
Anteprima/”assaggio” su Asino Rosso (Il Giornale Libero di Ferrara) dell’intervista al sottoscritto da parte dello scrittore ferrarese Roberto Guerra; la versione integrale prossimamente sul sito de “La Zona Morta”…
Per leggere: qui!

Anteprima/”assaggio” su Asino Rosso (Il Giornale Libero di Ferrara) dell’intervista al sottoscritto da parte dello scrittore ferrarese Roberto Guerra; la versione integrale prossimamente sul sito de “La Zona Morta”…
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Nel sito di Edizioni Kolibris presentazione del neonato “Pomeriggi perduti”, la mia raccolta di poesie (COLLANA CHIARA – POESIA ITALIANA CONTEMPORANEA), con il link alle anteprime in italiano, inglese (Iris News) e spagnolo (Vallejo & Co.) e un estratto delle prefazioni di Chiara De Luca e Stefano Serri.
Per leggere la presentazione: qui!
Nonostante tutto, la penso ancora così…
“Anche dopo aver conquistato l’inebriante compagnia della folla e il calore amicale della carne, bisognerebbe avere il coraggio di chiedere a se stessi se i sorrisi della comitiva, che per una sera c’hanno distratto dalla solitudine e dalle fatiche dell’esistere quotidiano, rappresentino la qualità finale di un’evoluzione di cui non conosciamo la profondità o solo uno stadio intermedio e acerbo verso la realizzazione di un rapporto interpersonale più solido e scarnificato. Anche dopo aver soddisfatto il corpo con scariche endorfiniche causate da non durature felicità sportive e sessuali bisognerebbe domandarsi se quel senso di appagamento emotivo e fisico non sia in realtà solo uno dei gradini più bassi della scala verso il miglioramento del sé. La fidelizzazione attuata dal marketing offusca le menti nate ignoranti e che non nutrono speranze di livelli che non conoscono. Siamo soli anche stando in compagnia; siamo ancora a metà strada anche dopo un cammino solo all’apparenza soddisfacente. La faccenda dell’uomo sociale nasce dall’esigenza di educarsi reciprocamente in vista di un bene comune, ma la vera natura umana viene forgiata dal silenzio della solitudine…” (continua)
Anche dopo aver conquistato l’inebriante compagnia della folla e il calore amicale della carne, bisognerebbe avere il coraggio di chiedere a se stessi se i sorrisi della comitiva, che per una sera c’hanno distratto dalla solitudine e dalle fatiche dell’esistere quotidiano, rappresentino la qualità finale di un’evoluzione di cui non conosciamo la profondità o solo uno stadio intermedio e acerbo verso la realizzazione di un rapporto interpersonale più solido e scarnificato. Anche dopo aver soddisfatto il corpo con scariche endorfiniche causate da non durature felicità sportive e sessuali bisognerebbe domandarsi se quel senso di appagamento emotivo e fisico non sia in realtà solo uno dei gradini più bassi della scala verso il miglioramento del sé. La fidelizzazione attuata dal marketing offusca le menti nate ignoranti e che non nutrono speranze di livelli che non conoscono. Siamo soli anche stando in compagnia; siamo ancora a metà strada anche…
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Presente anch’io con il mio racconto “The Padre PIO Show”…
dalla recensione di Previti: “… molte opere con l’implicazione religiosa e una serie di altre storie sul tema sono presenti nell’antologia curata da Catalano e Pizzo. Una esauriente raccolta, presenti tanti importanti scrittori italiani che affrontano temi legati appunti a questi argomenti pur se non trascurano una certa impronta satirica toccando vari aspetti di quello di cui la chiesa si occupa ma che spesso oscilla tra superstizione e falsa credenza prima di sfociare nella vera fede…”
Fantascritture - blog di fantascienza, fantasy, horror e weird di gian filippo pizzo
Santi e Santità, luoghi sacri e profani, misteri religiosi e della fede, miracoli, l’Inferno, il Paradiso, l’Aldilà.Poi la Chiesa con i suoi poteri temporali e spirituali, poteri che
si estendono anche oltre il nostro pianeta. Nuovi passi avanti nella tecnologia e nella scienza, in più casi la Chiesa e la Fede si sentono sorpassati e messi in crisi.
Ecco un’antologia dove a una “supposta”realtà fatta di azioni e avventure si uniscono elementi di fantasia, teologia, religione, sopravvivenza, riflessione, mistero, antici-
pazioni sul futuro e ricordi del passato.
Quando si parla di fantascienza i dotti curatori dell’antologia Nostra Signora degli Alieni Walter Catalano e Gian Filippo Pizzo osservano che nell’immaginario collettivo
fantascienza è equiparata a un genere narrativo e di conseguenza televisivo e cinematografico, dove si legge, si vedono astronavi che solcano lo spazio, viaggi interplanetari,
alieni che…
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Su Iris News una bellissima versione inglese di alcune poesie da “Pomeriggi perduti” a cura del poeta e traduttore canadese Gray Sutherland. Interessante ed emozionante, come accaduto anche con la versione in spagnolo, leggersi in un linguaggio e con un ritmo differenti dall’originale. Un grazie particolare a Chiara De Luca per aver fatto incontrare le mie poesie con Gray Sutherland.
Lost afternoons è anche il titolo dato, in tempi non sospetti, alla foto di testata di questo blog: quella del “tramonto nuvoloso con antenna”, per intenderci!
A selection of poems from Michele Nigro’s poetry collection “Pomeriggi perduti” [Lost Afternoons], wonderfully translated by Gray Sutherland.
Per leggere la selezione tradotta, qui!
One Centigrade (Grado Celsius)
With the coming of the first
night-time warmth
through the open window
street scares reach up to me.
Someone bumming down the alleys
moans a lament, “Mom, mom!”
life withdrawal symptoms
a sleepless siren among my dreams
desperate bell chimes
heatwave shindigs
and easy knives.
I love the cold that calms everything
under a motionless veil
raunchy molecules cool down,
I look for the winter that hushes
like a strict teacher
the chilly pains of the world.

