L’oasi

Perché loro erano sopravvissuti? Avevano cercato insieme una spiegazione scientifica, ma senza trovare una risposta soddisfacente e sperimentabile: forse il concetto di evoluzione, applicato per secoli nei ristretti confini terrestri, doveva essere finalmente ampliato e confrontato con l’esperienza colonizzatrice nei nuovi mondi. Loro due erano destinati a rappresentare l’anello successivo e geneticamente resistente di una sorta di “darwinismo extraterrestre” non del tutto compreso.

Avatar di Michele NigroN I G R I C A N T E

Fu durante il tramonto del terzo sole, mentre già sorgeva il successivo astro, più piccolo e meno caldo, che lui le chiese, in preda a un’agitazione adolescenziale, di sposarlo.

Quando si è gli unici sopravvissuti di una popolosa colonia umana su un pianeta disabitato e lontano milioni di chilometri dalla Terra, certe ansie da prestazione sentimentale dovrebbero essere spazzate via come granelli di polvere ferrosa durante una tempesta di vento elettromagnetico. Che senso aveva quel suo bisogno di regolarizzare un rapporto, l’unico possibile, già ampiamente sperimentato? Che senso aveva celebrare un matrimonio – e soprattutto ‘chi’ o ‘cosa’ lo avrebbe celebrato? – in quella landa creata e in seguito dimenticata dallo stesso Dio? Che significato aveva la parola ‘matrimonio’ in quel posto?

Eppure lui in quel momento si sentiva come l’unico concorrente umano di una gara cosmica a cui avrebbero partecipato migliaia di specie aliene e lei doveva apparire…

View original post 882 altre parole

Sentori

Avatar di Michele NigroN I G R I C A N T E

Prologo a “Sentori”

 

Dall’etichetta di un profumo maschile:

“Una profumazione studiata per l’uomo metropolitano.

L’intensità dell’ incenso e del patchouli,

 la raffinatezza di legni e muschio:

un mix di energie che riflette la complessità

 di una vita moderna e attiva.”

 

 

Sentori

 

Sarà il deriso fiore

bagnato dal pregiudizio

a profumare le insperate notti

delle insoddisfatte mogli

nel tramonto.

Parrà un intriso cuore

d’intrecciato palmizio

per frantumare le errate sorti.

Pelle fredda di latte e germogli

che chiede il conto.

D’efficiente uomo metrò

t’impongono sentori

di ingannevoli studi.

Deprimente luogo retrò

dove sorgono sudori

su spregevoli nudi.

Muschiati legni

d’isterica complessità,

incensi senza chiesa

per cimici vincenti.

Raffinati segni

d’asfittica sensualità,

censi di una scienza arresa.

Energetici escrementi.

Puoi leggere la versione editata di questa poesia

nella raccolta “Nessuno nasce pulito”

View original post

L’addio

Tutta la passione, la vita condivisa, le intense emozioni provate insieme a quella ragazza che non riconosceva più e i sentimenti coltivati per anni, si volatilizzavano su quel ponte di osservazione come gas industriali liberati in un giorno di vento forte sulla Terra. Per un istante aveva desiderato che un’avaria del sistema di mantenimento vitale della stazione disattivasse i campi di forza, facendo risucchiare nel vuoto cosmico quella realtà artificiale divenuta insopportabile, insieme ai suoi pazienti attori inquadrati e felici.

Avatar di Michele NigroN I G R I C A N T E

Al di là del campo di forza usato in sostituzione dell’antico materiale chiamato vetro, Giove appariva enorme, paterno, costante come un pensiero silenzioso ma prepotente. Testimone gassoso e muto di migliaia di vite sospese nel vuoto. I colori crema e marrone della sua atmosfera, impegnata in bizzarre formazioni cicloniche e anticicloniche, inducevano alla meditazione.

Il “Belvedere”, come era stato ribattezzato il ponte di osservazione della stazione orbitante adoperando un termine d’antan ripescato dagli archivi linguistici, era il luogo preferito dagli abitanti della Jupiter IV, frequentato dai civili e dall’equipaggio in libera uscita.

Ilia e Decker, seduti su una plexi-panchina attendevano, come erano soliti fare durante i momenti di pausa dai loro rispettivi lavori, la comparsa della Grande Macchia Rossa sull’orizzonte gioviano. Senza dire una parola e rispettando le esigenze rotatorie del grande pianeta, fissavano fiduciosi lo spazio siderale.

