senza temere il fastidioso ticchettio di un orologio che segna il tempo trascorso: la pacata preoccupazione di Ramírez è soprattutto rivolta verso chi immortale non è… La diatriba tra quantità e qualità della Vita viene riproposta dinanzi alla morte imminente. Nel momento in cui la…

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Dittatura bianca

“Insieme è uguale.
Insieme è bello.
Insieme è felicità.”

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… Nelle principali piazze della città, la gente ordinatamente stipata a raggiera, fissava ipnotizzata le colonne d’acciaio sulle cui sommità sarebbe apparso puntualmente l’atteso ologramma del “Grande Occhio”.

Come ogni lunedì.

In tutte le piazze.

Nel mondo.

Da anni.

Le visioni serali e private del “Grande Occhio” non erano state ritenute sufficienti dal Congresso Mondiale sulla Mediaticità e Demagogia, a cui avevano partecipato, dando il proprio scontato assenso, i rappresentanti di tutte le nazioni tecnologicamente avanzate del pianeta Terra: c’era bisogno di un evento collettivo, di una danza mentale totalizzante, di un catalizzatore mondiale dell’emotività. Un appuntamento mediatico settimanale capace di estirpare ogni traccia di individualismo o la malsana propensione al “tempo libero” e all’estasi privata; un generatore di desideri pilotati ed economicamente conformi alle linee guida della Grande Catena Produttiva.

Prima del collegamento olografico, la recita collettiva e a voce unisona dell’abituale motto fraternizzante, appositamente studiato dal Comitato Centrale…

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“Zelig” e i nuovi anni 20

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Assomigliare agli altri, ai “vincenti” con cui si entra in contatto, agli influencer cliccatissimi e straricchi, al trapper di turno che sbraita di ribellioni basate sul nulla, ai potenti che dominano la scena politica ed economica, alle star del cinema e della televisione, alle belle cantanti di MTV… Avvicinarli almeno, assorbirne il successo per illudersi di riprodurlo in parte nel quotidiano; assumerne le fattezze, gli stili, i gesti, il look, e quindi la gloria.

Adattarsi politicamente, a seconda che si tratti di un governo blu-grigio o blu-viola: essere un po’ grigi oggi e un po’ viola domani, lasciare che le sfumature tra i due colori del momento penetrino fin dentro l’altra parte, diluendo l’eventuale ideologia che sta alla base dell’azione politica. Tutto questo per continuare a piacere, a essere amati, a restare sul pezzo. Per sopravvivere senza problemi.

Mimetizzarsi sui social, cercare di essere un altro, migliore, di successo, brillante, accettato, condiviso, taggato, addirittura amato. Riuscire ad essere un fenomeno in una generazione di sedicenti fenomeni, aizzati dalla pubblicità, da un apparente successo sbandierato dal capitalismo e dal suo braccio consumistico attraverso la sofisticata arma della pubblicità: il vero individualismo è morto da tempo, vuoi per esigenze rivoluzionarie, vuoi per un lento adattamento alla facilità esistenziale prospettata dal consumismo; ha lasciato il posto a un’innumerevole quantità di tanti piccoli falsi individualismi, ignari gli uni dell’esistenza degli altri, simboli egoici di personalità inesistenti; tutti speciali, posti sullo stesso livello del podio, aventi tutti le stesse apparenti possibilità. Sono riusciti a separarci; ci siamo lasciati separare senza battere ciglio. C’è chi si adatta, caso mai inconsapevolmente, assomigliando agli altri, a quelli con cui entra in contatto senza però compiere un reale confronto e un’analisi oggettiva delle differenze; e c’è chi, una volta scoperto il trucco, tenta di distinguersi, ma nel farlo, a volte, finisce addirittura per essere più conformista di chi non pensa affatto di perseguire la via dell’anticonformismo. Paradossi possibili e per niente rari.

Il “camaleontismo” dello Zelig di Woody Allen è il risultato di un ‘tirare a campare’ consigliato in punto di morte dal padre del protagonista; è l’arma di difesa di un “uomo massa” che cerca di evitare le violenze e i dolori del confronto e dello scontro sociale: piacere agli altri per non soffrire e per avere vita facile. Il “piacismo” berlusconiano e il più recente “likesimo” facebookiano ne rappresentano le odierne appendici. Se negli anni ’20 del XX secolo l’uomo è sconcertato e impaurito dalla realtà che lo circonda ed è sempre più disorientato a causa della mancanza di valori caratterizzante l’epoca contemporanea, oggi – al netto di un equivalente sconcerto e di una condizione disvaloriale ancor più marcata – la “reazione camaleontica” è facilitata da una “liquidità comunicativa” che non esisteva in quegli anni ’20 utilizzati dal genio cinematografico di Woody Allen come sfondo per le vicissitudini psichiatriche di Leonard Zelig.

