Totale dedizione

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Lontana nel tempo e nello spazio
è la totale dedizione
a quell’amore cuscinetto
tra le vite di ieri, sfiorato

ne colgo ancora i bagliori
in gloriose biografie,
come lampi di sole nei miei occhi
riflesso da un comignolo girevole.

~

(ph M.Nigro©2024)

“Fenomenologia della poesia facile” su Il Mangiaparole n.22

Il mio articolo intitolato “Fenomenologia della poesia facile. Dalla neolingua alla neopoesia” (già pubblicato qui e qui) è stato riproposto sul n.22 del trimestrale di poesia, critica e contemporaneistica “Il Mangiaparole” (Edizioni Progetto Cultura, Anno VI). Ringrazio la Redazione e il Direttore Matteo Picconi per questa opportunità e per l’accoglienza.

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Davide Morelli su “Carte nel buio”

Un grazie sentito al poeta, saggista e critico letterario Davide Morelli per queste sue parole come sempre competenti e importanti sulla mia raccolta “Carte nel buio”… E un grazie anche a La Gilda dei Lettori per aver pubblicato la recensione…

PER LEGGERLA: QUI!

“Libri usati” su Poesia Ultracontemporanea

Grazie mille a Poesia Ultracontemporanea per aver pubblicato la poesia “Libri usati” tratta dalla raccolta “Carte nel buio” (ed. nugae 2.0 – 2024)…

Difendo i confini

Difendo i confini del mio sacro confino,

è immateriale come parole d’aria, non scritte
l’umore grigio toccando panni dismessi
effimero come il calore del nostro corpo
lasciando le dimore ereditate
un’idea sul margine della strada
come un cancello sospeso nel verde
senza fili spinati a chiudere un discorso
il passaggio di vite senza cronaca.

Difendo i confini del mio mondo
dai pronostici dell’ovvio
dalle scadenze del senso comune
dai cronometri dell’ansia,

fuggo di sera su cammini ignoti,
un ultimo respiro sconosciuto
prima del ritorno verso casa.

(ph M.Nigro©ottobre2024)

L’ultima occasione di gioventù

L’ultima occasione di gioventù
è in questo sole d’autunno,
esso matura frutti antichi, conosciuti
come i passi usati in campagne amate

se le pagine del libro odorano di muffa
lasciale all’aria fredda di una dolce sera,
sei padrone del tuo tempo e non lo sai!
non conosci l’ora esatta della fine
ma avanzi con fede cieca verso la notte.

a Vincenzo Pietropinto

Tre inediti per l’antologia ANTEPRIME. Gli inediti di Finestre (vol. I)

Con tre miei inediti (Le cose che siamo stati; L’ascoltatore; Matria) ho risposto alla prima call per l’antologia trimestrale Anteprime. Gli inediti di Finestre (vol. I) curata dal poeta e critico David la Mantia che ringrazio… “Finestre” è il lit-blog della rivista “L’Irregolare”.

Per leggere l’antologia contenente 42 autori contemporanei: QUI!

Fernanda Ferraresso su “Carte nel buio”

Grazie a Fernanda Ferraresso e a “Sentieri di Cartesensibili” per questa bella nota alla mia raccolta “Carte nel buio“… 🙏

Giacevi così mi parve…

La casa del custode
con la sua luce tenue
da una vita privata
veglia ancora oggi
su quello che fummo,
in epoche che sembravano
clementi come un ultimo giorno
di scuola e di speranze.

Hai avuto la tua occasione
esanime dalle zampe verdi
che giaci sulla banchina
della mia partenza a tratti,
in attesa dell’aruspice passante
per leggere in te
ardui futuri da sovvertire.

Tentenni ancora
nei pressi della stazione,
non hai dimenticato
quella possibilità di andare.

(tratta dalla raccolta “Pomeriggi perduti”, ed. Kolibris – 2019)

(immagine: quadro di Renato Guttuso, Sera a Velate – 1980)

Sogno o son testo?

La parola indaga su frammenti labili di vita
come carta moschicida
cattura nel buio volanti sogni impercettibili
immagini svanite con le prime luci
di un risveglio cosciente ma ignorante.
Si coagulano sotto forma d’inchiostro
impressioni passate e gesti archiviati.
Delicato è il passaggio alchemico, scellerata traduzione
dall’idea annebbiata al segno testuale,
una perdita di metadati attenta
alla stesura del mio lascito.
Nel rumore silenzioso di una riga
tutta la speranza dell’eternità.