“Eccola!” – Ilia interruppe il silenzio con l’entusiasmo di chi osserva per…

View original post 775 altre parole

Memorie e apologie

Avatar di Michele NigroN I G R I C A N T E

<<La trattazione della figura storica di Hitler spesso suscita polemiche accese: mi riferisco alla proiezionedel film “La caduta”, riguardante gli ultimi giornidi Hitler nel bunker di Berlino e da molti considerato come un’opera che umanizza il Führer, e alla più recente‘discussione’ suscitata dalla professoressa Angela Pellicciariche ha scelto di adottare il testo scritto daHitler – “Idee sul destino del mondo” – nel liceo romanoLucrezio Caro. Lei non crede che, per agevolarela crescita di una coscienza storica matura econsapevole da affiancare alla Memoria, si debbanoconsentire anche la lettura e la visione di tale materiale?

Anche io da ragazzo ho sentito il bisogno di leggere il “Mein kampf” di Hitler. Però io possedevo già gli strumenti per capire quel libro, gli stessi strumenti utilizzati per leggere, in seguito, i “Protocolli dei Savi di Sion”. Ciò che mi…

View original post 156 altre parole

Radio Ga Ga

ripulire il segnale emittente e ricevente per riconoscere l’immagine interiore offuscata dai radicali liberi del superfluo mediatico. Ritornare a leggere, ad ascoltare la radio, invece di parcheggiare le nostre esistenze dinanzi a squallidi palinsesti inventati per l’intrattenimento dei mediocri.

Avatar di Michele NigroN I G R I C A N T E

<<Immersi nel silenzio della lettura, in realtà dovremmo sentire meglio di chiunque altro il rumore vitale degli infiniti spazi che attraversiamo restando immobili: un miracolo che in epoche passate rappresentava l’unica possibilità, a disposizione di pochi eletti, per accedere a saperi e sensazioni inimmaginabili. Oggi l’abuso imperante dell’immagine sembrerebbe aver letteralmente ucciso lo stupore del lettore dinanzi alla parola.
Scrive Jean Baudrillard ne “Lo spirito del terrorismo”: “Che ne è allora dell’evento reale, se dappertutto l’immagine, la finzione, il virtuale entrano per perfusione nella realtà?”
Durante i secoli precedenti all’avvento dell’immagine tecnologicamente differita, immagazzinata e manipolata, la lettura non faceva parte e non poteva in alcun modo far parte degli eventi reali: la verginità cerebrale degli uomini dell’epoca non lo avrebbe permesso. Oggi, invece, la frase di Baudrillard può essere tranquillamente applicata anche all’evento lettura: nel mondo in cui viviamo cosa c’è di più “reale” della limpida verità offerta…

View original post 126 altre parole

Consumare per essere!

Poter scegliere tra elementi non compresi nell’elenco stilato dai potenti è la vera libertà, non la possibilità della scelta in se…

Avatar di Michele NigroN I G R I C A N T E

<<… La corsa per il mantenimento di uno status quo estetico e tecnologico diventa l’imperativo diffuso da un Sistema che ci vuole sempre più produttori-consumatori: “lavorare per consumare” è diventato in tal modo il motto della Terza Rivoluzione Industriale, quella morbida e psicotropa; quella che, pur avendo eliminato certe pratiche coercitive dalle fabbriche, indica a tutti noi, gentilmente ma inesorabilmente (usando una soave musica in filodiffusione), il decalogo per essere dei “consumatori vincenti e benvoluti”, troppo spesso destinati a una “morte bianca” sui luoghi di lavoro.
Così come l’isterico inno “Consumare per essere!” rappresenterà l’epitaffio dell’Occidente.
Gli sfacciati anti-individualismi sovietico e nazifascista diventano così ben poca cosa se messi a confronto con l’attuale dittatura dolce delle nazioni liberiste che riescono a nascondere dietro un’edulcorata e fasulla personalizzazione delle esigenze del consumatore, la più ipocrita massificazione mai attuata nella storia su un piano non solo economico ma prima di…

View original post 79 altre parole

Segnali dal futuro

gli scrittori di fantascienza sono come dei bambini che affidano al tempo i propri “disegni” riguardanti il futuro. I libri sono le loro “capsule del tempo”; i lettori i testimoni della profezia.

