“Un’immagine vale davvero più di mille parole?” di Doriano Zurlo (29/05/2019) – Vita.it

Da un interessante articolo di Doriano Zurlo è nata questa mia breve riflessione, pubblicata dapprima sui social

Prima leggete il post di Zurlo, qui!

A seguire, il mio commento:

“Un articolo interessante di Doriano Zurlo​ che invito tutti a leggere e che mette sulla tavola tanti temi da poter/dover sviluppare in separata sede; tematiche riguardanti la linguistica, la fisiologia della percezione… Oserei dire persino la poesia. Avrei voluto commentare sul sito ma non si può, lo faccio qui.

Tenterò di sbrogliare la questione cardine dell’articolo dicendo laconicamente che LA PAROLA È IMMAGINE: facendo svanire apparentemente il problema della parola che avrebbe superato l’immagine. Dicendo che la parola è immagine andiamo a demolire la classifica esistente tra i due mezzi. O almeno credo.

Anni fa scrissi un articolo riguardante le immagini dell’11 settembre a New York in cui ipotizzavo un pericolo inverso, ovvero che l’immagine inflazionata (e ritrasmessa in loop) degli aerei mentre si schiantano nelle Torri Gemelle potesse disattivare il significato delle parole, dei fatti, delle argomentazioni. Può essere?

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Che cos’è la web poetry?

… per i 200 anni di Walt Whitman…

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… Afferma il mitico Professor John Keating, interpretato dal compianto e indimenticabile Robin Williams, sempre nel film “L’attimo fuggente” (Dead Poets Society) del regista Peter Weir: <<Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione…>>. Una passione destinata a divenire semplice pratica onanistica se non fosse corroborata dall’interazione tra autore e lettore: il web ha solo accelerato, diversificato e amplificato questa necessaria interattività, non l’ha inventata…

N I G R I C A N T E

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 dedicato a Robin Williams/John Keating

 

Che cos’è la web poetry?

(interattività, multimedialità, ipertestualità)

Alla domanda “che cos’è la web poetry?” (tristemente somigliante all’interrogativo “che cos’è la poesia?” del Professore emerito Jonathan Evans Prichard evocato, e giustamente sbeffeggiato, nel film “L’attimo fuggente”) si sarebbe tentati di rispondere in maniera sbrigativa affermando che trattasi semplicemente di poesie pubblicate in internet, su blog, siti specializzati, social network… Quelli della mia generazione hanno vissuto e vivono a cavallo tra un’epoca cartacea e una digitale: prima dell’acquisto del mio primo personal computer per me poesia era sinonimo di antologie scolastiche, piccole biblioteche casalinghe, libri di poesie di famosi poeti da acquistare in libreria, antologie sfornate dai vari concorsi letterari sparsi in questa penisola di santi, poeti e navigatori. Poi con l’avvento del web 2.0 è accaduta una cosa straordinaria: la poesia, non più relegata nel meraviglioso mondo dei libri di carta…

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“V for Vendetta” vs “Trainspotting”: monologhi a confronto

I cittadini che V vorrebbe “risvegliare” hanno affidato la propria libertà a un potere antidemocratico perché spaventati dai tanti problemi: “Io so perché l’avete fatto: so che avevate paura, e chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie: c’era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, e il caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all’attuale Alto Cancelliere: Adam Sutler. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso obbediente consenso.”

N I G R I C A N T E

versione pdf: “V for Vendetta” vs “Trainspotting”: monologhi a confronto

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Nel post che vi apprestate a leggere (spero fino alla fine), cercherò di mettere a confronto due monologhicult della più o meno recente produzione cinematografica internazionale: quello di V nel film “V per Vendetta” e quello di Mark Renton (soprannominato Rent) all’inizio del film “Trainspotting”. Qualcuno si starà chiedendo cosa abbiano in comune questi due monologhi; domanda legittima: infatti appartengono a due generi, due realtà differenti (l’una fantastica ambientata in un Regno Unito distopico, l’altra ha come sfondo una Edimburgo storicamente verificabile, descritta nell’omonimo romanzo di Irvine Welsh; come nel caso anche del romanzo “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” di Christiane F.) e i personaggi che li pronunciano sono a dir poco antitetici. Eppure, discostandomi dai rispettivi contesti senza mai perderli di vista, concentrandomi solo ed esclusivamente sui testi, ho…

