The Giver – Il mondo di Jonas

Quando circa un anno fa il popolo italiano scelse alle elezioni del 4 marzo le maggioranze che in seguito avrebbero dato vita all’ormai fallimentare contratto giallo-verde, molti affermarono in maniera preoccupante che la scelta secondo loro scellerata derivava dall’ignoranza dell’elettorato e da un suffragio usato male! Affermazioni pericolose pronunciate da esponenti della cosiddetta “sinistra” in Italia, che ritroviamo in versione “fantascientifica” anche in questa pellicola: “Quando alla gente viene data la libertà di scegliere, sceglie male!” Siamo sicuri che le società distopiche e liberticide abbiamo sempre un’impronta di destra? Io da tempo non ne sono più tanto sicuro…

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Una delle caratteristiche più frequenti nei recenti film di genere fantascientifico è senza alcun dubbio il processo di ibridazione da cui nascono: l’originalità, sempre più rara, è stata sostituita da più sicuri incroci tra porzioni di precedenti pellicole di successo (anche di generi differenti), come in una sorta di grande esperimento di ingegneria genetica adattata alla cinematografia. Lungi da me il voler giudicare come negativa questa tecnica d’ibridazione, che nella maggior parte dei casi fornisce risultati gradevoli, sarebbe tuttavia interessante analizzarne – in altra sede e in maniera più approfondita – l’origine, gli obiettivi, le tecniche narrative che utilizza per rendere credibile il risultato finale: si tratta di mancanza di idee come accennavo all’inizio? Voglia di “contaminazione” tra generi? Sperimentalismo transmediale libro-film? Sta di fatto che questi film derivano quasi sempre da altrettanti romanzi, quindi l’ibridazione avviene a monte. È letteraria.

Non…

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“La Guerra dei Mondi” ai tempi delle fake news

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C’è una domanda che da tempo non mi lascia in pace ed esige una risposta: “Sarebbe possibile oggi, nel XXI secolo, registrare gli stessi effetti psico-sociologici che il radiodramma di Orson Welles, liberamente adattato dal racconto War of the Worlds di H. G. Wells, ebbe nel lontano 1938?”. Ho già analizzato anni fa, in un altro post, questa vicenda cult della storia radiofonica e il libro ad essa collegata, ma emergono, ogni giorno di più, nuovi aspetti da prendere in considerazione alla luce delle nostre progredite abitudini informative e del crescente problema delle cosiddette fake news.

Sarei tentato di fornire una risposta prematura alla mia domanda iniziale e dire subito: “no, non è possibile!”. Scrissi nel suddetto post: “… Nel 1938 non era stata ancora raggiunta la “saturazione da immagini” che caratterizza, invece, le nostre vite moderne:…

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“Décadent”, da Pomeriggi perduti (Ed. Kolibris)

Décadent


L’estetica del caos
esprime se stessa in un
decadentismo da giardino,
legni abbandonati al tempo
liberi di non pesare sulla storia
cancelli in preda a ruggini
come rughe mal curate
erba alta e uva marcia
tra capelli spettinati
dal vento dell’oblio.

Catene e lucchetti
incrostati d’avarizia
a contenere una natura
destinata a evadere,
foglie gialle e muschio
su strati di genie
immortalate da
un bianco e nero analogico.

Lascio ad altri
l’ossessione tassonomica
l’ordine delle cose per
sentirsi in pace
e il controllo sulla morte.

(tratta da “Pomeriggi perduti”, Edizioni Kolibris – 2019)

“Le Vite degli Altri” e la poetica dell’ascolto

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Locandina-de-Le-vite-degli-altri-2006-di-Florian-Henckel-von-Donnersmarck

dedicato a chi sa ascoltare

Ascoltare significa rischiare di aprirsi al cambiamento, dare una possibilità all’evoluzione interiore. Quando parliamo, ponendo domande come nel corso di un interrogatorio, affolliamo i nostri canali comunicativi con quesiti che nella maggior parte dei casi contengono già la risposta che desideriamo sentire. Mettersi in ascolto, invece, equivale a essere nudi, in silenzio, davanti all’ignoto che è un sorprendente maestro di nuove saggezze. Ed è proprio quello che accade nel film “Le Vite degli Altri” (Das Leben der Anderen), diretto da Florian Henckel von Donnersmarck, all’integerrimo e meticoloso capitano della Stasi, Gerd Wiesler, incaricato di spiare l’intellettuale e scrittore teatrale Georg Dreyman nella Berlino Est di un non casuale anno 1984, pochi anni prima della caduta del famigerato muro che riunì le due Germanie: troppo gustoso e sfacciato per non evidenziarlo è il riferimento al “1984” di Orwell, anch’esso caratterizzato da una storia d’amore controllata…

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I “Carmina Burana” e Carl Orff

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(nella foto: Carl Orff)
[…] I Carmina Burana rappresentano la voce poetica, colta e al contempo ribelle e dissacratoria dei cosiddetti clerici vagantes (i precursori dei futuri bohémiens del XIX secolo) meglio conosciuti come goliardi (in riferimento al mitico chierico ribelle chiamato Golia e alla facile assonanza con la “gola”, simbolo di gozzoviglia e di piaceri terreni) i quali, pur essendo parte integrante dell’ordo clericalis (cioè erano chierici con tanto di abito, breviario e tonsura: un po’ come i nostri attuali seminaristi o novizi che vivono nel mondo, senza le tipiche restrizioni del sacerdote propriamente detto, e studiano in vista di una futura carriera ecclesiastica) non si dimostrarono avidi nel dirigere frecciate sarcastiche, sotto forma di versi cantati, nei confronti del sistema politico-religioso del tempo. La possibilità, raro privilegio a quei tempi, di studiare e viaggiare, li rese capaci di entrare in contatto con il mondo e di formulare un’analisi critica, seppur affidata al potere di una poesia tabernaria, di quegli ordini sociali costituiti destinati…

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La vita secondo Victor Velasco

Un personaggio intramontabile…

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“… una volta al mese io cerco sempre

di rendere nervosa una bella ragazza,

tanto per impedire al mio ego di avvilirsi…”

“… i vecchi sporcaccioni

riescono a farla franca molto meglio…”

“… agli albori di una nuova amicizia!”

(Victor Velasco,

citazioni dal film “A piedi nudi nel parco”)

Chi è Victor Velasco? Un filosofo epicureo? Un flâneur newyorkese? Un “uomo di mondo”? L’ultimo dei bohémien? Un aristocratico senza soldi? Un gentiluomo d’altri tempi? Un imboscato? Un romantico buongustaio? Un signore attempato che ha paura di invecchiare? Uno spiantato che approfitta del prossimo e in cambio dona la propria energia vitale? Un esistenzialista assetato di esperienze? Un single che è sempre in buona compagnia?… Tutte queste definizioni unite insieme? Già, forse le cose stanno proprio così: Victor Velasco è tutto questo in un’unica persona! Quindi è un essere inesistente, un ideale umano, un personaggio troppo variegato e intrigante…

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