Avatar di Michele NigroN I G R I C A N T E

L’importanza del linguaggio dei numeri; il confronto non solo su un piano filosofico tra determinismo e caso; la nostra impotenza dinanzi alla storia universale; la necessità di compiere esercizi mentali sul domani: questi e molti altri gli elementi contenuti nel film “Segnali dal futuro”.

Gli abitanti del pianeta Terra anche in questo caso svolgono egregiamente la loro parte di esseri ciechi e inconsapevoli ma protetti dalla costante presenza storica di “alieni/angeli custodi” capaci, forse grazie a dei viaggi nel tempo, di suggerire agli umani prescelti – sussurrandola – una “mappa numerica” per evitare disastri naturali, incidenti e giungere sani e salvi all’appuntamento con la salvezza, propria e dell’umanità. È facile non parlare di caso quando si ha la possibilità di conoscere il futuro, viaggiando in esso. La sequenza di numeri apparentemente senza senso, affidata dagli alieni alla piccola Lucinda nel lontano 1959, sembra il risultato dell’incontro tra la successione…

View original post 561 altre parole

Tracce di Sándor Márai a Salerno

Sándor Márai (foto dal web; FONTE)

Incuriosito da alcuni articoli letti in rete e riguardanti la permanenza salernitana – dal 1968 al 1980 – dello scrittore ungherese Sándor Márai, ho voluto anch’io mettermi sulle sue tracce. Con umiltà, senza alcuna “pretesa biografica”, con lo spirito del passeggiatore pomeridiano. Non ho dovuto faticare moltissimo per ritrovare i due punti (non bibliografici) più significativi del suo passaggio a Salerno: nelle fonti che ho consultato prima di mettermi in viaggio da Battipaglia verso il capoluogo di provincia (fonti suggeritemi tempo fa da una cara e fondamentale persona, già lettrice appassionata di Márai) è riportato tutto molto chiaramente.

Prima tappa: Lungomare Cristoforo Colombo (quartiere Mercatello). Già avevo letto dello scempio compiuto nel gennaio del 2009: il busto di Sándor Márai rubato (o meglio, “scardinato”) e mai più restituito, recuperato o sostituito, lascia un vuoto “metafisico”, più che materico, in chi osserva il ‘monumentino’ guardando in direzione del mare di Salerno che da sempre accoglie in un abbraccio liquido tragedie e speranze. Si può benissimo passare dinanzi al piedistallo anonimo che lo sosteneva, senza notarlo, e andare oltre distrattamente, per poi ritornare indietro ed esclamare in un pomeriggio nuvoloso, freddo ma non ancora piovoso di gennaio: “Ah, eccolo!”. Un pezzo di marmo abbandonato, senza più la ragione del suo essere stato fabbricato e collocato proprio lì, in un ormai lontano 2006. 

Voglio pensare che i vandali (senza offendere l’omonima gloriosa popolazione germanica che diede molto da fare all’Impero Romano), riutilizzando o rivendendo il metallo del busto di Márai, siano stati almeno più “intelligenti” e affaristi degli iconoclasti dinamitardi dell’ISIS: ma è un pensiero forzato che non mi consola a lungo. A completare il comprensibile scoramento del passante, si staglia sul bianco del marmo una icastica scritta a pennarello nero, deprimente e fin troppo chiaro segno dei tempi, riportata subito al di sotto del nome “Marai Sandor” inciso all’epoca dall’artista del monumento sul piedistallo sopravvissuto; la scritta, riprodotta sui quattro lati del parallelepipedo, come a non voler perdere di vista i quattro punti cardinali dell’ottusità mentale, dice: “W Salvini”

Alla fine l’autore de “Le braci”, “La donna giusta”, “La recita di Bolzano”…, e della raccolta salernitana “Terra! Terra!… Ricordi”, ha dovuto cedere il passo (almeno nella mente dei più ignoranti!) all’eloquio pseudo-religioso (e soprattutto pseudo-politico) di quello che il giornalista Andrea Scanzi ha definito nel titolo di una sua fortunata pubblicazione “Il cazzaro verde”. Nel già mutilato monumento a Marai, ora ridotto a “Pasquino per leghisti del Sud”, la lampante sintesi di un’epoca.

