“Logiche autunnali”, su Pangea.news

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Il mio articolo “Logiche autunnali” (già pubblicato su “Nigricante”qui, e in seguito ripreso anche su questo blog, qui) è stato riproposto su Pangearivista avventuriera di cultura e idee, “una delle migliori rassegne culturali in Italia”, curata dal giornalista, poeta, scrittore e critico letterario Davide Brullo e che da sempre pubblica articoli interessanti e culturalmente stimolanti.

Per leggere l’articolo: QUI!

Fede e Poesia

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Da lontano, minuscoli e pietosi
nell’immobile aria della sera
i pesanti atti di future sfide
appaiono finalmente
ridicoli gli affanni umani
e le questioni pendenti

le parole ignoranti diventano
scherzi d’autunno.
Darete nomi antenati
agli inattesi frutti dei lombi
per sopravvivere al tempo disperato
all’estinzione forse meritata del cognome,

fino a quando dureranno
le scorte di fede racimolata
dall’ultimo banco dell’assemblea
e di poesia serale
a mitigare dolori ancestrali
rimpianti nuovi di zecca
e quella voglia d’oblio prima di cena.

Anime foglie

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Non cadono per noia
del giallo in autunno
le foglie dagli alberi
smossi dai venti del ritorno,

non restano spente, deserte
per diletto le case a taverna
un tempo occupate da masse d’uomo
agitate da feste e teglie di risa
oggi svuotate di morti
– portati via nelle terre sante di collina –
uno ad uno
come in lenti appelli senz’alfabeto
dagli elenchi dell’eterno.

Ora la vedova di colori vestita
per mancanza di dolore
uguale a un ramo spoglio ma vivo
con la cera funebre sulle dita
ancora fresca chiude l’uscio la sera
dando libere mandate da signora assoluta
al resto del dì,

ninna nanne di voci care e perdute
l’accolgono al sonno notturno dell’ancora bambina
quando se ne sale al catodico richiamo
nelle stanze senza più famiglia.

(ph M.Nigro©2021)

otto settembre

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Ho firmato un armistizio
con il mondo che mi guarda
solo
quando si riapre l’urna non dei morti.
La chiamano resa incondizionata
questa fuga verso la quiete
dalle genti che sfiorano senza
sapermi

ma la pace e il vento all’imbrunire
il sentirsi tra la folla nel silenzio di foglie
non sanno di resa settembrina,
una dolce rivalsa è la sera
che la città non conosce
sugli autunni trascurati
sulle more non colte
su tutte le ferite
che ancora versano sangue di primavera.

“Attendi il giorno autunnale”, Adam Zagajewski

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“Attendi il giorno autunnale” di Adam Zagajewski (1945 – 2021)
tratta dalla raccolta “Guarire dal silenzio” (Lo Specchio, Mondadori)
sottofondo: “Autumn Leaves”, Eva Cassidy
lettura: Michele Nigro

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Salutarsi prima delle ferie

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Salutarsi prima delle ferie
è solo un modo di dire,
si continua a stare nel centro trafficato
del cuore agitato d’inverno
anche lontani mille miglia
dalla sciagura dell’esserci.

Ma come fa ogni volta Settembre
a salvarci dall’incuria dell’estate?
Quale magia ci riporta indietro
nel ricordo delle cose sensate?

tratta da “Poesie minori. Pensieri minimi” vol.2° (ed. nugae 2.0) di Michele Nigro

Feriale

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La parte più vera è quella feriale
nascosti angoli d’autunno
alla vista di traffici umani

dopo i facili uragani d’agosto
lontano da movimenti congiunti
sono senza testimoni le gite raminghe.

(ph M.Nigro©2021)

Volpe d’argento

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Braccata dovrà essere
la vita che non attende,
come preziosa volpe d’argento
lungo percorsi autunnali
scruta i tesori nascosti all’umano.

La gioia spremuta da radici
dimenticate a essiccare al sole in ritardo,
la compagna non promessa
e fuori tempo, perché possente è
ancora il respiro di chi abita la terra
cocciuto il passo che desidera vivere
contraria alla tristezza la sua voce in strada
quando richiama i figli degli altri.

È un fantasma d’esistenza
quest’alito di speranza,
e di poco s’accontenta la verità del mondo

ma non conosce l’indigeno
la forza del sentiero all’imbrunire
non sa niente della preghiera serale
del ceppo che arde nel buio della notte.

(ph M.Nigro©2021)

“La volpe” – Ivano Fossati

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Da “Poesie minori. Pensieri minimi” vol.1

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Sogno d’un pomeriggio di mezzo autunno

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Leggo veloce la bellezza scritta
per gabbare l’ora della morte,
cuscinetti rosa sotto le zampe
impastano rosse coperte di ricordi,
delicato è il passo fantasma
del mio crudele daimon.

Come sogno è il verso
pomeridiano, sfugge
dalla penna ignorante
non appena riapro gli occhi.

Con addosso zaini estinti
colmi di sudore acerbo
ho ripercorso deserti e pagine
perché la fine non attende
e in anticipo a volte prende
su tramonti dolci come lame.

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