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Mese: luglio 2019
Alessandro Canzian (Laboratori Poesia) su “Pomeriggi…”

“… Michele Nigro in queste pagine affronta, prima del testo, la vita, restando in bilico tra un passato e un presente privi di definizioni. Ne emerge quindi una serie di scatti fotografici volontariamente sgranati, soffusi, non contestualizzabili. Non è poesia civile (esiste ancora?), non è poesia d’amore (anche quando parla d’amore, più sovente di perdita), non è poesia esistenzialista (nonostante ne affronti, inevitabilmente, i temi). È uno sguardo sul mondo e sulla vita che registra non l’oggettività ma l’interpretazione che ne consegue, che accade. E per farlo Nigro si appella alla metafora madre del libro che fin dal titolo trova una sua esplicitazione. Cos’altro è il pomeriggio se non quel momento/limbo che non è più mattina, non è più alba e risveglio, e non è ancora sera, tramonto o inizio della notte? Il pomeriggio (tra l’altro: perduto) diventa la quotidianità che rifugge la falsificazione, la visione idealizzata e romanticizzata, è un muro grigio che dice la vita che è accaduta…”
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Lib-r-eriamoci su “Pomeriggi…”

“… e la coscienza viva e presente del poeta che ha a che fare innanzitutto con il desiderio di trovare un ordine e un senso a tutto, rabberciando un quadro che il tempo smembra e il dolore che viene dalle cose ci fa spesso vedere opaco.”
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Archeopsichico Ballard!
Prima dell’avvento di Greta Tumberg…
“Il mondo sommerso”
di J. G. Ballard
È un romanzo che oserei definire psico-climatologico in quanto l’Autore, scrittore all’avanguardia della narrativa inglese e dotato di un accattivante linguaggio scientifico usato con dimestichezza, utilizza futuri (e, purtroppo, non del tutto inverosimili!) scenari cataclismatici, per analizzare gli stadi mentali involutivi di un gruppo di scienziati alle prese con la perlustrazione di città sommerse.View original post 813 altre parole
Carteggi Letterari su “Pomeriggi…”

Ilaria Grasso nella rubrica Pillole di poesia scrive: “… Dal testo rileviamo la presa di posizione contro ciò che il “virtuale” offre. L’io poetante fa volentieri a meno dei filtri (della privacy? solo della privacy?) esercitati da chissà chi utilizzando ciò che la natura gli ha donato: i sensi…”
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Specchio vs Muro
I muri… quelli buoni!
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L’afa di Eilat
“… La mia parte assente s’identificava con l’umidità…”
Dedicata a questi giorni di afa in Italia. Incredibilmente la pagina di diario che segue mi è tornata in mente la scorsa notte, non riuscendo a dormire a causa del caldo, tra il 22 e il 23 agosto del 2011: esattamente diciassette anni dopo l’esperienza dell’afa di Eilat. Gli orologi della memoria scattano silenziosamente ma con decisione insonne; seguendo scadenze e anniversari inconsci ci risvegliano dalla monotonia. L’afa israeliana, i corsi e ricorsi della storia personale, la riproposizione dei contenuti e l’inganno delle forme che cambiano, il contrasto tra il turismo stanziale e l’esperienza “di passaggio”, la solitudine alberghiera su uno sfondo paradisiaco, l’osservazione quasi scientifica e morbosa contro la rilassatezza delle comitive di amici, l’inadeguatezza dell’anima e il sentirsi “fuori dal tunnel del divertimento”, la contrapposizione tra deserto e mare, tra la ricerca superiore e il divertimentificio, tra la voglia di essere soli e l’obbligo allo svago… Il capitare quasi…
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Le donne guardano

Le donne guardano,
con la coda di promesse
dismesse come panni
usati da mani maritali,
guardano una fantasia sulfurea
a volte una salvezza.
Guardano con la dolce malizia
di chi tradisce senza toccare
o lasciarsi espugnare da ignari
candidati all’alternativa del talamo.
Confrontano il passante
con chi dimora al loro fianco,
lampi di sguardi radiografici
catturati da carrozze in fuga,
nessuno conosce il verdetto
se apprezzato o sbeffeggiato,
nascondono verità profonde
dietro le quinte dell’ovvio.
Le donne ti guardano morire,
scelgono un attimo prima
dell’ultimo respiro
se dirti tutto oppure niente.
♦
NiedernGasse su “Pomeriggi…”