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I Ragazzi di via Panisperna

N I G R I C A N T E

versione pdf: I Ragazzi di via Panisperna

Film lunghissimo, mai noioso. Nell’incipit viene descritto lo “scherzo” in stile futurista da parte di un gruppo di studenti di Fisica ai danni del “vecchio” Guglielmo Marconi, visto ormai come la personificazione di una forma di “passatismo scientifico” che non lascia spazio alle nuove scienze, alle nuove idee appena sognate e non ancora dimostrate, ai suoi giovani e scalpitanti protagonisti. Siamo in piena era fascista, il sapere e le scoperte scientifiche devono assecondare i sogni di gloria dell’uomo solo al comando e del suo impero, non c’è spazio per le farneticazioni teoriche. Eppure, invece di essere puniti dal preside Corbino, gli irriverenti goliardi vengono incoraggiati a proseguire sulla nuova strada e coordinati nelle ricerche dal professore Enrico Fermi firmeranno importanti scoperte nel campo della fisica nucleare. Accanto a Emilio Segrè, Bruno Pontecorvo, Edoardo Amaldi, si distingue per genialità e sensibilità (scambiata…

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Cinque poesie di Michele Nigro da “Pomeriggi perduti”, Edizioni Kolibris – 2019, nota di Stefano Serri

LA PRESENZA DI ÈRATO

Michele_Nigro_coverPomeriggi perduti di Michele Nigro dichiara con franchezza e più volte la necessità di un combattimento tra spazio e tempo, senza lasciar spadroneggiare troppo uno di questi due campioni del senso e dei sensi, sempre in fuga nella vaga signoria della nostra esistenza rizomatica e frattale.

come un ladro non inseguito
se non da se stesso
che interrompe schemi marci

Da un lato, nei titoli o nei testi di Nigro proliferano i luoghi, indicati con cura, puntando bene il dito sulla cartina, legandoli a nomi e ricorrenze; da Padova a Istanbul, gli spazi non vengono né dilatati a universali né rimpiccioliti a simboli, ma rimangono tappe necessarie, passages severi e ineludibili privi di qualsiasi monumento all’eternità.

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Berlusconi e il ‘cut-up’ di Burroughs

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… La stragrande maggioranza degli elettori di Berlusconi ha ‘donato’ il proprio voto dopo essere stata travolta dallo tsunami apparentemente logico di un testo integro. Nessuno ha applicato (e come avrebbero potuto?) la tecnica del cut-up durante la fase della scelta politica: tutti i suoi elettori hanno continuato a leggere il testo (scritto o ‘recitato’) proposto dal ‘sogno degli italiani’ senza applicare un minimo di criticità. Chi è avvezzo a un certo tipo di tecnica scritturale ha una maggiore probabilità di giungere a tali conclusioni: la cecità mediatica, purtroppo, è un male diffuso e non tutti hanno la voglia, il tempo, la forza e la teoria necessarie per intraprendere la strada meno battuta menzionata nella nota poesia di Robert Frost…

N I G R I C A N T E

“Che combini?” – chiese la donna.

“Niente… Sto facendo a pezzi Berlusconi!” – rispose l’uomo senza scomporsi.

“Dopo, però, metti tutto a posto!” – intimò la donna.

“Non preoccuparti!”


Tempo fa su questo blog proposi un esperimento basato sull’utilizzo della cosiddetta tecnica del cut-up ampiamente e magistralmente sfruttata in ambito letterario (e non solo) dallo scrittore statunitense William Burroughs. Il potere ‘rivoluzionario’ insito nel cut-up di Burroughs consiste nella sua capacità di de-costruire il segnale apparentemente puro e corretto emesso dalle nuove e vecchie dittature mass-mediatiche: una de-costruzione che, in maniera sorprendente e direi anche avvilente, svela tutta l’impotenza di questo ‘giochino dadaista’ dinanzi all’autonomia sub-liminale della parola sradicata dalla frase e solo superficialmente divenuta nonsense. Il cut-up ha il merito di disegnare la mappa, non evidenziabile in altri ‘ragionevoli’ modi, degli intimi meccanismi che stanno alla base del CONTROLLO.

Verrebbe quasi da chiedersi: a cosa serve allora…

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Cinque poesie di Michele Nigro da “Nessuno nasce pulito”, Edizioni Nugae 2.0 – 2016

LA PRESENZA DI ÈRATO

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<<… lo stile di Michele Nigro è unico, personalissimo, con chiari riferimenti alla sua variegata formazione, cosa che ne fa un autore completo. Padroneggia il linguaggio, alquanto ricercato, tanto che le sue poesie sono ricche di minuzie che creano nel lettore vere e proprie immagini. Ottime le costruzioni sintattiche (diverse dislocazioni), utilizza ossimori (prigionieri liberi, presente assente), scomoda l’antropologo Marc Augé e i suoi “non luoghi”. Mentre l’opera è pregnante di scienza e filosofia, la religione viene sfiorata, vorrebbe quasi accantonarla, ma il palese laicismo deve necessariamente confrontarsi con la filosofia e la religione. La sua opera è un viaggio sulle ali dell’incertezza, con continui attacchi al presente, un ciclico tornare indietro per la preoccupazione di aver vissuto male, o quantomeno di non aver vissuto fino in fondo la propria vita. Non c’è paura, però, né del buio né dell’avventura…>>

