Amorose retoriche

Banksy

Sorprendermi vorrei del novello bussare alla porta dei giorni canuto camminando curvo al fedele fianco di chi fedele sa cominciare da zero, di chi, lontano dai ricordi, ricorda – e dici “Amato!”, impastando labbra e occhi con dita di madre – da bronzei schemi usurati come piedi di santi a lungo baciati e venerati dalla noia corrotti del non sapere. Troppo in profondità, non sulla pelle ha scavato nel tempo l’irrimata parola che curava solitarie lucanìe, è ora di ammalarsi, Esculapio! di vita, quella lontana fuggita esistenza da calcoli senz’anima, senza corpo, universo, dio. Quando avevo casa e dimora tu non c’eri, non seguivi i passi miei, quando sei comparsa e con te la luce, e il viaggio e il dolore, e l’autunno del noi, non più casa a prendersi cura dei sensi ma un albergo a ore c’accolse materno e comprensivo perduti riscoprendo posizioni innate. Solo per brevi attimi in oceani di tempo falso ho invidiato la sicurezza del vostro essere inquadrati nel mondo che corre e produce, poi mi accorsi tra lancette in moto e l’amaro ticchettio degli invisibili che avevo già il mio scettico credo a cui abituarmi nel tempio dei tempi per eccesso di scelta, come un cavallo senza recinto. Chi ha bisogno di altre religioni quando ha la poesia?

(immagine: “Amanti al cellulare” by Banksy)

tratta da “Carte nel buio”

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“Pictures of You”, The Cure