Scrive Rosa Riggio nella rubrica Zip della rivista “NiedernGasse”: “… Nigro sa che le parole “usate” e già dette possono essere ancora nuove e farsi canto, non dell’io (“registrare l’universo/ripulendo il segnale dall’io”), ma dei luoghi, della memoria. La poesia è spesso lo spazio in cui si racconta, ma con ritrosia, dicendo dell’attesa o della rinuncia…”
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La morte ai tempi del postumano
Addio Roy Batty!
“I’ve seen things you people wouldn’t believe.
Attack ships on fire off the shoulder of Orion.
I watched C-beams glitter in the dark near the Tannhauser gate.
All those moments will be lost in time, like tears in rain.
Time to die.”
Roy Batty
La morte ai tempi del postumano
“… E tutti quei momenti
andranno perduti nel tempo
come lacrime nella pioggia…”
(dal film Blade Runner)
Perché moriamo? Da sempre gli esseri umani, andando al di là del semplice vivere fisiologico, si sono posti questa domanda scomoda, ancora oggi orfana di una risposta esaustiva. La consapevolezza della propria esistenza è un fardello evolutivo toccato in eredità all’Homo Sapiens: tutte le esperienze della vita, la musica ascoltata, i libri letti, i panorami che hanno riempito i nostri occhi, i tramonti che hanno suscitato riflessioni, i luoghi geografici esplorati e quelli visitati con la fantasia, i ricordi erotici, gli infiniti…
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Jurij Živago, la morte e il vento…
versione pdf: Jurij Živago, la morte e il vento…
Omar Sharif e suo figlio Tarek Sharif
Può un’unica sequenza contenere il “dna” di un intero film (e addirittura del romanzo da cui trae origine)? Presuntuosamente rispondo di sì. Le inquadrature volute dal regista, la colonna sonora che rinforza la drammaticità speranzosa del momento, le scene che narrano senza l’ausilio di dialoghi il processo evolutivo di un’anima acerba: si ha la fortuna di assistere all’incipit di una nuova poetica…
La scena a cui mi riferisco è quella in cui il piccolo Jurij Andrèevič Živago partecipa ai funerali della madre, nel film di David Lean Il dottor Živago (1965).
Alte montagne innevate fanno da sfondo al movimento microscopico di un piccolo corteo funebre: come a voler mettere subito in chiaro che la grande Madre Russia è testimone silenziosa e paziente della vita “insignificante” dei suoi figli, dei loro moti esistenziali e politici; la…
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Il varco

Il varco non è un luogo, è una condizione dell’anima, un resoconto interiore che non bada al tempo. Certi tasselli esistenziali restano inutilizzati per milioni di anni, poi come per incanto vanno al loro posto a formare immagini esistenti solo nella nostra fantasia. ‘Attendere al varco’ non significa vendicarsi o compiere altri gesti inutili e plateali; si attende al varco con umanità, con serenità e compassione perché pur non essendo luogo fisico il passaggio attraverso di esso avviene de visu, incontrando l’altro (e sé stessi) su questioni sospese, tirando somme senza emettere sciocchi suoni di vittoria, senza utilizzare parole altisonanti, buone solo per discorsi ufficiali.
Colui che sa attendere al varco sa di dover preventivare un periodo, a volte lunghissimo, durante il quale tutto il mondo gli sarà contro, dandogli torto; in alcuni momenti perderà egli stesso la fiducia nella propria visuale, penserà di aver visto male, di essersi sbagliato…
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Notturno lucano
… per leggere la versione editata e pubblicata di “Notturno lucano”: vedi raccolta “Nessuno nasce pulito” (edizioni nugae 2.0)…

