Volpe d’argento

mike spioncino

Braccata dovrà essere
la vita che non attende,
come preziosa volpe d’argento
lungo percorsi autunnali
scruta i tesori nascosti all’umano.

La gioia spremuta da radici
dimenticate a essiccare al sole in ritardo,
la compagna non promessa
e fuori tempo, perché possente è
ancora il respiro di chi abita la terra
cocciuto il passo che desidera vivere
contraria alla tristezza la sua voce in strada
quando richiama i figli degli altri.

È un fantasma d’esistenza
quest’alito di speranza,
e di poco s’accontenta la verità del mondo

ma non conosce l’indigeno
la forza del sentiero all’imbrunire
non sa niente della preghiera serale
del ceppo che arde nel buio della notte.

(ph M.Nigro©2021)

“La volpe” – Ivano Fossati

Spring

Da “Poesie minori. Pensieri minimi” vol.1

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Sogno d’un pomeriggio di mezzo autunno

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Leggo veloce la bellezza scritta
per gabbare l’ora della morte,
cuscinetti rosa sotto le zampe
impastano rosse coperte di ricordi,
delicato è il passo fantasma
del mio crudele daimon.

Come sogno è il verso
pomeridiano, sfugge
dalla penna ignorante
non appena riapro gli occhi.

Con addosso zaini estinti
colmi di sudore acerbo
ho ripercorso deserti e pagine
perché la fine non attende
e in anticipo a volte prende
su tramonti dolci come lame.

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Attesa d’autunno

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E cosa fai mentre aspetti?
Almeno lavori di parole
alla luce degli ultimi lampi,
trasformi la morte che bussa
in sorgente di canto senza musica.

Avaro di un tempo che non conosci
spingi in avanti gli eventi della penna,
t’indebiti col futuro insicuro degli altri
e fai promesse da marinaio senza nave.

“Debito autunnale”, Ghiannis Ritsos

Perché è importante ricordarsi dell’autunno anche durante l’estate…

“Debito autunnale”, Ghiannis Ritsos
lettore: Michele Nigro
(sottofondo: incipit del brano “Amore che fu”, Napoli Centrale con James Senese)

Zinco al sole

Arnold Böcklin; Die Toteninsel (Erste Fassung); 1880

Calda vita di stella vincente
tra oscuri orizzonti d’acqua
e ossa sparse in terra,
mangiate dal tempo,
di padri veduti vivere
accanto a dolori di guerra
e gioie semplici.

Misere vestigia
richiamano i vivi
a penultime partenze
senza appelli
nel silenzio autunnale
verso salvezze distanti.

Ti aggrappi, così, disperata
a ricordi di zaini estivi
sulla pelle imberbe,
boschi intorno ad Assisi
per camminanti tra luci
di cimiteri nella notte
e vecchie abbazie.

Promesse disattese
schiacciate dal discanto
che ancora danno calore
nell’angolo inviolato
degli ideali acerbi.

Il fascino dell’inizio
non tradito dalla storia
distoglie il pensiero
dalla morte in agguato
tra giacigli di zinco
e timidi apostoli di luce.

– video correlato –

“Ashes to ashes”, David Bowie

[immagine: L’isola dei morti (Die Toteninsel), prima versione

quadro di Arnold Böcklin]

“Sol Invictus”, da Nessuno nasce pulito

L’ultimo autunno del secondo decennio del XXI secolo ci sta per salutare: si entra così nella prima stagione invernale del nuovo decennio ma al tempo stesso comincia ancora una volta, come ogni anno, la lenta ma inesorabile e speranzosa risalita dal buio verso la luce; è una risalita astronomica ma simbolicamente rappresenta anche molto altro, è una ripresa in cui dobbiamo e possiamo credere perché è l’universo che in silenzio ci insegna come fare. Al di là di ogni religione e di ogni filosofia, al di là di ogni inutile separazione tra pagano e cristiano. Dal giorno meno luminoso dell’anno, dal punto più oscuro del nostro cammino terreno alla luce della prossima primavera esistenziale: non esiste una sconfitta permanente ma solo discese e salite… Non esistono punti fermi e morti irreversibili ma solo un eterno movimento che è vita. Buon solstizio!

tratta da “Nessuno nasce pulito” (ed. nugae 2.0 – 2016)

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Cambiano le cose

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Le cose cambiano
sul tramontare dei nostri cari
presenti a se stessi, mordono sere
temendo un solitario imbrunire.

Non metterti in cammino
mentre prevale l’odio,
ogni passo diventa fallace,
mortale come serpe alla caviglia.

Cambiano le cose
che vorremmo inchiodare
nel modo di antiche leggi
sul portone del tempo,

raccorda il piede
al ritmo del creato,
ritorna sereno verso casa,
fai pace col destino.

(ph M. Nigro)

– video correlato –

“Changes”, David Bowie

Foliage

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Lo chiamano foliage
questo tripudio di colori ardenti
ma morenti, rantoli di linfa
da alberi che affondano radici
in antiche sorgenti sanguigne
per battaglie perdute nel tempo.
Riportano sotto il sole
malato d’autunno
la ruggine di spade celate,
le urla vermiglie
della storia nascosta.

Si accendono in rossi tramonti di foglie
le ultime speranze estive,
non si rassegna il contadino
strappando lembi di terra
alla verde memoria del mondo.

Non è ghiaia, ma ossa trite
quello che vedo, bianco e sparso,
concime umano
sulla strada del ritorno.

Ogni cerchio nel legno tagliato
è un aneddoto sussurrato
a orecchie stanche come muli di guerra,

perdonate il passante
che non ascolterà,
il grampasso distratto
da altre glorie terrene.

Il confine prescelto

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Costruzioni semplici, pietra e metallo
refrattarie alla fama di storici moti
di terra che ammazza
con ferri esposti, fratture lente
fuori dalla carne di calce,
arrugginite dal tempo
tra malta e mattoni rotti
offrono riparo a esserini piumati
da brevi voli di speranza campestre,
ritocchi alla buona, pensati con fede
senza scalfire le amate decadenze,
sotto tetti aperti al creato
un favo pulsa d’ali
minaccioso come un fortilizio
alla vigilia di battaglie
nel deserto di volute quietudini.

Puntuale il fumo sereno di una locanda
sfida le nubi regine d’autunno,
macchie di corvi
a gruppi dispettosi
disturbano le inutili antenne
dell’uomo televisivo.

La sera accoglie l’innocenza cercata
i colori desiderati prima del buio,

è troppo facile, ogni volta
chiedersi cosa ci facciamo
su questo confine anonimo
tra le regioni dell’esistere
di noi pendoli amorali.