Nonostante tutto, il moncone continua a guardare verso il mare (lo stesso che, in un punto lontanissimo da qui, accoglie le ceneri dello scrittore): forse c’è speranza, anche se sarebbe stato meglio se a guardare verso il mare fossero stati gli occhi bronzei dell’autore ungherese. Il “monolite”, stavolta bianco a differenza di quello immortalato nel film “2001: Odissea nello spazio”, ci intima – senza emettere suoni assordanti – un cambio di rotta culturale. Forse un giorno tutti, ma proprio tutti, riscopriremo la fortuna di aver ospitato nella nostra città, anche se per un periodo relativamente breve, ma lunghissimo per l’economia temporale di un esiliato, uno scrittore che ha scelto di vivere una parte dei suoi anni in quelli che per noi sono i luoghi di una familiare quotidianità. Forse un giorno sapremo valorizzare lo sforzo di chi ha tentato di omaggiare il passaggio di un’esistenza discreta come fu quella di Sandor Marai a Salerno.

(ph M. Nigro – 20/01/2020)

Continua a leggere “Tracce di Sándor Márai a Salerno”

Filosofia del viaggio

Dall’effetto adrenalinico causato dalla decisione di partire all’atto di fede di chi si mette finalmente in strada; dalla meticolosità organizzativa all’apprendimento osmotico e rilassato lungo le vie nuove, tra le folle sconosciute, percorrendo città che forse non rivedremo mai più. Viaggiare è desiderare: muovere il proprio corpo verso mete lontane, impegnarsi per raggiungere l’obiettivo, concedersi al mondo e aprire tutti i canali sensoriali per ricevere gli insegnamenti fisici e metafisici del luogo visitato.

Avatar di Michele NigroN I G R I C A N T E

Vuoi riscoprire la religione dei tuoi padri? Abbandona le chiese frequentate da tua madre e immergiti nella religiosità del mondo. Vuoi imparare ad apprezzare i valori del tuo paese? Dimentica la tua provenienza, rifiuta il tuo senso d’appartenenza e perditi lungo i sentieri della terra. Vuoi conoscere i segreti della via in cui abiti? Sali su una montagna e osserva dall’alto i movimenti di chi è rimasto.

Viaggiare significa rompere le acque uterine della schematicità esistenziale, realizzare un’idea coltivata per mesi e anni, andare a toccare con mano il sogno; significa rivendicare con orgoglio la propria diversità, interrompere il controllo, imparare a sospendere il giudizio in attesa di indizi culturali, mettersi alla prova dal punto di vista caratteriale e pragmatico.

Dall’effetto adrenalinico causato dalla decisione di partire all’atto di fede di chi si mette finalmente in strada; dalla meticolosità organizzativa all’apprendimento osmotico e rilassato lungo le vie nuove, tra…

View original post 262 altre parole

È severamente vietato NON toccare i monumenti!

L’energia cosmica assorbita nel tempo dal monumento ritorna al suo creatore umano che diviene inconsapevolmente testimone della storia e custode di una quota esistenziale che attendeva da secoli un curioso erede di passaggio.

Avatar di Michele NigroN I G R I C A N T E

Guide turistiche, manuali, mappe, percorsi didattici, audioguide multilingue, nuove tecnologie… Innumerevoli sono i modi per conoscere ciò che si osserva, per sapere tutto ciò che c’è da sapere sul monumento che trovi lungo il tuo cammino, per ‘imparare’ (ammesso che si conosca il vero significato del termine: imparare come per dire ‘nozionismo preconfezionato da altri’ oppure imparare dall’esperienza diretta?). Quante delle informazioni acquisite in maniera confusa e veloce, nel corso di una vacanza, rimarranno per sempre impresse nei nostri banchi mnemonici? Pochissime, quasi nessuna: nella migliore delle ipotesi un’immagine, un nome, qualche aneddoto particolarmente stuzzicante, anche se storicamente irrilevante. Ci affanniamo a leggere cartelli informativi per giustificare il costo del biglietto d’ingresso – vivendo nell’illusione di acculturarci – e dimentichiamo l’oggetto che è lì, davanti ai nostri occhi, presente da secoli e che ci parla con un linguaggio afono universale che abbiamo dimenticato ma non del tutto rimosso dai…

View original post 517 altre parole

“Il ricordo di sé”, da Nessuno nasce pulito

“Degna è la vita di colui che è sveglio”

(Franco Battiato)

Il ricordo di sé

Assente da te stesso e dal mondo
abbandoni
sotto il sole cocente di un mortale sonno mentale
gli affetti senzienti dell’esistere.
Il ricordo di sé latita dal momento presente
carne viva tra gli oggetti quotidiani
errata percezione delle cose
fatale dimenticanza
vaghiamo incoscienti come foglie meccaniche
trasportate dal vento della routine.

