Lacci

La città folle dell’uomo
ci creò custodi al capitale,
eppure ancora il mio mondo
è popolato di stelle orfane.

Non buone per l’azione maschia
sono le scarpe senza lacci,
intravedo tra sprazzi di presente
mocassini a ricordo di epoche vili,

ho carte interiori da sistemare
bruciando incensi al cancro
mentre mi danno del “voi”
a margine di giorni perfetti.

(ph M.Nigro©2025)

Ferialità

E dunque riprendiamo il viaggio
interrotto un attimo prima del trapasso,
non per andare chissà dove
giusto a un palmo più in là
delle piccole gioie quotidiane
delle meschine rivalse tra corpi morenti
dello stupore per la solitudine,

è la prospettiva a latitare dagli orizzonti
la piccola luce vera in fondo al benessere.
Ma tu viaggia, viaggia lo stesso!
anima spezzata in cerca di senso,
straccia quest’oggi grasso e disperato
ritrova l’ingenua speranza che abitava gli occhi estinti.

Piega il metallo pazzo del mondo
con il tuo alito caldo di parole inutili,
addomestica le ore selvagge della ripetizione
al volere di un programma tutto umano,
e chiedi aiuto in preghiera allo sguardo muto degli avi
mentre spolveri la cornice intorno ai loro volti pazienti.

“On the Road Again” – Rockets

Difendo i confini

Difendo i confini del mio sacro confino,

è immateriale come parole d’aria, non scritte
l’umore grigio toccando panni dismessi
effimero come il calore del nostro corpo
lasciando le dimore ereditate
un’idea sul margine della strada
come un cancello sospeso nel verde
senza fili spinati a chiudere un discorso
il passaggio di vite senza cronaca.

Difendo i confini del mio mondo
dai pronostici dell’ovvio
dalle scadenze del senso comune
dai cronometri dell’ansia,

fuggo di sera su cammini ignoti,
un ultimo respiro sconosciuto
prima del ritorno verso casa.

(ph M.Nigro©ottobre2024)

“Viaggio in Israele” nell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano

museo diari viaggio israele

Dopo alcuni anni di lavorazione, come annunciatomi in una mail del 2021 dalla curatrice Cristina Cangi, il mio diario odeporico “Viaggio in Israele” (rieditato nel 2020) risulta ufficialmente catalogato tra i diari accolti dall’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano (AR) ideato dallo scrittore e giornalista Saverio Tutino. Online è presente solo la scheda relativa al diario donato alla Fondazione, in quanto il materiale è consultabile solo in sede; come specificato da Cristina Cangi nella summenzionata mail: <<… Online nel nostro sito e più precisamente nel nostro catalogo https://catalogo.archiviodiari.it/ sarà inserita la scheda. Il materiale dell’Archivio si può consultare solo in sede. L’Archivio diaristico sta realizzando una piattaforma online per ospitare tutti i 9000 diari che abbiamo raccolto in questi trentasette anni di attività […]. Ci teniamo a specificare che quando il progetto sarà ultimato i diari saranno fruibili online solo dietro consenso dei proprietari, i diari non autorizzati continueranno a essere fruibili solo in sede…>>

Per accedere alla scheda: clicca QUI!

Recentemente è stata dedicata all’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano anche una puntata del programma “Generazione bellezza”… Per rivederla, clicca QUI!

Albeggiare pallido e assorto

1709110680819
Nelle albe di lavoro
è una dolce spada
di luce e speranza, trafigge
il primo chiarore ad est il petto
e gli occhi assuefatti di gatti
al buio e attenti all’abigeato
di cavalli in ferro e argilla.

Ritornano lenti i contorni alle cime
perse nell’oscurità del trapasso,
l’erba gelata attende fedele
la nascita d’una carezza luminosa.

Preghiera all’ultima stella sul confine,
esordio al mattino senza domande
di sbadigli e brina sull’anima

tra un candore di spazio celeste
fanno male per troppa luce
i vagiti del nuovo giorno,

consueti bagliori d’aurora
scruta nella fredda notte
e si rimette in strada
con la solita fede
il viandante assonnato.

(ph M.Nigro©2024; titolo: Squarcio d’alba)

“Jesce juorno” – Pino Daniele

Volpe di giorno

pexels-erik-mclean-4157094

La volpe ha preso coraggio negli anni di fame
attraversa spavalda la strada asfaltata dell’uomo
a mezzogiorno, in piena luce, quasi in mezzo al traffico

conquista la collina lassù, promette cibo
ne ha lasciata una in basso, senza affari
segue la sua via, non teme più la morte in un mondo che muore

ferma le sue orecchie attente nell’aria nuova di sangue fraterno
resta immobile per la chitarra elettrica di un ragazzo senza guerra
da una casa del borgo in pace, vibrazioni di speranza.

