L’uomo multitasking

… essere multitasking o affogare!

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herbert-marcuse

Essere multitasking oggi è diventato obbligatorio e sotto certi aspetti direi che rappresenta una necessità auspicabile. Lo stile di vita che c’è stato imposto dal progresso e che pensiamo di aver scelto, caratterizzato da molteplici opportunità e da vari livelli di libertà partecipativa, ci costringe ad esserlo, ma da questa moderna costrizione dettata dai tempi possiamo trarre una lezione filosofica positiva, ricavarne un metodo esistenziale in grado di educare il pensiero, trasformando il ritmo isterico del fare in elasticità culturale.

Prendo in prestito dall’enciclopedia online più famosa al mondo il significato del termine multitasking (traducibile in italiano nel più impegnativo “multiprocessualità”): <<In informatica, un sistema operativo con supporto per il multitaskingpermette di eseguire più programmi contemporaneamente: se ad esempio viene chiesto al sistema di eseguire contemporaneamente due processi A e B, la CPU eseguirà per qualche istante il processo A, poi per qualche istante il processo B, poi…

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Michele Nigro e i “Pomeriggi…” su Il Giardino dei Poeti

Grazie a “Il giardino dei poeti”…

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Michele_Nigro_coverMichele Nigro Dalla prefazione di Stefano Serri

[…] Il linguaggio in Nigro non si fissa su un registro, accogliendo lemmi più che post-moderni (di quelli che ci vuole coraggio ad usare perché tra tre giorni nessuno potrebbe più ricordarli) insieme al più ortodosso e non ancora frusto repertorio lirico, senza
sdegnare l’omaggio alla tradizione e a un passato ben riconoscibile, più crepuscolare che modernista. Non mancano, in questi «coaguli di frasi raminghe / che chiami poesie» termini stranieri o neologismi, immersi in un repertorio lessicale più che vario, un vocabolario che ama la precisione, «glabro come un glande», e che, tra “gualchiera” e
metoo, arriva, tentando «un nuovo approccio jazz all’esistenza», a voci come aperimorte o informosfera.

Ci servono precise, le parole, e molto. Ci servono, ad esempio, per abbarbicarci ai ricordi (non quelli vaghi, ma quelli nostri) prima di lasciarli andare. Nella poesia di Nigro abbiamo inneschi di memorie in…

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Celle aperte

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Il santuario dedicato
alla tua presente assenza
è divenuto nel tempo
ricettacolo di ricordi
deposito nostalgico e insensato
di una fulminea grazia.

Devota all’idea di noi
ancora oggi mi accoglie
questa prigione sul confine
senza sbarre,
i cancelli orfani di serrature
secondini in vacanza,
libero di evadere
resto a guardia
di un amore licenziato.

Potenza degli scacchi

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image003 Honoré Daumier, Giocatori di scacchi, 1868

Quasi nascosti, in devota semiclandestinità tra cumuli di libri usati e in vendita da decenni, i due librai scacchisti alle prese con l’ennesima partita a tempo ignoravano sapientemente i pochi clienti in cerca dell’occasione preziosa da portarsi a casa a metà prezzo. La scacchiera poggiata su una pila di gialli ingialliti e la voglia matta, come lo scacco che da anni tentavano di darsi l’un l’altro, di non badare alla gente assorta tra gli scaffali. Eravamo un fastidio per loro, lo avvertivo, nonostante i tanti anni trascorsi allenandosi a ignorarci: dei fastidiosi insetti lettori e ronzanti, incastrati tra la loro scacchiera scolorita dal troppo uso e i libri in attesa di nuovi padroni, insetti che presto avrebbero abbandonato il piccolo garage adibito a negozio per riversarsi nell’educato sciame serale di Via Pretoria. Non avevo mai sperimentato una così saggia indifferenza da parte di un…

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Le radici della serenità

… per leggere la versione editata e pubblicata di Le radici della serenità: vedi raccolta “Nessuno nasce pulito”…

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uomo,-radici,-nubi-di-tempesta,-deserto-176634

Aperiodico come pendolo incoerente

ritorno fedele alle radici di un ideale.

Tra nuovi cementi e nuove musiche

ostinato, vedo un’infanzia congelata

lì dove l’avventura prosegue indisturbata

lì dove per altri domina un monotono presente.

Laboratorio per sperimentare ripartenze

e vite clandestine

– il difficile diventa facile! –

alibi per un’amata solitudine

luogo privilegiato di regressione.

Recupero, sordo alle critiche

un io primordiale e leggero

fino all’epoca che precede dolori ed errori.

Non ti spiego il perché del mio essere qui

intuisci una ricerca proveniente dal passato,

mi confondo tra la folla moderna

rumoreggiante per sapere di essere,

ingannando tempo e doveri

oscillando sereno come fiamma

al silenzio di una candela consumata a metà.

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Un giorno ad Aliano

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[…] <<Solo l’animo sensibile dell’artista poteva convertire la punizione del confino in un’occasione di crescita umana. La vera opera d’arte compiuta da Carlo Levi consiste, infatti, nell’aver trasformato la desolazione naturale in risorsa pittorica; la mancanza di linguaggio, sostituita da antichi gerghi, in poesia; il silenzio arcaico e rassegnato in discussione spirituale e politica; l’immobilità storica in confronto dinamico; l’apparente abbandono in stimolo alla comprensione antropologica del prossimo. Trasforma quel “…dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose…” in ispirazione artistica. Riesce a sopportare il proprio confino durato 8 mesi ed 8 giorni, perché si rende conto di essere capitato in un luogo i cui abitanti sono al confino da sempre, da millenni!>> […]
Per leggere l’intero articolo: ungiornoadaliano

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Born on the Fourth of July

… per leggere la versione editata e pubblicata di Born on the Fourth of July: vedi raccolta “Nessuno nasce pulito”…

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born_on_the_fourth_of_july_07

Potrai dire un giorno

d’aver creduto, sbagliando

sacrificato gli anni migliori

veduto passare l’amore

senza poterlo cucire sulla pelle

tradito da una fede inutile.

Potrai dirlo,

d’aver capito troppo tardi

quali cose valgono e quali

solo propaganda del nulla

al potere, malsana bandiera di patria a luglio.

Un cieco ideale uccise la vita vera

la sua ridicola essenza casalinga, non eroica

sul fronte della ragion di stato,

reduce da te stesso

trascini quel che resta dell’orgoglio

lungo strade impotenti di sguardi pietosi

sofferta sopravvivenza all’errore.

Generazione ingannata, fottuta

illusa delusa abbandonata

ricominci a vedere con occhi nuovi

prima ancora di camminare

su gambe vecchie

code inermi di sirene in congedo.

Potrai dire un giorno, moderno Francesco

di aver amato comunque e con più forza

aggrappato al ricordo ubriaco

di un’esistenza che non ritorna.

a Ron Kovic

VVAWvetinwheelchair

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