I “ruggenti” anni ’20, i mitici Roaring Twenties, compresi e compressi tra i disastri del passato e quelli ancora da venire: tra le macerie della prima guerra mondiale e la crisi economica del ’29 (la Grande depressione), tra le speranze sociali inoculate dalla Rivoluzione d’Ottobre del 1917 e le premesse geopolitiche che avrebbero dato il via a un secondo disastroso conflitto mondiale. Il tutto condito, a suon di jazz, da nuove mode, un nuovo taglio di capelli per le donne, nuovi balli scatenati, tanto alcol venduto clandestinamente negli speakeasy a causa del proibizionismo e un “fanatismo futurista” per le macchine e le nuove tecnologie che sembravano facilitare la vita a una parte di umanità di quel secolo appena nato. Tutta questa frenesia può disorientare e confondere gli animi sensibili, può schiacciare l’uomo medio che non ha molti mezzi per emergere e per sfruttare le novità dell’epoca.

Oggi, ormai assuefatti e vaccinati, più che un ruggito possiamo concederci tutt’al più un flebile miagolio nella notte del “abbiamo visto già tutto”. Non siamo in grado di assaporare nemmeno più il disorientamento causato dallo stupore del nuovo che avanza perché un vero nuovo non c’è. Scomparsa la frenesia, ci è rimasta la fredda emulazione dell’influencer via social: almeno l’insicuro Zelig per diventare qualcun’altro scendeva in strada, s’intrufolava in ambienti e realtà distanti dalla propria, toccava i suoi nuovi interlocutori, ne assorbiva per “osmosi” fattezze e gestualità.

Oggi viviamo una strisciante crisi economica e la povertà colpisce le classi deboli esattamente come nel ’29; la seconda guerra mondiale è lontana nel tempo ma in compenso ne stiamo vivendo una terza “a puntate”; i nazionalismi stanno riprendendo forza e l’odio per gli ebrei sembra vivere una seconda giovinezza come se la memoria storica fosse stata resettata da un’ondata negazionista di “in fin dei conti io all’epoca non c’ero!” Che differenza c’è tra gli anni ’20 dello scorso secolo e quelli del XXI secolo che ci apprestiamo a vivere? Dal punto di vista dei contenuti sembrerebbe nessuna.

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Ucronie: le cellule staminali della Storia

Il cerchio si chiude (il termine “periodo” deriva dal greco “perìodos” che significa circuito, giro…) e così la Storia coincide con le Ipotesi Espresse (i “fenomeni” di cui sopra): il vissuto è un continuo deviare da un percorso storico che in realtà non esiste se non per merito di chi crede nel Destino. Il percorso va tracciato alla fine del cammino e non durante o all’inizio. Crediamo di scegliere, ma in realtà deviamo continuamente in base a caotiche Leggi. La risultante parziale di tutte le deviazioni è la Vita che vediamo, in noi e fuori di noi, ma non già la “vita che sarà” perché quest’ultima è territorio esclusivo delle Ipotesi non storiche ma futuribili. La Storia è storia di deviazioni.

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Il metodo ufficiale di ricerca storica possiede il merito, ed insieme il limite, di catalogare e razionalizzare, in base ad una sequenza cronologica e ad un riscontro nella realtà, tutti quegli eventi che caratterizzano un periodo, fornendo al giudizio dei posteri una necessaria e ordinata visione “dall’alto”. Ed è esattamente attuando tale visione “scientifica” ed equilibrata dei fatti che i documenti e le testimonianze “sparse” acquisiscono dignità storica ed entrano a far parte dell’eredità umana di una nazione e, nella maggior parte dei casi, dell’intero patrimonio storico mondiale.

A partire dai margini di tale nucleo storico ufficiale si estende l’ampia zona, non priva di fascino, della cosiddetta fenomenologia dietrologica (un neologismo binomiale al gusto di ossimoro) che, nonostante si affidi ai tipici strumenti di ricerca sperimentati dalla Storia Ufficiale [“fatto” storico (phainòmenon)> raccolta dati> dimostrazione], predilige l’indagine su più “maliziose” tematiche soggettivate e, per questo, non accettate definitivamente…

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Da “Esperimenti”

Ricordi, visioni, fantasie, opinioni, appunti, piccole autarchie letterarie, osservazioni didascaliche, innocenti juvenilia… a volte racconti.

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tratto da “Esperimenti”, raccolta di racconti

(SECONDA EDIZIONE)

(ed. nugae 2.0 – 2009)

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Da “La bistecca di Matrix”

I libri, il senso d’appartenenza e l’elogio della diversità

Breve saggio semi-filosofico e decostruttivista per scoprire nuove forme di salvezza e il carattere eversivo della propria esistenza.