“La volpe” – Ivano Fossati

Strade diverse

scout00.jpg__1800x1000_q85_crop-1_subsampling-2_upscale-1

Da tempo è finito il tempo,
– cari personaggi estinti! –
dei canti d’addio intorno al feretro
come un fuoco di carne antica
e di amicizie infartuate al passato,

vi ritrovate in tarde riunioni di lacrime luttuose
più per gli anni trascurati e imbiancati
dal non chiedere di noi oltre il sembrare,

degli aneddoti ormai riti noiosi, stantii
simili a pane chiuso in ridicole galere,
non più nutriti dal fresco presente.

Eppure risuona ancora la valle di tende
vicina al fiume dei verdi cammini
del saluto notturno sussurrato a lune piene
tenendoci per mano in preghiera
anticipo sui funerali dell’autunno,

risplende dei visi roventi di brace e canzoni
danzando in cerchi già imperfetti alla vita,
delle buone intenzioni su lunghe distanze
appassite sotto un sole distratto e cattivo.

Gli alberi nell’alta curva

Tavernier

Gli alberi nell’alta curva
mi hanno detto nel vento
che presto reclameranno
tra le foglie cadenti
anche l’ultima anima di madre,

non c’è pensiero nel mio andare
solo immagini antiche e lievi
per gli occhi sul cammino

assorbire il non detto
lasciarsi penetrare dal muto sapere
di familiari strade testimoni
che tutto conoscono
e conservano in sagge radici
per quando tornerò
di nuovo orfano
a cercare carezze al tramonto.

(immagine: Mattino autunnale, Andrea Tavernier; FONTE)

Darsi al mondo

Foto di Rachel Posner, moglie del rabbino Akiva Posner, ultimo rabbino di Kiel in Germania.

Quando riavrò il mio passo
libero saprò riconoscere
la vita di nuovo com’era?
Prima dell’inverno dentro
ritornare su vie di montagna
calpestare arsi foliage
dal sole distratto del profitto.

È un richiamo a restare quieto
sulle sicure carte dell’anima
questo dolore inedito
che apre a strane gioie
canali sensibili al tutto
a parole mai usate
a fare finta di niente
a un darsi al mondo
finalmente
disperato e umano.

(immagine: foto di Rachel Posner, moglie del rabbino Akiva Posner,

ultimo rabbino di Kiel in Germania)

Quando la benzina finirà, non ci resterà che un tocco umano…

versione pdf: Quando la benzina finirà, non ci resterà che un tocco umano…

image_6___pittsburgh_highway__credit___naughtydog_

A te, giovane donna ingabbiata!
prigioniera nel caldo abbraccio
lussuoso metallo suvizzato
di un sultano ricco e veloce

accogliente vagina del potente
che osservi superba e distante
il mondo metropolitano di sotto
proteggi con un vetro i sensi
da fatiche, fetori urbani e precariati

sacerdotessa della velocità
voli verso i divertimentifici
di società in eterna crisi,
custode del focolare su gomma
difendi con sguardo sospettoso
il benessere luccicante al neon

emulatrice di maschi alfa
provi compassione dell’intorno
scrutando il girovago nulla,
non decostruisci, nauseata dei lenti
l’arrogante cilindrata dell’ego.

A te, dico:
scendi con me, andiamo in giro
a piedi, straniati e sovversivi
scapestrati e rivoluzionari
verso i dimenticati percorsi
della città psicogeografica d’autunno,

riconquista le strade buie e vere
le terre incognite ai margini
i vicoli inconsueti dell’anima
che esorcizzi di gas accelerando.

Continua a leggere “Quando la benzina finirà, non ci resterà che un tocco umano…”

Allenamento

IMG_20220717_094532

Dopo la prima prova girando per il mondo
dolgono i muscoli, la pelle bruciata
dal sole che più non ricordava, sfrigola di stupore

la seconda, con il corpo in ripresa tra unguenti di buio
il fascio frollato di carne e idee occidentali
si rimette in viaggio verso una Lhasa dei motivi

la terza e la quarta, le ferite guarite presso oasi di noia
reclamano nuovi cammini, balzi più audaci all’alba
il vento caldo carezza le ossa già saldate e pronte

la quinta prova è un tripudio di passi che baciano terra
la speranza instancabile brama l’incontro
con la fatica divenuta pensiero profondo, vero
finalmente una filosofia di vita itinerante.