E non troverai al risveglio urlo o disperazione così grande
da colmare il vuoto di un’assurda memoria.

 

(tratta da “Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0 – 2016)

(nella foto: G. I. Gurdjieff)

– video correlato –

“Lode all’Inviolato”, Franco Battiato 

Vite sotterranee

E se vivessimo anche noi in una nostra attuale condizione “sotterranea” fatta di bugie e di esigenze inventate? Chi di noi ha il coraggio quotidiano di ritornare “in superficie” per andare oltre la notizia e al di là delle apparenze di una società in cui tutto sembra “necessario”?

Avatar di Michele NigroN I G R I C A N T E

[…] “La penultima verità” (The Penultimate Truth) contiene uno dei temi prediletti da Dick: la guerra eterna. In questo romanzo una società “lemure” non abita più la superficie terrestre, dopo che una guerra nucleare totale l’ha resa invivibile. L’umanità, ormai abituata a vivere in città-bunker sotterranee scavate verso il cuore della terra, evita diligente­mente la crosta terrestre, credendola ancora contaminata. In superficie, solo uno sparuto manipolo di dominatori-latifondisti, con l’ausilio di un esercito di guardiani-robot, conosce la realtà… I notiziari che vengono propinati alla popolazione sotterranea, sono letti da un androide che tutti credono umano e che riceve ordini da un sofisticato computer che elabora costantemente notizie allarmanti con il solo scopo di mantenere la gente nella più totale immobilità e disinformazione… Solo un uomo decide di tornare in superficie sfidando tutte le regole del buonsenso di cui sono schiavi i suoi concittadini. Mentre risale pensa al pericolo delle radiazioni che…

View original post 279 altre parole

“Ti sei mai chiesto quale funzione hai?”

Avatar di Michele NigroN I G R I C A N T E

[…] Conosciuto maggiormente per gli scritti scaturiti dalle personali sperimentazioni con le droghe (“Le porte della percezione” 1954 e “Paradiso e Inferno” 1956), Huxley non si limitò ai soli romanzi (fanta)scientifici, ma conobbe anche un fertile periodo in qualità di saggista, poeta, drammaturgo, critico e di abile speculatore filosofico. I suoi problemi di vista (Huxley trascorse gran parte della propria esistenza nella quasi totale oscurità fino a quando l’equipe oculistica del dottor Bates di New York non curò efficacemente la sua malattia alla cornea, permettendogli di riacquistare buona parte della vista) daranno vita al meraviglioso volume “L’arte di vedere” del 1942. Eppure le sue difficoltà visive non impediranno alla sua originalità e alla sua lungimiranza di “vedere” al di là del quotidiano e di formulare ipotesi preoccupanti e altrettanto realistiche sul futuro dell’umanità. Unendo la sua curiosità per le scoperte scientifiche al fervore per il dibattito politico e culturale, darà vita a una…

View original post 180 altre parole

La vita fa rima con la morte

Avatar di Michele NigroN I G R I C A N T E

(recensione a “La vita fa rima con la morte” di Amos Oz)

Amos Oz e la piacevole ossessione per il dettaglio.

Può il dettaglio divenire il protagonista principale di un romanzo? E’ possibile catturare, in maniera casuale e quasi svogliata, un particolare umano o paesaggistico e trasformarlo pian piano nell’innesco di un’esplosione immaginifica? Può l’assenza di una trama vera e propria essere compensata da un suggestivo e infinito intreccio di ipotesi?

Una risposta affermativa sembrerebbe provenire dalla lettura del breve ma per certi versi “enciclopedico” romanzo di Amos Oz intitolato “La vita fa rima con la morte”.