Strade deserte e buie di volpi e gatti
imbambolati da fanali e vino
persi in sagre di contrade senza segnali.
Cieli stellati riportano a casa corpi, per caso
l’istinto di strani nasi geografici
spinge su acceleratori primordiali
di macchine prestate alla ricerca del buono.
…
Abbandoni luci sicure di paese
per uscire da mura di appartenenza,
estraneo al gruppo nonostante la rete.
Un puntino luminoso di speranza
scivola morbido e pensieroso
nelle tenebre del ritorno,
la natura avvolge serena l’ego spaventato
al passaggio su asfalti rassegnati.
…
Avventure di notte, senza clamori
solo musiche da restare svegli
percorsi già vissuti, necessari al sapere muto
e sentirsi in gioco nel mondo
vivendo ad oltranza
smarrendo il cammino storico cittadino
in limbi provinciali.
A motore spento diventi viaggiatore delle stelle
dal finestrino vedi l’immenso che ti è concesso,
un istante infinito.
…
Avrei voluto avervi qui
per pisciare tutti insieme su cespugli…
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Hüzün
… per leggere la versione editata e pubblicata di “Hüzün”: vedi raccolta “Nessuno nasce pulito” (edizioni nugae 2.0)…

Un’insperata luce lunare
irrompe da uno squarcio tra le nuvole
illuminando
lembi familiari di solitudine.
Il cielo libero, stellato
ebbro d’aria ventosa
graziato da tempeste in fuga ad est,
celesti luminarie
giungono in ritardo
sulla rassegnata soglia dell’uomo televisivo
ambasciatrici di folli speranze notturne.
Gli occhi d’istinto
abbandonano la terra cara e meschina
gli atavici affanni
seguendo quel tenue richiamo dal cosmo
silenziosa traccia di padri non umani
divini antenati viaggiatori dell’universo.
Senti di non appartenere a questo mondo
inconsapevole tortura è il vivere
di chi vuole tornare a casa.
Nostalgici senza memoria
cercano nell’oscurità del tempo
l’origine di una mancanza.
♦
Hüzün: “… Nel Corano questa parola sta ad indicare lo stato d’animo determinato da una grave perdita spirituale e dal distacco irreversibile da una persona amata. Il concetto è stato ripreso nella filosofia sufi per indicare l’emozione generata dalla consapevolezza dell’incolmabile distanza tra l’uomo e Dio. Tale sentimento…
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Il momento della partenza – Analogie e differenze tra gli esempi di Manzoni e Tolkien
… aspettando il biopic “Tolkien” in uscita nelle sale a Settembre…
Il momento della partenza
Analogie e differenze tra gli esempi di Manzoni e Tolkien
La Via prosegue senza fine
Lungi dall’uscio dal quale parte.
Ora la Via è fuggita avanti,
Devo inseguirla ad ogni costo
Rincorrendola con piedi alati
Sin all’incrocio con una più larga
Dove si uniscono piste e sentieri.
E poi dove andrò? Nessuno lo sa.
(da La Compagnia dell’Anello, Il Signore degli Anelli – J.R.R. Tolkien)
Introduzione
Due partenze distanti un secolo
Mettere a confronto due grandi della letteratura mondiale come Alessandro Manzoni (nato nel 1785) e J.R.R. Tolkien (nato nel 1892) è sempre un’operazione rischiosa e delicata.
Già in passato altri studiosi hanno tentato di sottolineare determinate analogie esistenti tra i due illustri scrittori: il concetto di Provvidenza, gli elementi cattolico-cristiani presenti nelle loro opere, la predilezione per gli umili, il valore del sacrificio come antidoto al Potere, la dura lotta e la disperazione…
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I due lati della casa
… per leggere la versione editata e pubblicata di “I due lati della casa”: vedi raccolta “Nessuno nasce pulito” (edizioni nugae 2.0)…
René Magritte – L’impero della luce (L’Empire des lumières)*, 1953–54
I due lati della casa
La mia casa ha due viste
due modi di intendere la vita.
Una si apre sulla strada trafficata
esistenza che cerca compagnia
tra schiamazzi e strusci estivi
automobili, giostre e feste patronali.
L’altra si nutre da millenni
di pipistrelli e vecchie querce
sul mare stellato
della notte arcaica e silenziosa.
Oscillo, eterno cercatore,
tra appartenenza e libertà
progresso e conservazione
tra il presente e i ricordi
bisognoso di entrambi i lati.
Il fumo aromatico di una pipa solitaria
si sovrappone al nitido schema
della costellazione dell’Orsa Maggiore
mentre fioche luci di fari lontani
scompaiono e riappaiono
divorate dai boschi notturni e briganti
di una Lucania ancora vergine.
La fontana ormai asciutta
legata agli echi di giochi bambini
difende i propri spazi melmosi
dalle nuove costruzioni
di generazioni senza memoria.
Da strade poco illuminate
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Antonio Spagnuolo su “Pomeriggi…”

