Crudeltà

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Bucando l’asfalto con un chiodo
ho visto zampillare il sangue
sotterraneo e caldo
della storica crudeltà
reggente il mondo
fin dall’alba.

Era il gatto con l’anca spezzata,
il cucciolo sbranato dal potente,
le mammelle inturgidite di una madre
senza più figli da allattare.
Era il monotono latrato notturno
del cane prigioniero,
il vagito del neonato tra i sacchetti,
la fiduciosa falena ignorante
bruciata dalla sensuale luce blu.
Era il colombo schiacciato
dall’auto decisa,
l’albero tagliato
da capricci istituzionali,
il paziente nido di rondine
sfrattato dal muro,
la pianta sradicata
perché senza fiori,
il calcio al ventre del randagio,
il pesce nella boccia di vetro
che sogna oceani.
Era il pitone abbandonato
sulla Salerno-Reggio Calabria,
la madre nell’ospizio
tra piscio, semolino e Radio Maria,
il veleno per i passerotti,
l’intelligenza nazista
applicata alle zanzare,
il vecchio torvo
col bastone severo,
la nidiata affogata per gioco,
il corpo mummificato del vicino
davanti alla tivù
e la cassetta postale
piena di bollette scadute.

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Francesco Innella su “Pomeriggi perduti”

franco innella legge pomeriggi perduti

Su “Pomeriggi perduti” di Michele Nigro

In Pomeriggi perduti si esplica tutto il poetare di Michele Nigro, che nell’attraversare percorsi mondani e interiori, si interroga sul senso della poesia, oggi, in un mondo globalizzato. La poesia conserva ancora un significato? Ha ancora uno scopo continuare a scrivere? E Nigro, colpito da questi interrogativi, cerca le soluzioni all’interno di se stesso, ma non nell’ego effimero, bensì nel senso arcaico delle proprie radici. Antropico: “Il grado antropico/ di sperdute contrade/ non distrae la ricerca/ del segno arcaico…”. Bisaccia: “Era il tranquillo fumo/ di sospirati sigari lucani/ che fuggendo dalla città/ mi accoglieva d’estate/ disteso su balconi isolati./ Sul confine di antiche terre/ torno a respirare/ un’aria filtrata dalla pietra/ all’ombra serale/ del castello ducale”.

Ma se la ricerca delle radici ha una valenza importante, che insegue inesplorate terre interiori, che avranno bisogno di tempo per giungere, se mai sarà possibile, a una soluzione appagante, è il contatto con una realtà disumana e alienante, quella che lo circonda, che il poeta denuncia. Grado Celsius: “Con l’arrivo dei primi caldi/ di notte/ dalla finestra aperta/ mi raggiungono psicosi da strada”. Tutto ciò che devo sapere: “E ora che tutto/ il superfluo tace intorno/ alla mia sete di silenzio parlato,/ mi chiedo come conoscevate le cose del mondo/ le notizie di guerre finite/ e di progressi a venire/ di quale dimensione umana vi accontentavate?”.

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“Non andartene docile in quella buona notte”, Dylan Thomas

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La poesia “Non andartene docile in quella buona notte”, letta da Michele Nigro, è tratta dalla raccolta “Poesie – Dylan Thomas” ed. Einaudi 2002, a cura di Renzo S. Crivelli, traduzione di Ariodante Marianni.

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Scambiamoci i libri!

scambio libri

Cari Poeti, ho voglia di leggervi! E anche di farmi leggere da voi…

Se avvertite la mia stessa esigenza, allora non ci resta che compiere uno scambio dei nostri libri di poesie (rigorosamente in cartaceo e non in PDF o in formati e-book; non self publishing anche se provvisti di codice ISBN).

Attenzione: scambio di libri, non di “favori”!

Qual è il fine ultimo di un libro edito? Farsi leggere e… criticare.

Dalla lettura, che suscita pensieri e sensazioni, potrebbe nascere da parte mia una recensione ai libri ricevuti o un’intervista a voi che siete gli/le Autori/trici delle vostre “creature”. O le due cose insieme: io la chiamo, ormai da anni (da quando la proposi per la prima volta sulle pagine della rivista letteraria “Nugae” da me diretta), rece-intervista. Oppure una più agile segnalazione… Lo stesso, se dopo averla letta la raccolta “Pomeriggi perduti” vi ispirerà, potreste fare con il mio libro attraverso le modalità e i canali a voi più congeniali.

L’idea vi piace?

Contattatemi: mikevelox@alice.it

versione pdf: Scambiamoci i libri!

Chiediamo silenzio

Tratta da “Poesie minori. Pensieri minimi” vol.2 (ed. nugae 2.0 – 2020).

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Cultura non richiesta

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Gentili messaggi sottocutanei
da elettrodomestici parlanti
informano la massa umana
su trame indesiderate.
Portatori sani di metadati
ricompongono sorridenti e ignoranti
l’impercettibile puzzle del sistema.

Anche il frammento è potente.

La molecola linguistica
agisce sull’azione di un uomo
nato schiavo.
Spegnere tutto sarà inutile.

(tratta dalla raccolta “Nessuno nasce pulito” – ed. nugae 2.0, 2016)

Medialismi 2.0’2.0 Impronte, corrispondenze, stendali, metessi e altre storie

Medialismi 2.0’2.0
Impronte, corrispondenze, stendali, metessi & altre storie
La Rassegna si rifà al concetto di Pratiche Mediali Diffuse, ovvero un’arte realizzata con il supporto della tecnologia e dei diversi linguaggi dei new media e si articola in sei segmenti correlati: MediAzioni & Corrispondenze, Metessi (Opera/Pensiero), Impronte, Stendali, Manifesti, Pro.Segni.
Il progetto è stato realizzato sotto l’ideazione e la cura di Gabriele Perretta, seguendo la traccia di questo suo pensiero, che risale al periodo 1984/89 e che ha caratterizzato il suo percorso critico fino ad oggi: «Ogni testo si costruisce come mosaico di segni, ogni testo è assorbimento e trasformazione di un altro testo. Al posto della nozione di intersoggettività si pone quella di intermedialità e il linguaggio artistico si pone come esposizione e come relazionalità».

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BAI! BAI!

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La turista si perde in scatti
impossibili come pensieri nati per strada,
i suoi passi scivolano ingenui e caotici
su lame sudate di città non lineari,
e si affretta, sorpresa e disfatta
schivando auto e ladri in ferie,

già pronta alla partenza,
ignora le onde disperate
di vite non ancora sporche,
affogate nel silenzio
tra vicoli di luppolo e libri.