“Xavier de Maistre e i nuovi zombi” su Pangea.news

zombi pangea

Il mio articolo “Xavier de Maistre e i nuovi zombi” (già pubblicato su questo blog, qui) è stato riproposto su Pangearivista avventuriera di cultura e idee, “una delle migliori rassegne culturali in Italia”, curata dal giornalista, poeta, scrittore e critico letterario Davide Brullo e che da sempre pubblica articoli interessanti e culturalmente stimolanti.

Per leggere l’articolo: QUI!

Letture da “Poesie minori. Pensieri minimi” vol.2, a cura di Rosaria Nigro

lettura rosaria poesie minori

Videolettura da “Poesie minori. Pensieri minimi” vol.2, a cura di Rosaria Nigro.

Per vedere e ascoltare il reading: qui!

Waterboarding

Quando i medici dicono che “bisogna bere”…

N I G R I C A N T E

Chiuso per sempre

L’insolito buio offerto dalla chiusura settimanale del Roxy era interrotto, non molto lontano, dall’unico lampione del parcheggio e dal suo cono luminoso intermittente, sintomo di una lampadina destinata a cedere da un momento all’altro. Sotto le finestre chiuse dello storico locale, un gatto randagio geneticamente modificato emetteva miagolii metallici attendendo rifiuti inorganici e residui di cibi precotti, microondati, predigeriti e poi vomitati sul pavimento dei cessi del Roxy dai vari beoni di turno, satolli come maiali. Leccornie che, da quella notte in poi, non sarebbero più arrivate nella ciotola del felino di strada.

A contrastare i sinistri miagolii solitari della creaturina pelosa, dall’interno del locale buio, un monologo artificiale a volume sostenuto proveniva dalla radio di solito utilizzata da Schiuma mentre preparava i tavoli prima dell’apertura o per intrattenere qualche cliente ancora attaccato all’ultima birra e ai mille pensieri di una vita dura da digerire. Se un…

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Nota a “Pomeriggi perduti” su Alma Poesia

pomeriggi alma

È stata pubblicata su “Alma Poesia”, sito letterario a vocazione poetica curato da Alessandra Corbetta, un’interessante nota di lettura alla raccolta “Pomeriggi perduti”, a firma di Sara Serenelli.

“… Unendo con maestria un lessico moderno a uno più lirico e tradizionale, Nigro ci fa compiere, con la sua raccolta, un viaggio: ogni poesia è un cosmo concluso e bastante a sé stesso, che ci parla e ci affronta. Non è difficile rendersi conto che Nigro ci dona una poesia che è stata prima profondamente riflettuta (o meglio, “auto-riflettuta”), che si lascia guardare da fuori e vivere di dentro. Mentre leggiamo, la parola ci viene incontro, moderata, mai troppo altisonante e mai troppo distaccata…” (Sara Serenelli)

Per leggere l’intera nota: qui!

Per ascoltare una lettura dalla raccolta a cura di Sara Serenelli:

qui (Spreaker)

oppure

qui (YouTube)

“Jurij Živago, la morte e il vento…” su Pangea.news

Il mio articolo “Jurij Živago, la morte e il vento…” (già pubblicato su “Nigricante”, qui, e in seguito ripreso anche su questo blog, qui) è stato riproposto su Pangearivista avventuriera di cultura e idee, “una delle migliori rassegne culturali in Italia”, curata dal giornalista, poeta, scrittore e critico letterario Davide Brullo e che da sempre pubblica articoli interessanti e culturalmente stimolanti.

Per leggere l’articolo: QUI!

Riconoscersi

Dalla raccolta “Nessuno nasce pulito” (ed. nugae 2.0 – 2016)

N I G R I C A N T E

saganjoditele

(Processi interiori)

Educato alla scuola dei silenzi

ho riconosciuto tra sussurri di venti rapaci

la tua voce rivolta all’anima.

Una predisposizione all’essenza

che diventa persona viva, reale

nome e cognome della resurrezione.

In lentezza e lontananza

le nuove ferite e quelle antiche

diventano parte di me, indistinguibili

dai dolori immaginati dell’umanità.

Senza i fuochi solitari

e le quiete letture raminghe

saresti stata solo un rumore

tra i rumori del mondo

e io, sazio di me stesso

cieco navigatore

in mari disperati e tranquilli.

VIDEO CORRELATO: “I processi del pensiero” Milva

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Social networking for dummies

“Social networking for dummies”
(come interpretare e usare un post)
posting

Libri

Buona Giornata mondiale del libro 2021!