… La scrittura si apre ad un sedimento di tradizione classica per svilupparsi in rigorose incisioni moderne, così che il piglio inoltrato nel meriggio si pone nella realtà e la insegue con riferimenti testuali di notevole impegno. La parola ha riscontri in segmenti che si avvolgono nel tempo, in una discreta pretesa di disimpegno legato alla esperienza dei rapidi intagli, giocati prevalentemente sul verso breve e fulminante…
Per leggere l’intera recensione: qui!
La Basilicata nella poesia di Mariano Lizzadro
… una vecchia intervista all’amico poeta lucano Mariano Lizzadro…
[…] “… naufrago verso lande sparse/ sparute distese di terre sperse/ un dolore atavico nella carne”: questi versi mi ricordano il “dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose” del “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi. Chi o cos’è per te la Lucania?
Beh! In realtà vivo un rapporto irrisolto di odio e amore con la Basilicata, per cui a volte non ce l’ho fatta e a volte non ce la faccio proprio a restare in questa terra per periodi molto lunghi, quindi ogni tanto vado via. Che poi in effetti per la precisione non sono totalmente lucano. Infatti mia madre è di Prata, un paese in provincia di Avellino. Vecchi ricordi di storia: queste due zone appunto la Lucania e l’Irpinia furono definite da una vecchissima inchiesta le due zone più povere e degradate del regno d’Italia! Anche se oggi poi non è più così…
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Elogio del culo
“Elogio del culo” è il titolo di un pamphlet “culofilo” scritto dal maestro del cinema erotico Tinto Brass. Un libretto di circa trenta pagine caratterizzato da un linguaggio piccante e irriverente ma anche da una densità filosofica e artistica che tradisce la presunta volgarità insita nell’argomento. L’autore, scegliendo come forma letteraria quella del dialogo di tipo socratico, conduce il lettore verso la scoperta delle virtù non solo estetiche di una delle parti anatomiche più belle del corpo femminile. “Tesi: Il culo è lo specchio dell’anima. Antitesi: Ognuno è il culo che ha. Sintesi: Mostrami il culo e ti dirò chi sei” esordisce così in maniera aristotelica Tinto Brass, approfondendo in seguito il suo elogio con un dialogo, tra sé e un suo alter ego scettico, in cui applica la maieutica socratica. Partendo da un simpatico battibecco sulla distinzione tra erotismo e pornografia, tra contemplazione e azione, si giunge…
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“Le stanze di carta” su Pomeriggi…: recensione di Ilaria Cino

Se per orientarci nella lettura di un’opera poetica ci avvalessimo di una tipizzazione cara alla Rosselli delle varie tipologie di poeti allora collocheremmo Michele Nigro con i suoi “Pomeriggi perduti” (Edizioni Kolibris, 2019) tra i poeti della ricerca, della ricerca del “segno arcaico”, di quella difficile “Sincronia tra passi e cuore” che ci danno l’idea dell’esperienza creativa. Ma cosa fa di una poesia una poesia, ovvero qualcosa che non esprima unicamente la soggettività del momento ma che abbia in sé la tensione all’universale, che porti dentro un segreto come ci ricorda Ungaretti e prima ancora Leopardi? (continua qui)…