(ph M.Nigro©2022)

Dylan

Bob_Dylan

Si trasformerà prima o poi
l’amore non dato e ricevuto
in strada da percorrere a piedi
verso quel mondo di sogni resi reali

dalla sorridente disperazione
di chi non si arrende

vagabondo che cerchi di cancellare
il suo volto dagli archivi del dolore.

Incroci deserti e polverosi, binari roventi
fontane poco generose, indicazioni sbiadite dal sole
fedele zaino macchiato di voglia d’andare, senza chitarra
la musica è già in te
ne hai fatto scorta
prima di staccare la spina dalla mortale routine,

quanti chilometri per lenire
le ferite non viste
quanti volti nuovi
per capire cosa farne di te.

(tratta dalla raccolta “Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0 – 2016)

“Maggie’s Farm”, Bob Dylan

“L’uomo che cammina” per la Pace!

IMG_20220313_112100

Scrive Christian Bobin, riferendosi alla resurrezione del Cristo senza peraltro mai nominarlo, in L’uomo che cammina: <<L’uomo che cammina è quel folle che pensa che si possa assaporare una vita così abbondante da inghiottire perfino la morte. Coloro che ne seguono le orme e credono che si possa restare eternamente vivi nella trasparenza di una parola d’amore, senza mai smarrire il respiro, costoro, nella misura in cui sentono quel che dicono, sono forzatamente considerati matti. Quello che sostengono è inaccettabile.>> Cosa c’entra il Gesù camminante di Bobin con la 60ª edizione della Marcia per la Pace Perugia-Assisi  ̶  organizzata per la prima volta nel 1961 da Aldo Capitini  ̶  svoltasi lo scorso 10 ottobre? Apparentemente nulla, dal momento che si tratta di una marcia laica, aconfessionale, inclusiva, apartitica, anche se mai apolitica perché tutto è “politico”, nel senso nobile del termine: anche i granelli di sabbia sollevati dai piedi dei marciatori sono politici. La vera politica è azione senza colore ma di valori, è scelta di movimento, di fede folle, di cammino verso un obiettivo ideale ma concretizzabile passo dopo passo, pacificamente, senza assaltare sedi di sindacati o di partiti. C’entra perché i matti, credendo, avendo fede nella realizzazione di un mondo migliore, non attendono immobili l’arrivo del cambiamento ma si fanno movimento, camminano, pur nella limitatezza dello spostamento (“solo” 24 km per i partecipanti alla Marcia). Ancora Bobin: <<Il movimento è dare tutto se stesso>>; il marciatore per la pace consegna simbolicamente per poche ore il proprio corpo, non solo i propri ideali e il proprio tempo, nel tragitto tra Perugia e Assisi (città in guerra tra loro nel medioevo), alla causa. Una consegna che non si esaurisce con il raggiungimento del traguardo sportivo perché <<dio è un uomo che cammina ben oltre il tramonto del giorno>>; la marcia interiore continua ritornando a casa, all’indomani della confortante e colorata marea umana, nei propri luoghi d’esistenza, tra le pieghe di abitudini da scardinare in nome di un’autentica evoluzione dell’umanità ma a partire da se stessi e non pretendendola solo dagli altri: l’“I Care” milaniano  ̶  tema di questa storica edizione  ̶  è un prendersi cura, un interessarsi in prima persona e non più delegato, una responsabilità diretta dell’individuo a partire dal microecosistema del vissuto quotidiano.

Continua a leggere ““L’uomo che cammina” per la Pace!”

Marciare per la Pace, sulla rivista “Essere” di Arezzo…

IMG_20220222_193151

Capita proprio a fagiolo, in questi freddi e preoccupanti giorni di guerra in Ucraina non solo sbandierata ma purtroppo anche molto probabile, l’uscita sulla rivista “Essere” (periodico del centro di solidarietà di Arezzo, n.3 – anno XXXIII, diretto da Vittorio Gepponi) di un mio articolo sulla “Marcia per la Pace Perugia-Assisi” del 2021 (60ª edizione) a cui ho avuto il piacere di partecipare in qualità di “libero camminatore”.

IMG_20220222_193004

Doppia presenza per me (e quindi doppio onore) in questo numero: nella rubrica “Profili d’autore” è stata pubblicata la bella recensione alla mia raccolta “Pomeriggi perduti” (già apparsa su questo blog, qui!) a firma della poetessa Carla Malerba (redattrice della rivista “Essere”) che ringrazio anche per avermi invitato a scrivere il “pezzo” sulla Marcia…

Continua a leggere “Marciare per la Pace, sulla rivista “Essere” di Arezzo…”

Rodolfo Lettore legge “Passo di sera”

246955075_6260502737356137_4164888234163499784_n

Rodolfo Lettore legge “Passo di sera”, tratta dalla raccolta “Pomeriggi perduti”.