Utilizzabile anche come agile e introspettivo “manuale di scrittura creativa” in salsa narrativa, il libro stuzzica immediatamente la coscienza del Lettore tramite un incipit che, senza troppi convenevoli, espone una serie di domande basilari apparentemente confinate in un ambito scritturale e letterario, ma che in realtà espandono il loro raggio d’azione sconfinando…

View original post 784 altre parole

The Words: le parole e il dolore

Siamo disposti a vivere il DOLORE, la sua rivoluzione e rivelazione, per raggiungere quell’attimo di perfezione e di verità nelle parole che scriviamo?

Avatar di Michele NigroN I G R I C A N T E

p9151681_p_v8_ah

Cosa c’insegna questo film?

a) non copiate! Tutt’al più citate, ma con moderazione: anche l’eccessivo citazionismo denuncia una mancanza di originalità. Insomma, se dite di essere dei creativi… create, diamine! O se siete abbastanza vanitosi autocitatevi ma stando attenti a non incappare in un abusato “Citarsi addosso” (cit. … ops!) di woody-alleniana memoria. Copiare non rappresenta solo una mancanza di rispetto nei confronti dell’autore da cui si “prelevano” idee e parole senza chiedere il permesso, ma è soprattutto una dichiarazione di disistima nei propri confronti. Se non sapete volare o volate a bassa quota, non staccate le penne a un’aquila per trapiantarle nella vostra pelle: precipiterete comunque. L’eventuale effimera gratificazione che si riceve dallo “scopiazzamento” (oggi si usa il termine meno invasivo e imbarazzante di “contaminazione”) non potrà mai controbilanciare il senso di meschinità che, immarcescibile, resterà lì per sempre a farvi compagnia; sempre ammesso che si abbia una coscienza che ci…

View original post 614 altre parole

La poetica “maledetta” di Roberto Miglino Gatto

Avatar di Michele NigroN I G R I C A N T E

CCI09082016_00000

Rosario Carello, nella prefazione a “Poesie perdute”, non usa mezzi termini: nella poesia di Roberto Miglino Gatto vi sono la stessa ansia, inquietudine e insoddisfazione presenti nei versi di quelli che un tempo furono definiti “poeti maledetti”. Squarci di vita folle; esistenzialismi registrati senza aspettarsi niente in cambio, né aiuti né condanne; “urli” degni di Ginsberg anche se meno rabbiosi e più rassegnati: appare scontato il passaggio da Rimbaud, Baudelaire, Verlaine ai poeti e romanzieri della cosiddetta beat generation impregnati di strada e di notti con sfumature situazioniste a esistere in giro (Guy Debord docet!), senza meta e speranza. Quelle di Gatto sono poesie fatte di attimi sensoriali mai fini a se stessi, che preparano il terreno a condizioni dell’anima, a interiorità disperate che forse non cercano più neanche una risposta, ma si limitano a fissare un vissuto scellerato.

… di puttana in puttana

così come vado con loro

View original post 916 altre parole

Le ultime ore dell’isolatra Kiro

Senza opporre alcuna resistenza, Kiro lasciò che la sua stanza fosse messa a soqquadro, le sue cose impacchettate e pronte per essere esaminate dagli esperti del Ministero che da anni cercavano di redigere una mappa psicologica degli hikikomori in base agli elementi forniti dagli stessi autoesiliati sottoposti a recupero coatto. L’impero di solitudine e silenzio, il deserto delle relazioni umane, il rifugio di Kiro era stato espugnato da quelle stesse forze sociali che, anni addietro, avevano contribuito alla realizzazione del disadattamento di migliaia di giovani giapponesi, e anche molti adulti, in nome di un forzato progresso.

Avatar di Michele NigroN I G R I C A N T E

Delano-Hikikomori-Japan-001

Hikikomori (1): anno 2032

 

Le ultime ore dell’isolatra Kiro

e le temute gesta della “Polizia Risocializzante”

  

“Siamo quelli che escono di rado,

sospesi tra la vita del mondo virtuale

e la realtà esterna percorsa dall’eco remota del passato”

(tratto dal Primo Manifesto del Connettivismo)

Sebbene fossero trascorsi tre anni, sette mesi e diciannove giorni da quando aveva chiuso dietro di sé la porta della propria camera, dimenticandosi in essa, il giovane Kiro non sentiva affatto la mancanza del caos di Tokyo e delle innumerevoli e stressanti relazioni sociali che avevano caratterizzato la sua poco rampante giovinezza, finita sul nascere.