L’estate s’avvicina e con essa la voglia di viaggiare; ma conosciamo i luoghi che abbiamo sotto il naso?
♦
versione pdf: Il viaggio, tra localismo ed esotismo
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Intorno al viaggiare vi è in atto da tempo una guerra non dichiarata: quella tra visione localistica ed esotica del movimento conoscitivo compiuto dal viaggiatore. I localisti, cugini non troppo lontani dei selecercatisti, tendono a concentrarsi solo ed esclusivamente sulle bellezze locali, a frequentare luoghi dove non è richiesto alcuno sforzo linguistico per farsi comprendere dalle popolazioni “indigene”, a sviluppare in maniera anacronistica lo slogan di fascistissima memoria “Preferite il prodotto italiano” anche in ambito turistico. Gli esotisti, dal canto loro, prediligono una fuga dalla realtà, una letteratura d’evasione in movimento, sono affetti da un’esterofilia curata male e che ha origini antiche: la frammentazione linguistica pre- (e direi anche post-) unitaria; la disomogeneità geopolitica che ha reso difficile la vita ai “fratelli d’Italia”; i tanti, troppi secoli vissuti in qualità di colonizzati da chiunque si trovasse a passare per…
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“Interpretarci nel mondo”. Stefano Serri su “Pomeriggi perduti” di Michele Nigro, in stampa per Edizioni Kolibris.
<<… Per cominciare, mappa è, ad esempio, a dispetto dell’incedere per date e annotazioni cronologiche, quello che Campana delinea con i suoi Canti, in un peregrinare liquido e insorto; diario totale è invece l’opera di Mario Luzi o Cesare Viviani, che il tempo sembrano conoscerlo da sempre e per sempre. Schierate voi, qua o là, gli autori più cari, gli artefici di mappamondi come Walcott, o i costruttori di cronografie come Sbarbaro. Certo, ci sono tentativi di incrociare con grazia e competenza le due dimensioni del vivere, qui prese a pretesto per ripensare a come usiamo le parole per fermare la vita. Sereni, ad esempio, o Giudici, che mappano il tempo vestendolo di Storia; o Amelia Rosselli che recinta in uno specchio di carne cerebrale (o viso d’interlocutore doppio) tutta la vita esplorabile, salvo accorgersi che mai all’uomo è dato essere insieme tempo e spazio. Un raro equilibrio è raggiunto da Saba nel suo Canzoniere: anche se a volte il poeta si sbilancia verso uno dei due poli (più spesso verso l’astrazione di un tempo vago, perché il paesaggio in Saba è quasi sempre documento vivo), il poeta lo trovi sempre lì, con certezza, all’incrocio tra presenza e cronos.