(tratta da “Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0 – 2016)

(immagine di Zygmunt Andrychiewicz)

“Voglio un piano quinquennale, la stabilità.”

Cambiano i colori, le forme di sempre
nuove scale di grigi nell’aria tersa della fine
tutto è più chiaro di ritorno dall’inferno,

chissà se riconoscerà la strada di casa
anche la parola persa nel trasloco
dalla vita di ieri alla dimora della speranza,
se saprai portare il peso delle vite sfiorate
dei viaggi iniziati a caso
delle ore occupate per miracolo
dei personaggi indossati
delle fughe sui traguardi laureati
delle esistenze provate in camerino
ma senza andare in scena,
se il loro ricordo non premerà troppo forte
sull’osso dell’espiazione.

Un altro autunno dirà messa
sull’altare dei trascorsi equinozi,
cambiano i nomi dei tuoi mille lavori
e i volti dei passanti senza traccia,

ti stupisce ancora sull’orlo della notte
la consumata trama degli anni dispersi,
sai già che molti di quelli che sei stato
le loro insperate parole a matita
non faranno ritorno al richiamo del tramonto.

(1) il titolo di questo componimento è stato consapevolmente “preso in prestito” dal testo del brano “Live in Pankow” dei “CCCP-fedeli alla linea”.

Continua a leggere ““Voglio un piano quinquennale, la stabilità.””

“Carte nel buio” su Margutte

Un grazie a Silvia Pio e alla redazione di “Margutte” (Non-rivista online di letteratura e altro) per aver presentato alle sue lettrici e ai suoi lettori – all’interno della rubrica La Voce di Calliope – la mia raccolta “Carte nel buio”

Per leggere l’articolo/segnalazione: QUI!

“Mi vien la Musa, la magnifica cupezza, e la Ginestra. Un saluto all’amico Giacomo”, di Ilaria Cino

Sola tra persone che cenano sole come a testimoniare nel pubblico una storia che non è stata uguale per tutti, mi vien la Musa, la magnifica cupezza, e la Ginestra. E così riprendendo la scrittura, il sovrumano sforzo, e la pietà di un invito […/A queste piagge / venga colui che d’esaltar con lode / il nostro fato ha in uso, e vegga / quanto è il genere nostro in cura / all’amante natura /…]. La Napoli del poeta “bruttissimo” come Leopardi amò dire di sé, e del suo unico ritratto in vita (1), non fu così diversa da quella del 1976 di mia madre, di me prossima ad avvenire con fatica, e dalla Napoli assente di questo farsi ventunesimo secolo. Fedele ad una poetica del vero, e del terribile che ne penalizzò la lettura d’oltralpe, e postuma, G. Leopardi concepì la canzone libera “La Ginestra”, di settenari sciolti, durante il suo soggiorno a Napoli, nel 1837, in simili contesti di grande moria, e dell’apparire di figure misteriose come maschere napoletane che vanno ad incensare le strade. La Ginestra fu l’ultimo mirar del poeta di Recanati, come ne scriverà la sorella Paolina, terzogenita di casa Leopardi, “donna di rara indipendenza intellettuale, nel suo addio a Giacomo, tumulato nella chiesa di San Vitale sulla via di Pozzuoli” (2).

Continua a leggere ““Mi vien la Musa, la magnifica cupezza, e la Ginestra. Un saluto all’amico Giacomo”, di Ilaria Cino”

Corri ragazzo, corri!

“… Corri ragazzo, corri!

alla stessa velocità del mondo.

Mimetizzati

e lascia le pause agli indecisi pensanti,

perché fino a quando correrai

nessuno si accorgerà di te…”

(dalla raccolta “Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0 – 2016)

Leibowitz

Torneranno le danze della pioggia
e in notturni falò ancestrali
bruceremo le app meteo,
come ai tempi di Leibowitz
pire di libri mai letti, condannati
roghi di carne scienziata
in sacrificio ad antichi errori sapienti.

Mettere in dubbio il dna
la verginità di Maria
l’uomo sulla Luna
la sfericità di mondi al tramonto
le cose invisibili e visibili
il racconto dell’inviato
il credo nel sempre saputo,
anche nell’immagine reale
ingannata dall’artificio intelligente
non avremo più fede.