Continua a leggere “Rodolfo Lettore legge “Passo di sera””

Carceri

IMG_20211013_112900

Il vantaggio del mattino
sta in un’alba senza voci
pagine nel silenzio attendono
occhi nuovi e mani riposate,

è sulle foglie d’ulivo
che risplende il primo sole
lode alle carceri

scapestrati per strade in discesa
vagano come bande medievali, ignari
bottiglie rubate e palloni da calciare
tra di essi – forse – il poverello del secolo.
Di questi tempi, un anno fa
disagio mondiale e dolori privati

ormai vecchi, simili a ferite chiuse da sorrisi
li offriamo in preghiera al Re dei re,
non visita più i cuori la malinconia serale
in cambio forze fedeli al calare del mondo.

(ph M.Nigro©2021)

Alieno all’acqua

10622768_10152863789365934_4317865554740192901_n

Conati d’anima sulla non vita
muovono il passo fugace all’uscio,
come corde d’evasione calate sul mondo
sono i filacci salivari di rigurgito psico-
somatico mentre lavi la bocca traditrice
mangiapane da figliuol prodigo incallito

vibra ogni volta la cassa del torace pugnalato,
vorrebbe sputar fuori decenni di tossine esistenziali
le vicende accumulate, l’amaro del giorno
le sopportate genti e i tanti spilli nella carne

il fegato che morendo gode su poesie da tavola,

è una liberazione questo zaino domenicale
troppo nuovi i rari scarponi da limare
sulle strade del santo a fingerti eremita senza tosse.
Datemi vino, non acqua!
– miracoli come il Cristo non ne ho da fare –
per evitare gli spasmi del mio atavico alien
che spinge e spinge dall’interno del me allignato,

vuole uscire per la sua ora d’aria, squarciare l’equilibrio
e il petto dolente dalle ore sedate,
non trova pace tra la carta, nella quiete casalinga
dei conti già fatti senza speranza all’imbrunire.

L’età del trapasso

people-3120564_640

(lamentazione per gli assenti in noi)

Si perdono, strada facendo, brandelli d’ingenuità
esperienza dopo esperienza
ferita dopo ferita
cicatrice dopo cicatrice
morti dopo morti
ricordando i passi falsi di ieri
tra il malaugurio d’anni bisestili.
Nel frattempo, fatto di annunci e silenzi
non è stata esclusa una qualche crescita.

“Domani, 3 settembre 2021
avrò l’età che avevi nell’ora del trapasso:
50 anni, 3 mesi, 13 giorni!”
se i calcoli non sono errati
contando gli stessi attimi d’orologio
sovrapposti tumori di stomaco e spirito
ma con cammini diversi per dislivello e trama,

a partire da domani
ogni giorno sarà un giorno in più per te, attraverso me
rubato al tuo tempo non vissuto, come se fosse tuo
anche se solo mio, gabbare l’altrui destino è impresa ardua.
Sarà simile a un affacciarsi con occhi non tuoi
da finestre d’eredi su cieli dallo stesso cognome.

Tenterò altre sterzate verso la vita matura
forse generando solo figli di carta straccia
segnando sui lenti fogli del confino
lettere imponenti di privati balsami,

ma tu resta accanto a questo figlio incompleto
seguilo in questo tuo tempo in più
regalato ai suoi progetti fumosi,
alla celebrazione fedele dell’altare lucano
agli autunni di parole da scrivere
in tuo onore e per distratte genie a venire.

versione pdf: L’età del trapasso

 “Father To Son”, Phil Collins

I colombi di Occam

skinner box

I detrattori come i colombi
hanno una psiche semplice,
inutile e dispendiosa è la costruzione
di barriere tra stati, muri e reti elettrificate.

Occupare gli spazi – direbbe Occam
è la soluzione più naturale
– la ricerca della sintesi
e della via corta -,
occuparsi del proprio cammino
restare sul pezzo presente
dell’esistente
coltivare obiettivi come se fossero
orchidee rare,

trovando occupato
e il vostro sguardo rivolto altrove
nidificheranno lì dove il vuoto pensiero è
in astinenza da consensi e folle di chiunque.
Coveranno uova nate marce nei liberi anfratti
di chi non ha ancora imparato a stare
solo.