Su Vallejo & Co., rivista elettronica di letteratura e arte, giunta al sesto anno di pubblicazione, è disponibile una selezione bilingue italiano-spagnolo di poesie dalla raccolta “Pomeriggi perduti”, in stampa per Edizioni Kolibris (prefazione di Stefano Serri, con una nota critica di Chiara De Luca).
Segue una poesia della selezione, quella che dà il titolo al libro, tradotta in spagnolo da Chiara De Luca…
Per leggere, invece, tutti i 7 poemas de “Tardes perdidas”, qui!
Un grazie di cuore a Chiara De Luca per la traduzione e alla Redazione di Vallejo & Co. per l’opportunità e l’ospitalità!
Tardes perdidas
(alabanza de la lejanía)
Apaguen los saberes
eléctricos por la tarde
los confortadores cacharros
las redes de mallas grandes
de las mentiras en colores,
las hojas impresas
destinadas al olvido
a mudanzas empaquetadas
con títulos expirados.
¡Apaguen todo!
La verdad custodiada
sin edictos
por el viento de verano
por nubes negras
y lluvias salvadoras
a mitigar sequedades
a descifrar sequías interiores
se posará como ungüento
sobre las heridas de la mente ofendida.
Continua a leggere “7 poemas de “Tardes perdidas” (2019), de Michele Nigro”

(Riconoscersi, l’epilogo)
Non archiviate con rancore
non voltate la pagina
strappandola,
perché non tutto
è dato sapere
alla parola quotidiana
dell’uomo che parte.
♦

