Voli imprevedibili

Good News di Pawel Kuczynski

Un improbabile odore cittadino
di salsedine e benzina
come su ponti di navi giovanili

e tornano timidi sprazzi
di un antico coraggio di strada,

ma le linee notturne e silenti
del sagrato illuminato
mi suggeriscono, ancora
il bisogno di Te, raccolto
nella Parola della sera.

(immagine: “Good News” di Pawel Kuczynski)

Storia di un dialogo

N I G R I C A N T E

Un breve stralcio di una mia intervista al Rav Alberto Funaro della comunità ebraica romana sul dialogo tra ebrei e cristiani, risalente a qualche anno fa e pubblicata sul n.10 della rivista “Nugae”…

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(nella foto: Papa Benedetto XVI e il Rabbino Riccardo Di Segni)

<<…La letteratura e la poesia possono influire sul dialogo tra cristiani ed ebrei? Quale lettura consiglierebbe a chi non è ebreo per avvicinarlo al mondo ebraico…?
A costo di essere banale, direi la Bibbia… Perché la Bibbia non la si conosce: il libro dei Salmi, il libro dell’Ecclesiaste, il libro dei Proverbi… La conoscenza della Bibbia, purtroppo, è relegata a certi ambienti ed anche nelle scuole si dà poco spazio alla Bibbia come “libro”… E’ molto sottovalutato il potenziale poetico della Bibbia… La Torah, che è una parte della Bibbia, per gli ebrei è la vita! Perché è anche vita pratica e…

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Old water

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Raccogli segni fossili
di quando c’era il mare
dove ora parli ai monti,

non toglierli da lì, dal loro attimo
non pensare che siano morti,
torneranno le antiche acque
per umani errori da punire

riprenderanno a muoversi
agitando code e valve
padroni in città sommerse
scendendo da liquide alture.

Studio 71

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Ci si affeziona alle spire del gorgo
diventano casa accogliente
la lenta decadenza dell’intorno
l’acqua inizialmente fredda per la rana in pentola
il cauto passo immobile che non rischia
le passanti lasciate passare, con buona pace di Brassens

sono ormai perse nel tempo
le mille versioni di note
non trasmesse al pianeta,
la disco music mai ascoltata in Italia
rimasta impigliata tra le strade della New York dei ’70,
le estinte band di generi contaminati
vecchi vinili impolverati
microfoni nostalgici di glorie analogiche

cercando di peccare d’onnipresenza
scivolate addosso come cicliche occasioni

ma crudele è l’oceano che divide i timpani dai suoni
del mondo,
attendevano che le andassimo a raccogliere
dal vivo, noi
schiavi di mode masticate da altri
pigri sonori di borborigmi postprandiali.

Grado Celsius

N I G R I C A N T E

Con l’arrivo dei primi caldi

di notte

dalla finestra aperta

mi raggiungono psicosi da strada.

Uno che vagando tra i vicoli

geme un lamento “mamma! mamma!”

crisi d’astinenza dalla vita

una sirena insonne tra i miei sogni

colpi disperati di campana

schiamazzi da calura

e coltelli facili.

Amo il gelo che tutto acquieta

sotto un velo immobile

molecole indecenti si placano,

cerco l’inverno che zittisce

come severo maestro

i dolori infreddoliti del mondo.

immagine: Night scene of Nyboder

Harald Rudyard Engman, 1958

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“Zelig e i nuovi anni 20”, su Pangea.news

woodypangea

Il mio articolo “Zelig e i nuovi anni 20” (già pubblicato su questo blog, qui) è stato riproposto su Pangearivista avventuriera di cultura e idee, “una delle migliori rassegne culturali in Italia”, curata dal giornalista, poeta, scrittore e critico letterario Davide Brullo e che da sempre pubblica articoli interessanti e culturalmente stimolanti.

Per leggere l’articolo: QUI!

“La pioggia nel pineto” di G. d’Annunzio, letta da Barbalbero

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E se la famosa poesia di Gabriele d’Annunzio intitolata “La pioggia nel pineto” fosse letta da Barbalbero?

Barbalbero (o Fangorn) – caratterizzato da una voce bassa e profonda e da una parlata lentissima, a sottolineare l’ampia disponibilità di tempo di un essere millenario – è un personaggio di Arda, l’universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J. R. R. Tolkien e compare solo nel romanzo “Il Signore degli Anelli”.

Lettura – rallentata con il programma Audacity – a cura di Michele Nigro.

Ritirata

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a Giovanni Lindo Ferretti

Sei la ritirata dopo i falliti battiti
l’agognato esilio dalla capitale,
il riposo non sconfitto da mancate vincite
il rifugio in cui sparisce il felice perdente
la periferia della vita sensata
l’Elba agreste dell’uomo comune

sei il luogo delle piogge ideali
balsami dal cielo per antiche ferite
bruciate da false glorie di sale,
la trasferta sognata nei perigli dell’anima e del corpo.

Medita tu per me, che sono stanco di pensare!
Trova tu soluzioni serali, surrogati di pace a buon prezzo…
Trasportami su lettighe di respiro
lungo fiumi che nulla chiedono.
Percorri coi miei passi usati
le risposte a sorpresa.

Non sogno più treni ma mura di cinta
chiuse da porte al tramonto sulla novità
sugli affanni dei dietrofront
su quel che il mondo attende,

regalami fulmini e nibbi reali
le cornacchie dal piglio sfacciato
i silenzi che da sempre trovano parole eterne.

(immagine: foto “Ritirata ARMIR”)

“L’imbrunire” – Giovanni Lindo Ferretti

Volpe d’argento

mike spioncino

Braccata dovrà essere
la vita che non attende,
come preziosa volpe d’argento
lungo percorsi autunnali
scruta i tesori nascosti all’umano.

La gioia spremuta da radici
dimenticate a essiccare al sole in ritardo,
la compagna non promessa
e fuori tempo, perché possente è
ancora il respiro di chi abita la terra
cocciuto il passo che desidera vivere
contraria alla tristezza la sua voce in strada
quando richiama i figli degli altri.

È un fantasma d’esistenza
quest’alito di speranza,
e di poco s’accontenta la verità del mondo

ma non conosce l’indigeno
la forza del sentiero all’imbrunire
non sa niente della preghiera serale
del ceppo che arde nel buio della notte.

(ph M.Nigro©2021)

“La volpe” – Ivano Fossati

La strada del ritorno è più facile

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Un dolce pessimismo mattutino
sale nel cuore insieme al primo caffè,
il bagaglio perfetto
non lascia spazio agli imprevisti del cammino.
La partenza esamina ogni volta
una volontà arrugginita ma ancora viva.
Diamo fiducia a un orizzonte puntellato di incognite
compiendo il primo inesorabile passo, quello che svezza
unica terapia alla paura.

Curva dopo curva, caduta dopo caduta
la gioia della vetta raggiunta, il miracolo di esserci
di poterlo raccontare all’eternità.
Appesantiti da quell’esperienza in più
spavaldi e vaccinati, stanchi e inebriati
scivoliamo sudati e coraggiosi verso casa
(il corpo conosce già la strada)
per tramandare i trucchi della sopravvivenza
assaporando la gloria effimera del ritorno.

(tratta dalla raccolta “Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0 – 2016)