In realtà “avvertire la mancanza di qualcosa” sarebbe stato già un segno di vitale, anche se dolorosa, consapevolezza; ma Kiro, prima di ogni altra cosa, aveva ormai perduto il senso del tempo e dello spazio.

I “ritirati sociali” rappresentavano, in un Giappone post bellico…

View original post 2.304 altre parole

Iniziazione libresca al sufismo

Avatar di Michele NigroN I G R I C A N T E

3188687686_a00693373a_z

Certi percorsi culturali, spirituali, iniziatici, possono cominciare da un dialogo, da una e-mail, da un’esperienza casuale e quotidiana frequentando un social network, da un dolore che cerca risposte, dal “tormento di una ricerca e dal bisogno mai sopito di spiritualità e silenzio”, da un libro (e finiscono in quel libro senza andare oltre per mancanza di volontà), da una lettura consigliata che può aprirci la porta su un mondo meraviglioso e affascinante… o sul nulla.

“Dimmi, Maestro, da dove posso cominciare? Quali letture posso intraprendere per conoscere il sufismo? Come sei approdato alla conoscenza dei sufi? Qual è stata la tua prima esperienza con loro? Illuminami!”

“Illuminarti? Ehm, non mi mettere in imbarazzo eh! Forse ho esagerato ma ho fatto una selezione e alcuni libri proprio non potevo lasciarli fuori, scegli tu. Inizio raccontandoti che io l’incontro l’ebbi nel 1984, a Palermo. Di quell’evento resta un ricordo indelebile nel…

View original post 637 altre parole

Io non ho paura

“Io non ho paura” è un monumento narrativo all’infanzia: leggendo questo libro noi cosiddetti ‘adulti’ riscopriamo le zone rimosse della nostra vita, le stesse che periodicamente sarebbe il caso di rispolverare per capire chi siamo veramente e in quale direzione siamo diretti.

Avatar di Michele NigroN I G R I C A N T E

L’equivoco da evitare, dopo aver letto il romanzo “Io non ho paura” di Niccolò Ammaniti, è quello di pensare che si tratti di un libro ‘semplice’. Il linguaggio quotidiano, l’assenza voluta di congiuntivi, l’uso di termini ed espressioni tipicamente fanciullesche, la scelta di non utilizzare frasi complesse e orpelli narrativi, i dialoghi semplici e diretti, la voglia di raccontare in maniera scarna proprio come farebbe un bambino di nove anni: queste e altre caratteristiche nascondono una complessità infinita che rende il romanzo dello scrittore romano un’opera completa.

“Io non ho paura” è un monumento narrativo all’infanzia: leggendo questo libro noi cosiddetti ‘adulti’ riscopriamo le zone rimosse della nostra vita, le stesse che periodicamente sarebbe il caso di rispolverare per capire chi siamo veramente e in quale direzione siamo diretti. L’estate vissuta e descritta dal piccolo Michele Amitrano, il protagonista, è un’estate felice, spensierata, genuina, fatta di codici innati, di…

View original post 608 altre parole

Zinco al sole

Arnold Böcklin; Die Toteninsel (Erste Fassung); 1880

Calda vita di stella vincente
tra oscuri orizzonti d’acqua
e ossa sparse in terra,
mangiate dal tempo,
di padri veduti vivere
accanto a dolori di guerra
e gioie semplici.

Misere vestigia
richiamano i vivi
a penultime partenze
senza appelli
nel silenzio autunnale
verso salvezze distanti.

Ti aggrappi, così, disperata
a ricordi di zaini estivi
sulla pelle imberbe,
boschi intorno ad Assisi
per camminanti tra luci
di cimiteri nella notte
e vecchie abbazie.

Promesse disattese
schiacciate dal discanto
che ancora danno calore
nell’angolo inviolato
degli ideali acerbi.

Il fascino dell’inizio
non tradito dalla storia
distoglie il pensiero
dalla morte in agguato
tra giacigli di zinco
e timidi apostoli di luce.

– video correlato –

“Ashes to ashes”, David Bowie

[immagine: L’isola dei morti (Die Toteninsel), prima versione

quadro di Arnold Böcklin]