In dubbio la terra calpestata
l’aria respirata
i pensieri pensati
l’umanità sfiorata,
saturi di conoscenza
ci affideremo al mistero

tornerà il futuro nei fondi di caffè,
i fulgatores, gli aruspici
gli etruschi àuguri
riprenderanno a indicarci sui social
il destino dei viaggi spaziali,

e scenderemo ignoranti
nell’Ade dei chissà.

(immagine: FONTE)

 

Espiazione

Non gettare tempo al nulla
all’algoritmo che non legge,
non più messaggi in bottiglie
rotte dal flusso di acque elettriche,

sfiora le mani della donna infedele
rifiuta la musica solitaria di ieri
prega come se vedessi dio, e chiedi
bussa, progetta, strappa con coraggio
il pronostico crudele sul destino
viaggia non per noia da perdigiorno
lungo i nuovi sentieri della grazia,
ma per espiazione
sia l’intento dei giorni a venire.

Dal quartiere bruciato d’agosto
grida di madre ferita negli ultimi inverni
si levano insieme all’arsura di guerre lontane,
è già dolce in bocca e sulla pelle l’autunno alle porte
una sicura promessa che non prevede la morte dell’anima.

(ph M.Nigro©2024; titolo: me stesso)

Non può essere tutto qui!

“… Prove di serenità

autunnale

troppo lontana

per salvarci,

costretti a vivere

l’ennesimo agosto

tra briciole di luce

e sotterranei valori…”

(tratta da “Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0 – 2016)

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Su “Errata Complice” di Stefania Giammillaro, nota di Carla Malerba

C’è talvolta una naturale intesa tra donne che scaturisce da qualcosa difficile da definire e che diviene momento privilegiato o affinità elettiva, che dir si voglia.

Raro dono che unisce improvvisamente, attraverso il sentire poetico e fa scorgere elementi comuni che servono ad una comprensione della vicenda umana e spirituale di chi si legge, tale da riconoscere nello scritto stati d’animo familiari, legati a sentimenti di gioia o di dolore. Mi sono avvicinata alla raccolta di Stefania Giammillaro* empaticamente, da donna a donna, cercando di cogliere nel verso e nella parola quello che io stessa avrei scritto o sentito di dover dire.

Quella di Stefania è poesia d’amore, quasi un diario dei giorni trascorsi dove nella figura maschile che si affaccia non leggiamo caratteri distintivi: né occhi, né mani, rare parole. È la ricostruzione di un percorso iniziato fiduciosamente e poi interrotto lasciando nella mente e nel cuore segni difficili da cancellare.

Solo una serie di presagi anticipano quella presenza, quasi nascosti da versi che appuntano ciò che è stato, ciò che sarà. Invocazioni profetiche – sorprendimi con le labbra serrate / al buio di ogni promessa – voluti controsensi – tienimi stretta per non cadere / nelle tue mani.  Così si staglia nell’ombra la figura indistinta di chi non ha saputo amare mentre la voce poetante ricostruisce la vicenda senza indulgere a visioni consolatorie.

C’è un senso di consapevolezza piena in questi versi che si avverte e accompagna fin dalle prime liriche: in essi non si attenua il ricordo del rimbombo dei flutti marini, né nulla si distende nella preghiera scandita dall’efficacia degli imperativi pur rimanendo sempre la poesia ancora di salvezza in cui il patto si rende necessità vitale (nascondimi, preservami, tienimi stretta…); la metrica ha una solennità incidente, il senso profetico non abbandona il lettore mentre ribadisce la conoscenza di una crudele incapacità di amare.

Tuttavia nella poesia di Giammillaro la ricerca del bene è sempre ricorrente, si apre come qualcosa in cui credere, nonostante l’incertezza in cui l’anima si trova fino a diventare invocazione nei versi che racchiudono tutto il non-detto:

Accarezzami dal conforto / racchiuso nel non decidere /

se amarmi / – per non soffrire / o odiarti / – per non morire

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“Mal’ore”, booktrailer #4 da “Carte nel buio”

Michele Nigro legge la poesia “Mal’ore” tratta dalla raccolta “Carte nel buio” (poesie / 2019-2024), ed. nugae 2.0 – 1ª edizione: maggio 2024; prefazione di Carla Malerba, postfazione di Emma Pretti.