N I G R I C A N T E

<<I libri, intesi non da un punto di vista editoriale e quindi commerciale ma soprattutto da un punto di vista prettamente spirituale (nel senso laico del termine), appaiono come strumenti imprescindibili per la conquista di quella Libertà negata a cui si faceva riferimento. Le idee contenute nei libri, seppur contestabili e perfettibili, devono essere considerate come dei fari luminosi nella buia notte dell’omologazione. Non ci potrebbe essere un vero e soddisfacente “elogio della diversità” senza il conforto e l’intervento fattivo di quei libri che nel corso degli anni c’hanno aiutato a diventare “diversi”. E non mi riferisco ai testi tecnici o scientifici che ci formano dal punto di vista professionale, bensì a quei libri che quasi casualmente incontriamo lungo il nostro cammino e che più di tutti determinano la nostra diversità.>>

(da “La bistecca di Matrix”, pag. 19-20)

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Surplus

N I G R I C A N T E

<<Anche il mondo del libro viene in tal modo colpito dalla stessa patologia che ha già interessato altri settori del mondo civilizzato e industrializzato: l’avanzamento inesorabile del progresso non è confortato da un parallelo sviluppo delle coscienze. La sproporzione esistente tra produzione editoriale e numero di lettori reali è solo uno dei sintomi della crisi. Il Sistema alla fine è riuscito a introdurre i propri tentacoli anche in quell’ultimo baluardo che avrebbe dovuto assicurare un brandello di autonomia mentale: dietro l’offerta di una vasta scelta travestita da finta libertà, si nasconde una “diminuzione del desiderio”. Dinanzi ai corpi nudi e sessualmente disponibili, in libreria, si materializza l’impotenza di un essere umano incapace di vivere una propria ‘libido’ in qualità di lettore. Durante i difficili periodi storici caratterizzati da proibizioni ideologiche e scarsità di mezzi, il desiderio aumenta e la necessità di essere liberi diventa palese e drammaticamente necessaria. La…

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Lamento degli amnesici mascherati

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Siamo stati forgiati nella fucina della solitudine,
non chiediamo aiuto mentre affoghiamo
non emettiamo suono alcuno
perché preferiamo il silenzio anche in punto di morte.

Senza chiedere l’elemosina del consenso
maciniamo chilometri dolenti
tra gli inciampi del buongiorno
e gli inganni della sera,
coltiviamo amori insonni
come lucciole per un domani dei sensi.
Ma è il confine della vita persa e dei colori cangianti
a sembrare invalicabile
nel via libera a singhiozzo dei prudenti.

La vita originale è perduta ormai,
non ricordiamo più il volto della città consueta
le priorità naturali dell’esistere,
spacciamo per grasse libertà
quel che resta del nulla decantato
sul fondo dell’abitudine.
È una sirena non di mare
questa musica nuova e stridente
che sfreccia tra i nostri sabati.
Non ricordiamo più
la via della facile speranza
quando la donavano a grappoli
agli angoli delle strade di ieri.

È strana quest’atmosfera
di finta salvezza sul finale
di battaglie private intrecciate a telegiornali
di catastrofe pulita, inodore
e di morti non visti, né toccati.

Malediciamo i colpi della vita
ma con l’altra metà del cuore
li benediciamo come maestri, alla fine,
da accogliere con il sorriso rassegnato
sull’uscio della disperazione fatta casa.

I passi solitari nella città mascherata
verso mete non desiderate
e i bocconi di fiele ingoiati a comando
con l’abitudine scandalosa del prigioniero
che chiama ‘mondo’ i suoi metri quadrati
nel corso degli anni condannati,
saranno le assurde nostalgie
del futuro, in tempi di insperata serenità:
è incredibile come l’essere umano
si affezioni ai travagli dell’esistere
e ai muti maltrattamenti del quotidiano.
Non siamo cronaca, ma solo crocifissi senza sangue
dispersi tra la folla del solito,
siamo le bianche vittime
delle silenti frustate della vita.

Risponderemo colpo su colpo
con la mente e il coraggio del cuore
finché ce la faremo,
siamo organizzati nei cunicoli della storia
per affrontare gli accidenti notturni
e le ingiustizie del mattino.
Siamo aperti alla nera fantasia
degli educati tribolamenti
e all’estro dell’imprevisto che bagna il bagnato,
nutrimento sono per noi
il malanno dei cari
e le noie del prossimo,
le cadute di stile e dei gravi
e le grigie notizie dal mondo.
A chi ci affidiamo non è ben chiaro,
ma abbiamo fede nell’infedeltà del cammino.

Un giorno, forse, torneremo a desiderare
le cose che oggi abbiamo dimenticato
per disabitudine a quel che dovrebbe essere
o per una salvifica amnesia: nel non ricordo s’acquieta il dolore.
Sarà bello e spietato come un matrimonio incosciente ma agognato
all’indomani di guerre mondiali finite e lasciate andare.

Tramonta, falso sole di clausura!
Lasciateci liberi di non tornare a vivere,
di tornare a risorgere un giorno
insieme a quest’umanità martoriata dai numeri
ma ancora distratta da futili motivi serali.
Uniremo i nostri dolori domestici
a quelli di tutte le nazioni del pianeta,
torneremo alla sorgente della speranza
anche quando ci saranno musica e balli per tutti
come se nulla fosse accaduto,

alla fonte di quel silenzio che salva
quando i mondi sono spenti e chiusi.

versione pdf: Lamento degli amnesici mascherati

(immagine: dal film “Matrix”)