… dunque la scrittura è solo emozione, attimo e non è anche tecnica? Assolutamente no! Ma spetta a noi scegliere se vogliamo vivere un’esistenza tecnicamente perfetta ma piatta, scrivendo tante cose e riempiendo fogli interessanti e insignificanti oppure rispettare noi stessi e assecondare quel caos che ci indica nella tempesta quand’è il momento di fissare su carta quello che veramente conta e in che modo. Siamo disposti a vivere il DOLORE, la sua rivoluzione e rivelazione, per raggiungere quell’attimo di perfezione e di verità nelle parole che scriviamo? Dice “il vecchio” (Jeremy Irons) nel film, come pronunciando una maledizione: «… pensi che non ci sia un prezzo da pagare? Sono parole nate dalla gioia e dal dolore: se rubi quelle parole, prendi anche il dolore!».
continua a leggere qui!
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Non abbiamo tempo
da perdere
o da cercare, trovare
e poi riperdere,
abbiamo bisogno ora
di persone facili, decifrate in partenza
dall’esperienza del dolore
da non attendere in vie alberate
sotto finestre illuminate non per noi
ululando futuri nati morti
alle fermate di tram desiderati e persi
o sezionare a crudo su
tavoli crudeli di tempo anatomico
perché non c’è più
tempo come il tempo che sta in cielo
infinito e incosciente, fatto di pioggia
e venti caldi, fulmini e saette.
Abbiamo bisogno – ora! –
di porte aperte, socchiuse a invitarci
o già sfondate
da rabbiosi calci di decenni
a perdere tempo
e a lasciarsi andare lungo
la corrente immemore
di autunnali fatalità.
♦
da “Poesie del disamore”
(Einaudi, 1968)
lettore: Michele Nigro
♦
“C’è stato un tempo in cui l’oscurità apriva passaggi verso mondi spaventosi e bellissimi, orribili e affascinanti. Indicibili territori dell’anima, sfiorati con coraggio da attrezzi poveri e spuntati. Dimora della parola non detta, lì dove l’inspiegabile comincia a prendere una qualche forma spiegata. Quando ancora si credeva in un’altra natura. Anticamera poietica all’umana divinità…
Oggi, invece, è tutto così terribilmente illuminato, ordinatamente illogico, uniforme come una piazza assolata in estate. Siamo circondati da un luminoso chiasso che tutto sembra chiarire. Ecco perché odio l’estate, non la stagione ma l’approccio estivo all’esistente.
Lo vedi, all’imbrunire, quel vecchio cancello arrugginito, invaso dalle erbacce e dimenticato dall’uomo?”
“Sì, lo vedo…! Nessuno più lo attraversa ormai. Da decenni. Tra poco lo tramortirà per tutta la notte, fino all’alba, il cono di luce elettrica proveniente da quell’angolo di casa.”
“Lo so, l’osservo tutte le notti. Per te… cosa rappresenta?”
“Per me… è solo… un vecchio cancello…
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Nobody living can ever stop me,
As I go walking that freedom highway;
Nobody living can ever make me turn back
This land was made for you and me.
Nessuno potrà mai fermarmi
mentre percorro quella grande strada della libertà
nessuno potrà mai farmi tornare indietro
questa terra è stata fatta per te e per me.
(“This Land Is Your Land”, Woody Guthrie)
Tempo fa, rispondendo alla domanda di un’intervista, all’indomani della pubblicazione della mia raccolta “Nessuno nasce pulito”, adoperai con un certo istinto da strada la seguente frase: <<… Queste sono le mie conquiste umane, le mie esperienze e queste parole sono la mia terra!…>>. Quasi una pacifica (e ossimorica) dichiarazione di guerra a un territorio invisibile, popolato da lettori e critici invisibili, presenti o futuri, vicini o lontani, non importava. Una dichiarazione preventiva, pur in assenza di detrattori ufficiali, ma necessaria, programmatica, un manifesto assertivo valido per tutti i tempi, scritto più per me stesso che per gli altri.
In seguito, leggendo finalmente “Lettere a un giovane poeta” di Rainer Maria Rilke, ho, in più punti del celebre epistolario, individuato stralci di saggezza e benevoli consigli paterni (e mai paternalistici) indirizzati a Franz Xaver Kappus, che riprendevano in maniera decisamente più esaustiva la mia acerba dichiarazione di assertività.
Il frenetico bisogno di consenso che emerge agli esordi, l’inutile necessità di combattere i detrattori (solo dopo si comprende che è inutile e distraente), l’energia mentale, che dovrebbe essere impiegata sapientemente in una privata ricerca poetica, sprecata in tediose ed esasperanti battaglie sociali (o social, visti i tempi e le mode comunicative): tutti questi fattori di tensione rappresentano veri e propri veleni per l’anima. Oltre che un’irreparabile perdita di tempo.
Scrive Rilke: <<Nulla può toccare tanto poco un’opera d’arte quanto un commento critico…>> soprattutto se questa, come dirà in seguito, <<nasce da necessità>>. L’urgenza meditata, e non il dilettante autocompiacimento rilassato o lo sfogo amoristico, imprime quasi sempre bontà nell’opera: questo accade perché nell’urgenza, spesso dignitosamente dolorosa o comunque non vissuta con piglio hobbistico ma con un responsabile impegno verso se stesso e il mondo, il poeta è più vero, trasparente, naturale come il suo dolore (o la sua gioia), il suo linguaggio è più asciutto ma mai freddo e sterile, e non inquinato da tecnicismi accademici o razionali barocchismi per stupire, il suo pensiero è destrutturato, diretto, efficace, lontano da scuole o manifesti letterari ufficiali.
E ancora, ribadendo l’elogio dell’inutilità degli altri nella critica poetica: <<… Cerchi di far emergere le sensazioni sommerse di quell’ampio passato [l’infanzia, ndb]; la sua personalità si rinsalderà, la sua solitudine si farà più ampia e diverrà una casa al crepuscolo, chiusa al lontano rumore degli altri. E se da questa introversione, da questo immergersi nel proprio mondo sorgono versi, allora non le verrà in mente di chiedere a qualcuno se siano buoni versi. Né tenterà di interessare le riviste a quei lavori: poiché in essi lei vedrà il suo caro e naturale possesso, una scheggia e un suono della sua vita…>>