(dalla Prefazione di Antonio Scarpone)

Acidità di cervello

Non tace dentro di te il capriccio del possesso
troppo forte è lo scellerato grido liberatorio

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Chiara De Luca legge “Pomeriggi perduti”

Una lettura della poesia che dà il titolo a “Pomeriggi perduti” (Kolibris 2019) di Michele Nigro.
Voce di Chiara De Luca

Volto di donna

Volto di prefica siciliana, non recitante ma drammaticamente vera. Volto di una moderna Penelope, consapevole di un ritorno che non avverrà mai; modello “mitologico” per la contemporaneità, che prende forza da fatti non troppo lontani nel tempo, fatti che lambiscono il presente. Se Omero affidò ai versi la descrizione dei suoi personaggi mitici, in questa nostra epoca di riproducibilità tecnica (Benjamin docet!) una foto “artistica” come questa di Letizia Battaglia, quindi un’opera d’arte non proveniente dall’antichità ma da un’era “mitica” a noi vicina, non rischia di perdere la sua “aura”, il suo potere sull’individuo, perché non c’è rischio di massificazione come nel caso delle immagini degli attentati dell’11 settembre mandate in onda in loop, inflazionandone il significato. L’attimo fotografico così inteso, anche se la fotografia, secondo Benjamin, è già tecnica moderna, non rischia di perdersi nel mare delle immagini social. L’arte si innesta sulla cronaca (o anche il contrario) e trasforma fatti contemporanei in “mito”. In questa foto il mistero è rispettato, non è riutilizzabile dal potere o dall’informazione sciatta; il legame (drammatico) con la vita quotidiana e con l’esistenza concreta c’è tutto; non vi è alcun intento carismatico da parte di chi combatte la mafia (non otteniamo un’”estetizzazione dell’antimafia”! Come temuto da Benjamin…): questo è il volto “senza trucco e senza trucchi” di una donna che racconta quel che è appena successo. È un dolore che può essere fruito solo se ci si sofferma a lungo e in silenzio, dimenticando le parole (quelle sì artifici sonori della modernità) a cui accennavamo all’inizio, come davanti a un quadro, un ritratto.

N I G R I C A N T E

Rosaria Costa Schifani

Isoliamo l’audio. Per un attimo, solo per un attimo, mettiamo da parte le parole struggenti, arrabbiate, diventate “storia nazionale” e ormai parte del nostro immaginario collettivo, pronunciate da Rosaria Costa (nella foto), vedova dell’agente di Polizia Vito Schifani, uno dei componenti della scorta al giudice Giovanni Falcone, ucciso durante la strage di Capaci il 23 maggio 1992. Togliamo il sonoro, “dimentichiamo” la lettera disperata ma decisa letta a Palermo dalla vedova Schifani durante il funerale degli agenti e dei due magistrati, e concentriamoci su questo volto di donna immortalato in una suggestiva foto della giornalista Letizia Battaglia. Leggiamolo; leggiamo le parole non dette…

Quello che vediamo è il volto di una donna ferita, intimamente ferita, anche se la genuina bellezza di giovane madre ventiduenne contrasta l’affiorare di indelebili segni dolorosi: il fuoco disperato è tutto dentro, è un fuoco agitato le cui lingue si manifesteranno nelle parole che…

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Pink

S’era fatto tardi: la divisa nera da dittatore da ritirare in lavanderia, l’organizzazione delle truppe per la parata da riesaminare, gli ultimi ritocchi al discorso d’insediamento e, dulcis in fundo, la lista per i sicari da aggiornare…

“Amore, hai visto che hai combinato?” bofonchiò, accelerando.

N I G R I C A N T E

versione pdf: Pink

“Tutti i dittatori sono sentimentali.”

Il’ja Grigor’evič Ėrenburg

  

La cosa che temeva di più, col passare del tempo, era di perdere la forza benefattrice derivante dall’amore vissuto, ricevuto e donato; una forza che aveva portato nel mondo con orgoglio e sicurezza d’animo, così come si porta in giro un regalo dall’effetto rigenerante per condividerlo con tutti. Il più bel regalo che la vita gli avesse fatto. Temeva di sprofondare nuovamente nella corrosiva ma appagante cattiveria appresa dai suoi simili e da se stesso, come autodidatta, durante gli anni senza lei. Precedenti alla sua cura.

“Solo ora mi accorgo della differenza, mi ricordo di com’era la mia vita prima dell’unicità di quell’amore. Ho toccato la grazia e ora so che senza amore la vita non vale la pena di essere vissuta” aveva affermato mesi prima, in tempi non sospetti, quando la sua chioma era lunga e…

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