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(tratto da “La bistecca di Matrix”, ed. nugae 2.0 – 2009)

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Il sorriso di Noodles

Non importa se siamo andati a dormire presto la sera o se ci siamo nascosti nel buco del culo del mondo: la vita alla fine ci scova sempre e ci sottopone alle prove scelte da lei, perché quelle che noi vorremmo scegliere non valgono.

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E come Noodles alla fine del film “C’era una volta in America”, anche noi, a conclusione di un anno, non possiamo fare altro che sfoggiare il classico sorriso inebriato alla “nonostante tutto”, consapevoli che si tratta di un sorriso artificiale ottenuto con “l’aiutino”, stupefatto, inebetito, chimico, nel nostro caso alcolico visti i menù delle feste, di un disincantato sorriso d’ufficio tanto per tirare a campare, illudendoci di aver vinto per il solo fatto di essere ancora vivi. E per molti il traguardo è quello, non di essere “vivi di qualità”. Perché, proprio come per Noodles, ci sono momenti assurdi nella vita in cui il sorriso non può che essere strappato fuori in questo modo, dal sogno, dal fumo che stordisce: le naturali, e reali, vie della felicità non funzionano, anzi non esistono, essendo la felicità un miraggio inventato dal marketing e da alcuni filosofi idealisti. Perché solo l’ironia che…

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“Sol Invictus”, da Nessuno nasce pulito

L’ultimo autunno del secondo decennio del XXI secolo ci sta per salutare: si entra così nella prima stagione invernale del nuovo decennio ma al tempo stesso comincia ancora una volta, come ogni anno, la lenta ma inesorabile e speranzosa risalita dal buio verso la luce; è una risalita astronomica ma simbolicamente rappresenta anche molto altro, è una ripresa in cui dobbiamo e possiamo credere perché è l’universo che in silenzio ci insegna come fare. Al di là di ogni religione e di ogni filosofia, al di là di ogni inutile separazione tra pagano e cristiano. Dal giorno meno luminoso dell’anno, dal punto più oscuro del nostro cammino terreno alla luce della prossima primavera esistenziale: non esiste una sconfitta permanente ma solo discese e salite… Non esistono punti fermi e morti irreversibili ma solo un eterno movimento che è vita. Buon solstizio!

tratta da “Nessuno nasce pulito” (ed. nugae 2.0 – 2016)

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Primo Congresso di WikiPoesia

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Il Primo Congresso di WikiPoesia si svolgerà il prossimo 3 gennaio 2020 dalle ore 17:00 alle ore 19:00, presso la sede di SOMS, Società Operaia Mutuo Soccorso, Vicolo del Teatro, 1 – Domodossola.

Per leggere il programma dei lavori: QUI.

COMUNICATO

È in arrivo il primo Congresso Nazionale di WIKIPOESIA. Domodossola, rinomata per il prestigioso Borgo della Cultura, è stata prescelta fra tutte le città italiane per ospitare questo primo evento nazionale.

WikiPoesia è un’enciclopedia poetica nata il 21 marzo 2019.

WikiPoesia contiene informazioni relative ai premi di poesia, poeti contemporanei, poesie premiate ai vari concorsi tenuti in Italia; schede di case editrici e agenzie letterarie; collegamenti a blog, riviste di poesia, associazioni e accademie; luoghi poetici da visitare.

Si tratta di un infomediario in continua evoluzione per poeti, editori, lettori, operatori culturali, ma anche per coloro che si avvicinano per la prima volta al vasto mondo dei premi letterari e sono alla ricerca di una bussola che li possa orientare negli oltre 500 premi di poesia.

Grazie all’impegno dei volontari si possono trovare premi di poesia, poeti e case editrici, ma anche leggere gratuitamente le poesie premiate che abbiamo pubblicato. Per navigare nell’enciclopedia, occorre digitare le parole di ricerca nella finestra in alto a destra dove appare “Cerca all’interno di WikiPoesia“.

Scrittura artigianale: dalla scultura all’enologia passando per Forrester

Decantare non è solo sinonimo di selezione e di tagli ma anche di ossigenazione: mentre eliminiamo le impurità, abbiamo anche la possibilità di introdurre nuove idee, nuovi elementi capaci di ‘ossigenare’ la storia, di renderla più dinamica, interattiva, musicalmente fluida. Un’ossigenazione che non può essere effettuata già dopo la fine della stesura principale. Durante l’attesa che precede il ‘travaso’ lo scritto non deve essere toccato, mosso, riletto o peggio ancora riscritto.

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Ho sempre considerato valido il paragone tra scrittura e artigianato in generale, tra scrittura e scultura in particolare.