Ringraziando Giorgio Moio per le domande e per questa opportunità, propongo un breve stralcio dell’intervista per il magazine “Cinque Colonne”…
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<<A questo punto parlaci della tua poetica, di come lavori. Qual è il tuo intento?
Come dico sempre: non cerco la parola, ma da essa mi lascio trovare. Almeno in una prima fase: poi, è chiaro, si ritorna sui propri versi utilizzando gli strumenti della ragione, ma ormai la struttura di base è già stata posta. Non “decido”, per intenderci, l’utilizzo di un enjambement in un dato momento. Il ritmo interiore detta, e io scrivo; le elaborazioni scientifiche del verso le lascio ai professori della metrica. Il mio intento è quello di essere una semplice antenna…>>
Per leggere l’intera intervista, clicca qui!
♦

Onorato di essere uno degli autori inclusi in questa speciale “library” della voce poetica, che ha raggiunto mentre scrivo questo post quota 920 voci, segnalo la PRESENTAZIONE NAZIONALE DELLA MAPPA MONDIALE DELLE VOCI POETICHE al Macro di Roma.
Come dichiarato da Giovanna Iorio, fondatrice della Poetry Sound Library: “… Vi invito a venire al MACRO ad ascoltare queste che sono piccole perle sulla voce, sulla poesia, sul suono e sulla forza della parola…”
16 marzo 1978 – 16 marzo 2019
versione pdf: 1978 – 2018, comunicato n.7
a mio padre

1978 – 2018: comunicato n.7
Non desidero altri padri
che non siano i miei ricordi
“È passato più di un mese dalla cattura di Aldo Moro, un mese nel quale Aldo Moro è stato processato così come è sotto processo tutta la DC e i suoi complici; Aldo Moro è stato condannato così come è stata condannata la classe politica che ha governato per trent’anni il nostro Paese, con le infamie, con il servilismo alle centrali imperialiste, con la ferocia antiproletaria. La condanna di Aldo Moro verrà eseguita così come il Movimento Rivoluzionario s’incaricherà di eseguire quella storica e definitiva contro questo immondo partito e la borghesia che rappresenta…”
20 aprile 1978. Mentre le Brigate Rosse consegnavano in una busta arancione, nei pressi de “Il Messaggero” di Roma, il comunicato n.7, il più drammatico e surreale, mio…
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Giovani esistenze
di millennials sans souci
sacrificate sotto i palchi
schiacciate, sfregiate
tra paillettes e urticanti spray
di Ariana Grande e
Sfera Ebbasta
in compagnia di
arresi genitori sempreverdi,
anche per voi
è ancora vivo nell’aria
l’eco mortale
dell’ultimo respiro
esalato da acerbi patrioti
su baionette austriache
gridando “W Verdi!”
♦
(Immagine: Alessandro Lanfredini, La fucilazione di Ugo Bassi, 1860 circa, Firenze, Biblioteca della Società Toscana di Storia del Risorgimento.)

Per ora, ecco la bozza della copertina della raccolta “Pomeriggi perduti” (Edizioni Kolibris)…
Benvenuti nell'Altrove
L'unico modo sensato di vivere è senza regole
Sono una donna libera. Nel mio blog farete un viaggio lungo e profondo nei pensieri della mente del cuore e dell anima.
Enfer ou Ciel qu'importe?
Arte e Scritture
Poesia dal surrealismo e oltre...
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LIT-TLE blog di Salvatore Sblando - since 2004
Quando verrai, o dio dei ritorni, mi coprirò di rugiada e forse morirò per ogni possibile resurrezione
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NeXT Hyper Obscure
Ai margini del caos, sul bordo dell'infinito
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blog esperienziale di Michele Nigro
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