Crudeltà

02mani

Bucando l’asfalto con un chiodo
ho visto zampillare il sangue
sotterraneo e caldo
della storica crudeltà
reggente il mondo
fin dall’alba.

Era il gatto con l’anca spezzata,
il cucciolo sbranato dal potente,
le mammelle inturgidite di una madre
senza più figli da allattare.
Era il monotono latrato notturno
del cane prigioniero,
il vagito del neonato tra i sacchetti,
la fiduciosa falena ignorante
bruciata dalla sensuale luce blu.
Era il colombo schiacciato
dall’auto decisa,
l’albero tagliato
da capricci istituzionali,
il paziente nido di rondine
sfrattato dal muro,
la pianta sradicata
perché senza fiori,
il calcio al ventre del randagio,
il pesce nella boccia di vetro
che sogna oceani.
Era il pitone abbandonato
sulla Salerno-Reggio Calabria,
la madre nell’ospizio
tra piscio, semolino e Radio Maria,
il veleno per i passerotti,
l’intelligenza nazista
applicata alle zanzare,
il vecchio torvo
col bastone severo,
la nidiata affogata per gioco,
il corpo mummificato del vicino
davanti alla tivù
e la cassetta postale
piena di bollette scadute.

Era ed è
l’offesa non lavata in tempo,
la persona dimenticata
senza dare spiegazioni,
la gratuita cattiveria
per sentirsi vivi e forti,
la rabbia nel chiudere la porta,
il pugno dato all’armadio
urlando da soli in una stanza,
le ataviche lotte per il posto auto,
le lettere rispedite al mittente,
l’oggetto frantumato per punizione,
l’indifferenza per la donna muta
che urla,
il numero cancellato dalla rubrica,
il morente lasciato morire,
la musica alta per non sentire,
il verdetto senza processo,
il capello che diventa fune,
l’erede che attende la falce,
il fastidio per un bambino rumoroso,
lo schiaffo riciclato da sconfitte antiche,
il giudizio che proviene dall’ignoto,
l’ostruzionismo dell’invidioso,
il poeta insonne che osserva la notte
e odia le lontane luci della festa,
l’orgoglio nella trincea cittadina,
la scientifica abilità
nell’evitare volti e vie,
l’indifferenza dei nipoti che crescono,
i silenziosi pasti veloci,
il prete sadico che uccide i gatti
vendicando dopo secoli
i cristiani del Colosseo,
i vecchi libri di scuola
gettati tra la spazzatura,
la ragazza obesa e sciocca
che sorride tra suicidi anoressici,
la morte vacanziera di lamiere e fretta.

L’afa agostana
riporta in quota
miasmi di strada,
i cancri invisibili
negli insoddisfatti fegati
del sesso in ritardo,
la cicatrice sulla mano
per gli infranti vetri
del cuore di madre.
Cattivi e avidi fino alla fine
negli inscatolati corpi morti zincati
e non restituiti, nudi, alla terra.
Una crudeltà silenziosa
– persistente nelle piccole cose
prima che nella Storia –
sostiene l’umanità
da sempre.

Senza titoli sui giornali.

Un necessario dolore
circola nelle vene del tempo
creando humus
per i posteri,
per noi spettatori
delle nuove tecnologiche arene.

Morituri te salutant!

(tratta da “Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0 – 2016)

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