Copertina rigida, brossura, ebook: https://www.amazon.it/dp/B0D37RYDT1

Su “Became”, racconto ‘in fieri’ di Sandro Battisti: una nota pioniera di Barbara Anderson

Quella di seguito riportata è una recensione in anticipo sui tempi. Ne sono venuto in possesso attraverso vie collaterali e riguarda il nuovo lavoro di Sandro Battisti, ambientato nell’Impero Connettivo, che lo stesso autore sta ancora editando; la recensione alla prima stesura è a cura di Barbara Anderson, che redige recensioni sul conosciuto blog Les fleurs du mal, ed è una testimonianza in embrione di ciò che normalmente è precluso ai lettori: le bozze di lavoro. La particolarità di questa novelette è che inserisce nella saga dell’Impero Connettivo il concetto del sesso quantico, ovvero dell’estensione sessuale che si muove attraverso una quantità trascendentale di dimensioni postumane.
Lo scritto, Became, sarà pubblicato presumibilmente nell’inverno prossimo dalla casa editrice Delos Digital, nell’ambito della collana L’Orlo dell’Impero che racconta gli eventi dell’Impero post Premio Urania, riconoscimento che l’autore ha vinto nell’edizione 2014; a ognuno quindi il suo giudizio e, soprattutto, non vedo l’ora che la novelette venga pubblicata, così da leggerla. Immergetevi nei dettagli della Anderson, estremamente attenta e precisa nel descrivere le sensazioni, e buon hype
PS – Silvio Sosio, quante recensioni hai letto finora di bozze ancora da sistemare?
Barbara Anderson, farai anche una recensione al libro ufficiale, così da tracciarne le differenze?
Became, Sandro Battisti. A cura di Barbara Anderson
Quanto è complicato recensire un romanzo e una storia che ci è piaciuta molto?
Tantissimo perché ci sarebbero tante cose da dire, da spiegare, da raccontare e quando le emozioni implodono dentro diventa complicato sezionare, scindere e dividere le sensazioni e le emozioni categorizzando in comparti stagni in modo da poter fare un’analisi accurata del tutto.
E io non posso scindere quello che per me è bello nella sua integrità.
Premetto che adoro la scrittura di Battisti, che trovo pura arte comunicativa dell’anima e dell’immenso.
Ho scoperto il suo impero connettivo, luogo dal quale non riesco a staccarmi mai, perché è l’unico posto letterario in cui mi riconosco e mi riscopro immersa in un’immensità di energia in espansione verso l’esplorazione di nuovi universi partendo da quelli interiori seppur ormai gli abitanti di Nefolm sono postumani e io sono una forma quasi Neanderthal dell’essere umano.
Ho avuto il privilegio e l’onore di leggere questa storia quando ancora era allo stato grezzo, ancora intoccata, non modificata, pura nella sua vera essenza; così come era trasudata dalla mente del suo autore.
Entrare nell’intimo di un prodotto artistico è qualcosa di assolutamente magico e speciale, un onore di cui faccio immenso tesoro poiché mi permette di capire il modo in cui l’autore lavora, sviluppa le idee, di come una storia nella mente di un uomo diventa (became) un prodotto finale; una storia avvincente ed emozionante. La sua trasformazione.
Con Battisti di questo si tratta, di trasformazione, di comunicazione, di visione, di espansione.
Le connessioni dell’impero connettivo avvengono attraverso la comunicazione, gli scambi di dati non solo tra individui ma anche tra oggetti, luoghi e cose. Tutto è collegato, tutto comincia e prosegue con tutto.
La percezione fisica e psichica è qualcosa che supera il concetto di materia e di tempo ed è negli spazi che restano aperti gli accessi ad altre possibilità, ad altri universi paralleli, vicini e lontani.
Nello spazio ma anche all’interno della nostra anima, dei nostri sogni, degli anfratti inesplorati della nostra mente.
Il messaggio di Battisti arriva attraverso un linguaggio forte, intenso, profondo, complesso magari per un lettore inesperto non abituato a un lessico così ricercato e particolarmente bello.
Dal primo romanzo che lessi di questo autore rimasi subito incantata proprio da quella forma di linguaggio che diventava la pura essenza del messaggio linguistico verbale, iconico, visivo, mimico, gestuale ma possono delle parole racchiudere anche la fisicità? Oh sì che possono soprattutto se le parole vengono utilizzate con peso e leggerezza, come vettori che trasportano informazioni di aggiornamento a un software ormai datato che ha bisogno continuo rinnovamento e io sono un software che non sono mai riuscita a caricare in questa realtà in cui vivo.
Le storie di Battisti non sono solo caleidoscopiche fantasie, non sono solo fantascienza, non sono solo il frutto di una personalità weird.

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