L’atto scritturale, per qualcuno, sarebbe ancora da relegare in un ambito creazionistico, caratterizzato da ispirazione divina e fatalismo. È vero: il passaggio dall’immaginazione di una situazione al concepimento dell’incipit rimane in fin dei conti un ‘mistero’, ma pur sempre un mistero laico. La ricerca della voce narrante è un ‘lavoro’ che confina con la metafisica: non esiste una tavola periodica delle idee. Dall’immaterialità interiore si passa miracolosamente al segno visibile e modificabile, dalla proiezione mentale di un dettaglio catturato tra la veglia e il sonno si giunge alla narrazione di una storia inventata, ma non per questo meno vera della vita reale.

Struttura

Preparare una ‘scaletta’ degli eventi, documentarsi, progettare la sequenza di forme eterogenee da far comparire nel testo, scrivere una sorta di “racconto parallelo” fatto di elementi embrionali e…

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La medicina

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Bella è la parola
che si rende utile,
docile creta
modellata in mani
calde di sconfitta,
crogioli in pelle
per farmaci sussurrati.

Dita tremanti di tempo
pestano i vari composti,
plasmano senza sosta
materia oscura
da indicibili archivi.
Ottenendo parole nuove
rese morbide da ricerche silenti,
intrecci tenuti a mente
come trame di vecchi film.

Versi domati dall’azione
energica e disperata
dei cercatori di forma
si offrono in sacrificio
alla lenta medicina del suono,
anche se incerto è l’esito del male.

Ditemi, chi mai userebbe
coaguli di cemento
per chiudere ferite aperte?

2° classificato poesia inedita, “Premio Melagrana – Città di Caserta” (ed. 2019)

– video correlato –

“La Cura”, Franco Battiato

 

Reflusso

È uno iato che non trova pace
si apre e si chiude, incurante
questa speranza affacciata
alla ringhiera della solitudine,
è una luce intermittente
sulla parte più vera dell’omesso
un gioco di dadi in ritardo
lanciati contro le amate pareti del silenzio.

Ma c’erano già l’umana sorte
e la morte ingannata
a dividere i destini
a rendere illusoria
sull’orizzonte conosciuto
quella nostra parvenza
di ridicola onnipotenza.

TINTIN e la psicogenealogia

nulla si dimentica, tutto rimane in noi e si tramanda da padre in figlio. Anche ciò che crediamo di aver rimosso, permane nei secoli dopo la nostra morte fisica.

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“I morti non sono degli assenti, sono solo degli invisibili”

S. Agostino

Che relazione può mai esserci tra Tintin, il protagonista del fumetto di Hergé, in questi giorni riproposto al cinema nel film d’animazione intitolato “Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno” con la regia di Steven Spielberg e co-prodotto dal ‘tolkieniano’ Peter Jackson, e la cosiddetta psicologia transgenerazionale o psicogenealogia? Apparentemente nessuna se non fosse per il fatto che due personaggi collaterali, l’ebbro Capitano Haddock e il suo infido rivale Ivan Ivanovich Sakharine, vivono nel corso della storia delle vere e proprie esperienze psicogenealogiche.

Mi spiego meglio. Quando il Capitano Haddock, nel deserto e successivamente nell’infermeria di un accampamento della Legione Straniera, rivive le esperienze marinare dell’antenato Sir Francis Haddock (esperienze indotte, per motivi di facilitazione narrativa, dalla lunga permanenza sotto il sole e dagli effetti dell’alcool etilico ingerito), dimostra di essere…

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“Lo spirito del terrorismo” di Jean Baudrillard

L’atto terroristico nasce dal bisogno ‘moderno’ di essere ovunque grazie a un gesto eclatante, di comparire nella realtà di tutti noi per veicolare un messaggio globale e prepotente.

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Scritto in riferimento agli attentati dell’11 settembre negli Stati Uniti, questo saggio di Baudrillard (Raffaello Cortina Editore, 45 pagine) è utile anche all’interpretazione di alcuni aspetti riguardanti i recenti fatti terroristici di Brindisi (la bomba davanti alla scuola Morvillo Falcone) e prima ancora di Genova (la ‘gambizzazione’ di Roberto Adinolfi). Quali meccanismi comunicativi convivono intorno a un atto terroristico? Il terrorismo è un gesto orribile proveniente dall’esterno della società (come se fosse una sorta di azione aliena) o è un gesto ‘allevato’ inconsapevolmente all’interno di essa? (<<… perché il male è qui, è dappertutto, come un oscuro oggetto di desiderio…>> pag. 10). Il terrorismo, che piaccia o meno, è un sottoprodotto aberrante di questa società: non proviene da mondi lontanissimi; anche le istituzioni che s’impegnano a combatterlo, coloro che s’indignano e indignandosi diffondono le notizie relative all’atto terroristico, lo tengono indirettamente a battesimo.

<<… Siamo or­mai molto al di…

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